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Restaurazione

La sconfitta di Napoleone e la fine del suo impero riportarono sui troni europei le antiche dinastie imponendo una Restaurazione voluta in particolare dai ceti privilegiati (nobiltà e clero), duramente colpiti dall’esperienza rivoluzionaria. La Restaurazione implicava non solo il ritorno al regime politico precedente, ma anche alla mentalità, allo stile di vita e alle scelte economiche e sociali antecedenti la Rivoluzione. Invece l’esperienza rivoluzionaria e napoleonica avevano gettato le radici per una nuova fase politica, destinata a sfociare in aperta lotta per quei “diritti naturali”, come la libertà, la sovranità popolare e l’indipendenza nazionale: tornare indietro era quindi assai difficile. La Restaurazione dell’Ancien Régime animò lo spirito dei partecipanti al congresso di Vienna (1814-1815) che, nell’affermare i principi di legittimità e sicurezza, pretese di cancellare ogni traccia dell’esperienza rivoluzionaria e napoleonica, ricollocando sui troni i sovrani delle dinastie al potere prima del 1789. Tali principi conservatori e reazionari rappresentavano la negazione della sovranità popolare e degli ideali liberali ormai diffusi in tutta Europa, per reprimere i quali Austria, Prussia e Russia stipularono la Santa Alleanza (settembre 1815), un patto di aiuto reciproco, con cui le tre potenze si impegnavano a intervenire in immediato aiuto l’una dell’altra in caso di moti rivoluzionari che intendessero rovesciare le monarchie al potere (principio d’intervento).
In Francia Luigi XVIII portò avanti una politica reazionaria in favore dell’aristocrazia: restituì i beni confiscati ai nobili e al clero, approvò una Costituzione moderata, che dava al Parlamento poteri esclusivamente consultivi, ed emanò una legge elettorale che assicurava ai possidenti due voti a testa. L’apice della Restaurazione in Francia si ebbe con l’ascesa al trono di Carlo X. Un orientamento più liberale mantenne, secondo tradizione, l’Inghilterra, dove il partito Tory, pur portando avanti una politica conservatrice in favore dell’aristocrazia, adottò riforme in materia di libertà religiosa e di diritti dei lavoratori. Un successivo governo liberale Whig realizzò la fondamentale riforma elettorale del 1832. Dopo il congresso di Vienna, l’Italia ritornò alla precedente condizione di paese diviso e sottoposto all’egemonia straniera. La maggior parte della penisola si trovò sotto il dominio dell’Austria, che controllava direttamente il Lombardo-Veneto e indirettamente i ducati di Modena e di Parma, il granducato di Toscana e il regno delle Due Sicilie. Anche lo Stato pontificio fu posto sotto la tutela delle truppe austriache.
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