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La questione istituzionale

Nonostante i contrasti politici tra la Democrazia cristiana e le sinistre, l’alleanza dei partiti antifascisti era importante per la questione istituzionale e per la nuova Costituzione perchè era ancora in vigore lo Statuto albertino.
Nel 1944 la scelta sulla forma istituzionale dello stato era stata rinviata alla fine della guerra e si era deciso che un’Assemblea costituente avrebbe elaborato la nuova Costituzione. Nella primavera del 1946, invece, il governo decise che il popolo doveva decidere sulla scelta tra monarchia e repubblica attraverso un referendum.

La fine della monarchia

Si stabilì che il referendum istituzionale e le elezioni per la Costituzione si sarebbero tenuti il 2 giugno del 1946, con la partecipazione al voto anche delle donne.
Nel referendum prevalse la repubblica e contro il suo risultato furono organizzate manifestazioni di protesta. Dopo giorni di tensione, Umberto II salì al trono e il re (Vittorio Emanuele III) lasciò Roma, ritirandosi in esilio in Portogallo.

Le elezioni per la Costituente

Il 2 giugno si votò anche per eleggere i deputati dell’Assemblea costituente, che aveva il compito di condurre la nuova Costituzione, che sostituiva lo Statuto albertino. Alla fine delle elezioni la Dc si affermava come il partito più forte, il Partito d’azione subì invece una sconfitta. Sulla base dei risultati elettorali, fu varato un nuovo governo De Gasperi.

Il trattato di pace: clausole militari e riparazioni

Il nuovo governo dovette firmare un duro trattato di pace imposto all’Italia sconfitta dai vincitori della Seconda guerra mondiale e sottoscritto il 10 febbraio 1947.
Il trattato conteneva condizioni molto dure sul piano militare, finanziario e territoriale. Sul piano militare, furono imposti limiti sul numero degli arruolati nelle forze armate italiane e agli armamenti che potevano avere. Inoltre, dovevano essere smilitarizzate le frontiere.
Sul piano finanziario, all’Italia furono imposte riparazioni a favore dei paesi che avevano subito danni dall’Italia fascista.
Il pagamento avvenne in valuta, con prodotti industriali o con la confisca di beni di proprietà italiana.

Le clausole territoriali

Sul piano territoriale, la Francia come risarcimento volle l’annessione di zone di confine sulle Alpi occidentali.
La Iugoslavia volle Zara, Fiume, parte della Venezia Giulia e dell’Istria.
In conseguenza del trattato si determinò uno spostamento delle popolazioni italiane residenti nei territori della Iugoslavia. Una sistemazione definitiva ci fu nel 1975 con il trattato di Osimo fra Italia e Iugoslavia. Le isole del Dodecaneso furono date alla Grecia, l’Alto Adige restò all’Italia, per le colonie invece, il trattato di pace imponeva all’Italia la rinuncia “a ogni diritto e titolo sui possedimenti italiani in Africa”.
-La fine dei governi di unità nazionale e la nuova Costituzione.
All’inizio del 1947 , con l’impegno per la rinascita democratica del paese e la necessità di evitare divisioni politiche interne diventava sempre più difficile l’esistenza di altre forze politiche (come: comunisti, democristiani, socialisti) per diverse ragioni:
. Le differenze che riguardavano la ricostruzione economica, vi erano due posizioni: quella liberista sostenuta dagli imprenditori (es. Luigi Einaudi) ritenevano che la ripresa economica avveniva lasciando spazio all’iniziativa privata, quella della programmazione economica, sostenuta da economisti cattolici e di sinistra, prevedeva invece l’intervento da parte dello stato;
.la pressione sui deputati cattolici delle gerarchie ecclesiastiche. (La chiesa era contraria alla collaborazione della Dc)
. Sempre più forte la contrapposizione tra Dc e social-comunisti.
La fine dell’alleanza tra Dc, Pci e socialisti ci fu in seguito al viaggio negli Stati Uniti compiuto da De Gasperi. Dalla casa bianca quest’ ultimo ottenne il titolo di leader anticomunista e filoccidentale e inoltre ricevette un prestito di 100 milioni di dollari. Il 31 maggio 1947 l’Assemblea costituente votó a favore del governo De Gasperi ( dove non vi le sinistre). Accanto alla Dc ci furono quindi liberali, repubblicani e il partito socialista dei lavoratori ( Partito socialdemocratico).
Con il nuovo governo, De Gasperi affidó la politica economica a Luigi Einaudi, il quale riuscì a diminuire l’inflazione, e a stabilizzare il valore della lira rispetto al dollaro , ma ciò portó allo stesso tempo un rallentamento della produzione e un tasso alto di disoccupazione, ma l’economia italiana riuscì ad evitare la recessione grazie alle risorse degli Stati Uniti. Mentre il problema dell’ordine pubblico fu affrontato da Mario Scelba che espulse ex partigiani e si servì di funzionari sicuri e anticomunisti. Ai lavori della Costituente parteciparono i dirigenti dei partiti antifascisti (Togliatti Nenni Dossetti De Gasperi), questo per sottolineare l’impegno di fondare un nuovo stato. Infine si decise che la Costituzione dovesse nascere con il contributo di tutti. La nuova costituzione venne approvata dall’assemblea costituente il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
(La costituzione è il risultato di un compromesso tra tre grandi ordinamenti: quello liberal-democratico, quello cattolico e quello socialista e comunista).
Il 18 aprile 1948 ci furono le prime elezioni politica, la campagna elettorale della democrazia cristiana si presentó come un partito dell’ordine, assicurava ogni tipo di libertà, era a favore della proprietà privata e della libera iniziativa economica si opponeva collettivismo comunista. La democrazia cristiana ebbe l’appoggio di potenti sostenitori come gli Stati Uniti, la Chiesa, associazioni e un ampio schieramento di forze sociali, anche popolari. Le proposte delle sinistre proponevano la nazionalizzazione dei grandi monopoli, una politica di programmazione economica, una riforma agrari e inoltre una politica estera di neutralità attiva. Le elezioni si svolsero con il metodo proporzionale, la Dc Conseguì un grande successo ottenendo da sola il 48,5% dei voti. Invece a determinare il risultato è sfavorevole per le sinistre ,oltre alle proposte poco rivoluzionarie, fu anche la scelta di presentare una lista unitaria.

