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L'età della Restaurazione


La Rivoluzione Francese e l’età napoleonica avevano, ormai grandemente influenzato con la diffusione dei principi illuministici e degli ideali rivoluzionari le popolazioni dell’Europa che si preparavano per la lotta per la libertà e per il rispetto dei “diritti naturali”. Le potenze vincitrici e l’aristocrazia, però, decisa a ricostituirsi come classe egemone, ignorarono tali novità dando vita all’età della Restaurazione con la quale vengono restaurati i principi fondamentali dell’Ancien Regime. Le principali potenze europee (Austria, Inghilterra, Russia, Prussia) si riunirono durante il congresso di Vienna, presieduto dal ministro degli esteri austriaco Metternich, con l’intento di ripristinare i vecchi regimi monarchici. Il congresso si basò infatti su vari principi:
    principio di legittimità, che consisteva nel restituire il potere ai vecchi sovrani con la convinzione che l’unica autorità legittima fosse quella che deteneva il potere non per investitura popolare, bensì per diritto divino.
    Principio della sicurezza generale, con il quale vennero istituiti degli “stati-cuscinetto” (Belgio e Olanda) per permettere alle grandi potenze europee una migliore difesa nel caso di nuove rivolte in Francia.
    Principio d’intervento, con cui gli stati aderenti si impegnavano ad intervenire per reprimere le insurrezioni rivoluzionarie a livello internazionale. Si creò così la coalizione della Santa Alleanza alla quale aderirono i re di Francia, Sardegna, Paesi Bassi, Svezia e Inghilterra con l’intento di inaugurare una nuova era di pace.

Il Congresso di Vienna, seppur risulti essere anacronistico, fu molto importante in quanto per la prima volta si cominciò a parlare di Europa.
La Restaurazione fu favorevole a:
    Sovrani europei, che poterono ristabilire e rafforzare la loro autorità sfruttando le opportunità organizzative dello Stato sperimentate da Napoleone (corpo di polizia, coscrizione obbligatoria ecc.)
    Nobili che riacquistarono i privilegi e i beni perduti con la Rivoluzione
    Aristocratici, che poterono ricostituirsi come classe egemone privilegiando l’economia agricola rispetto a quella industriale
    Clero, che poté ricostituire l’alleanza con lo Stato.

L’Italia, con il ritorno al trono dei sovrani precedenti, si ritrovò sotto il controllo diretto o indiretto dell’Austria. La Restaurazione fu applicata non solo dagli Asburgo, ma anche dai Borboni nel Regno delle Due Sicilie, dai Savoia nel regno di Sardegna e nello Stato Pontificio dove il codice napoleonico fu abolito.
Più moderati furono i governi del Lombardo-Veneto, dove gli austriaci mantennero la legislazione del regno napoleonico, apportarono migliorie in campo burocratico-amministrativo e nella pubblica istruzione istituendo l’istruzione elementare obbligatoria. Furono realizzate opere pubbliche ma fu impedito un vero e proprio sviluppo industriale facendo del governo dell’Austria un governo comunque antiliberale ed oppressivo. Nel granducato di Toscana e nel ducato di Parma ci furono governi tolleranti e illuminati, conservatore e repressivo, invece, nel ducato di Modena.
La politica reazionaria dei sovrani generò scontento nella popolazione soprattutto con la persecuzione attuata dalla polizia. Gli intellettuali e i borghesi furono costretti, per questo motivo a riunirsi in società segrete che favorirono il sorgere di un sentimento nazionale.
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