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Il regime staliniano

Una volta arrivato al potere, Stalin intraprende l’industrializzazione accelerata dell’URSS imponendo dei piani quinquennali (= pianificazione integrata dell’economia); i mezzi di produzione diventano di proprietà pubblica e l’industria pesante viene sviluppata, proprio come sosteneva Trockij: è la grande svolta.
Le decisione prese all’interno della “grande svolta” sono:
1) pianificazione integrale dell’economia
2) la collettivizzazione, cioè la trasformazione della proprietà privata dei contadini in cooperative (= kolchoz) o in proprietà dello Stato.
3) l’industrializzazione accelerata
La decisione di abbandonare la nep e la decisione di attuare la “grande svolta” è derivata dalla “crisi degli ammassi”. Nel 1927, gli ammassi sono nettamente inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente. Questo voleva dire che di fatto la politica della NEP era un fallimento, anche se in realtà la crisi era derivata dal rifiuto dei contadini di vendere il loro grano allo Stato ad un prezzo basso

La lotta contro i contadini

La collettivizzazione avrebbe dovuto essere graduale, invece in poco tempo essa interessa il 90% delle aziende agricole. Ciò provoca uno scontro sociale fra contadini e stato sovietico, soprattutto nelle grandi regioni produttrici di grano come l’Ucraina. I contadini, ben determinati a non cedere le loro proprietà, frutto di lotte rivoluzionarie, si oppongono con le armi, nascondendo le derrate ed altro, provocando così un grave danno economico all’economia russa.
Il potere sovietico usa il terrore per combattere il cosiddetto “nemico” contadino non solo per ragioni economiche, ma anche politiche ed ideologiche. Infatti l’ideologia di Stalin aveva lo scopo di distruggere uno stile di vita vecchio basato sulla presenza di un villaggio, di fattorie a conduzione familiare, di un mercato, di una chiesa per poter costruire un uomo diverso (= socialista) che rifiutava l’individualismo e la tradizione.

Per tutti questi motivi, Stalin, alla fine del 1929, procede alla “dekulakizzazione” che per i kulaki prevede la confisca di beni, la deportazione in Siberia e la fucilazione in caso di resistenza.
Per evitare di morire di fame o essere uccisi, i contadini accettarono di lavorare nelle cooperative, ma la collettivizzazione un totale fallimento. Perché? Ogni cooperativa doveva produrre una quantità di raccolto stabilito annualmente dallo Stato di cui ai contadini restava generalmente solo 1/3. Poiché la produttività delle cooperative era generalmente modesta e p gli obiettivi di produzione assegnati erano invece spesso molto alti, i contadini si trovavano spesso costretti a cedere fino all’ 80% del loro raccolto. Questo sistema provocò una grande carestia all’inizio degli anni Trenta: essa provocò milioni di morti di fame ed ebbe come concausa anche due annate di cattivi raccolti.

Aspetti positivi e negativi dell’industrializzazione accelerata

Grazie all’industrializzazione accelerata, l’Urss diventa una grande potenza industriale, seconda solo alla Germania e agli Stati Uniti, anche se esiste uno squilibrio a vantaggio dell’industria pesante che, ovviamente, limita i consumi.
L’industrializzazione ebbe tuttavia notevoli costi: i capitali venivano trasferiti dall’agricoltura, il livello dei salari era molto basso, il lavoro degli operai era militarizzato, si esaltava il mito dello stacanovismo (= totale dedizione al lavoro, su esempio di un minatore che arrivò ad estrarre una quantità di carbone superiore a 14 volte la quota stabilita)
Inoltre, fra gli obiettivi dell’industrializzazione accelerata c’era quello di incrementare l’industria pesante finalizzata alla difesa militare e questo comportò una penalizzazione dei consumi e del tenore di vita, considerato che i salari erano bassi e la produzione di beni di consumo limitata.
La pianificazione aveva tuttavia delle inefficienze:
1) le decisione erano troppo centralizzate
2) la gestione delle risorse era spesso caotica e a breve termine
3) Stalin non esita a sostituire i tecnici e gli ingegneri con figure professionali più affidabili perché vicine al partito
4) L’industrializzazione accelerata provoca un’urbanizzazione caotica, creando mancanza di alloggi, tensioni sociali, delinquenze. Per bloccare l’urbanizzazione, furono istituiti dei passaporti interni necessari per circolare all’interno del paese e che non venivano rilasciati a chi proveniva dai kolchoz.

