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Sostenitori e nemici del progetto giolittiano

Un progetto tanto razionale, che per giunta aveva il pregio di unire i valori umanitari ai vantaggi economici, trovò alcuni sostenitori e molti oppositori: concetti che oggi possono sembrare scontati erano all’epoca considerati “rivoluzionari”.
Sostennero il progetto gli industriali che vi riconobbero le condizioni necessarie per lo sviluppo delle loro aziende e che però in quegli anni erano una categoria poco numerosa e tutt’altro che forte, e almeno all’inizio, il partito socialista, di ideologia marxista, però più favorevole alle riforme che alla rivoluzione.
Ben più pericoloso e agguerrito fu lo schieramento dei suoi avversari.
- In primo luogo, il piano incontrò la feroce opposizione degli agrari, i grandi proprietari terrieri del sud e del nord che non intendevano perdere nessuno dei privilegi accumulati nei secoli, come ad esempio quelli di fare e disfare contratti con braccianti e mezzadri o di sfruttare in forme addirittura feudali i contadini dei latifondi.

- Dalla parte opposta si opposero i "rossi", come venivano chiamati i dirigenti sindacali, molto più estremisti dei loro "cugini" appartenenti al Partito socialista.
Divisi tra riforme e rivoluzione, essi non concessero mai tregua ai governi giolittiani, moltiplicando gli scioperi e fornendo giustificazioni alla rabbia dei "padroni".

- Infine vi erano i "neri" ovvero i clericali, considerati in quel periodo i nemici più insidiosi dello Stato laico e liberale. Nel 1903 (l’anno stesso in cui Giolitti divenne presidente del Consiglio), morì Leone XIII, il papa che aveva mostrato importanti aperture verso il mondo moderno e gli succedette Pio X, il quale nel giro di pochi mesi sciolse tutte le organizzazioni cattoliche di ispirazione progressista e le sostituì con l’Azione cattolica, fondata per raccogliere tutti i laici vicini alla Chiesa più rigidamente osservanti della tradizione. Contemporaneamente, sebbene formalmente fosse ancora in vigore il Non expedit, un numero sempre maggiore di osservanti ebbe il permesso di candidarsi alle elezioni politiche, purché non pretendessero la fondazione di partiti dichiaratamente cattolici.
Inserendosi nei partiti già esistenti, i "neri" boicottarono leggi e iniziative che a loro giudizio danneggiavano le proprietà della Chiesa, il suo prestigio e gli interessi degli agrari che da sempre la sostenevano.

Minacciato costantemente da questi nemici, in Parlamento (dove continuamente gli veniva a mancare la maggioranza) e nelle piazze, dove si moltiplicavano le manifestazioni, Giovanni Giolitti scese a molti compromessi e peccò di molte omissioni, pur di realizzare il suo sogno di avviare la crescita industriale italiana.

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