Il governo De Gasperi e il centrismo

Nonostante la maggioranza assoluta dei voti de Gasperi mantenne l’alleanza con quattro piccoli partiti di centro ( PSDI, PRI, PLI) ció prese il nome di “centrismo”. Questa scelta da un lato permetteva a De Gasperi di bilanciare le pressioni delle gerarchie ecclesiastiche e inoltre questa alleanza gli garantiva una forza maggiore capace di resistere agli oppositori.
Tra le scelte più importanti ricordiamo l’adesione dell’Italia al patto Atlantico (Nato) il 4 aprile 1949, Inoltre nello stesso anno si giunse anche alla sistemazione dell’ex colonie italiane ( che Precedentemente durante il trattato di pace del 1947 l’Italia aveva ceduto).
Sul piano dei rapporti sociali ed economici ci fu una rivolta da parte degli imprenditori per l’organizzazione del lavoro all’interno delle fabbriche. Il 14 luglio Togliatti venne colpito da un giovane di destra. In un clima di proteste popolari la maggioranza social-comunista della Cgil aveva generato uno sciopero contro la minoranza cattolica. La corrente democristiana uscita dalla Cgil diede vita ad un nuovo sindacato la Cisl( confederazione italiana sindacati dei lavoratori) e repubblicani e socialdemocratici socialisti fondarono la Uil ( unione italiana del lavoro). Importanti furono le scelte dei governi centristi :assunsero provvedimenti che avevano lo scopo di ridurre le ingiustizie sociali e il rilancio dell’economia, soprattutto nel meridione. Infatti fu fondata la cassa per il mezzogiorno cioè un fondo destinato a finanziare gli investimenti delle regioni meridionali, fu introdotta la riforma tributaria che rendeva obbligatoria la dichiarazione annuale dei redditi e fu attuata una riforma agraria. La riforma agraria fu un grave colpo per I latifondisti meridionali, per lo scontento le difficoltà economiche e per la mancanza di lavoro diminui il consenso al governo. De Gasperi propose allora una modifica in senso maggioritario della legge elettorale: La coalizione di partiti che avesse superato il 50% dei voti avrebbe ottenuto il 65% dei seggi. Questo meccanismo venne chiamato dagli oppositori “legge truffa”, nelle elezioni del 1953 lo schieramento centrista non raggiunse il 50% dei voti, indispensabile per far scattare il premio di maggioranza. La sconfitta della legge maggioritaria rappresentò la fine della politica di De Gasperi e portò alla ricerca di nuovi equilibri politici.
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