La dittatura totalitaria del Partito e il Grande terrore

Il corrispondente di queste scelte economiche era una dittatura totalitaria del Partito comunista e dello stesso Stalin all’interno del Partito. Il Partito si occupava dell’educazione politica dei giovani, controllava l’opera del sindacato, si occupava dell’attività ricreativa dei lavoratori e delle loro famiglia tramite il dopo lavoro. Il partito comunista nominava i dirigenti delle attività economiche o spesso tali cariche erano ricoperti da membri appartenenti al partito stesso. Col tempo, si formò cosi una nomenklatura, cioè un ceto di dirigenti sia politici che amministrativi con grande potere e privilegi. La pianificazione economica e il controllo di ogni attività rendeva necessaria una grande macchina burocratica poiché tutto passava attraverso lo stato-partito sa a livello centrale che locale. In pratica la società russa che prima era prevalentemente di tipo rurale e composta da contadini, ora, con Stalin era diventata una società composta da lavoratori agricoli collettivizzati, da operai, da tecnici e da funzionari di partito.
Nel biennio 1937-1938 l’Urss conosce un periodi violenza repressiva ad opera di un’organizzazione poliziesca, chiamata Nkvd (= Commissariato del popolo per gi affari interni). Tale periodo è chiamato Grande terrore.
Inizialmente, si trattava di “ripulire” il partito con dei processi che colpirono:
a) Ingegneri e specialisti dell’industria
b) I dirigenti storici bolscevichi come Bucharin e Trockij
c) Lo stato maggiore dell’Armata Rossa

Il terrore aveva uno scopo propagandistico perché voleva dimostrare che Stalin era capace di colpire in modo severo, ma giusto, in quei casi in cui un dirigente si dimostrava poco affidabile oppure suscitava diffidenza nel popolo per i suoi privilegi. In realtà lo scopo di Stalin era ben altro: il terrore serviva per ricambiare la vecchia élite legata al regime per sostituirla con delle persone più giovani e sicuramente più fedeli e duttili.
Gli archivi segreti dell’Urss hanno accertato che ci furono anche ampie operazioni segrete di sterminio che coinvolsero tutta la popolazione. Infatti le operazioni di massa segrete erano di due tipi:
a) Operazione kulak per eliminare coloro che venivano definiti “elementi antisovietici” come ex kulaki, ex nobili, ex funzionari zaristi, preti e criminali comuni
b) Operazioni nazionali rivolte contro minoranze non russe che vivevano sul territorio russo quali polacchi, tedeschi, romeni, cinesi, greci, ecc….
Le operazioni di terrore erano destinate a due categorie di persone
a) cittadini che venivano arrestati e fucilati
b) cittadini da deportare nei campi di prigionia e di lavoro, chiamati gulag, per un periodo di 8/10 anni. I gulag erano dei campi di lavoro forzato. Benché essi fossero stati pensati, fin dal tempo degli zar, per la generalità dei criminali, il sistema dei gulag fu utilizzato da Stalin come mezzo di repressione degli oppositori politici. Esistevano diversi tipi di gulag:
1) Campi di rieducazione attraverso il lavoro, e quindi con scopi economici
2) Insediamenti per coloni in cui i deportati lavoravano la terra con le proprie famiglia senza potersi allontanare
3) Campi per prigionieri di guerra
4) Lager speciali per detenuti politici colpevoli di opporsi al regime.
Quale differenza fra i i lager nazisti e i gulag?
I lager nazisti avevano lo scopo di sterminare razze considerate inferiori e di reprimere coloro che non erano allineati col regime. I gulag avevano finalità sia repressive che economiche perché i detenuti venivano sfruttati per l’estrazione di minerali o per realizzare grandi opere pubbliche, secondo quanto stabilito dai piani quinquennali. I gulag resteranno in piedi fino al 1953
Per individuare le persone passibili della condanna si utilizzavano dei vecchi elenchi, quindi veniva fatta un’inchiesta la cui prova era data dalla confessione dell’imputato o da una testimonianza, entrambe estorte con la forza. A volte era sufficiente un sospetto. La decisione presa dalla commissione giudicatrice, chiamata trojka ( perché formata da tre persone) era inappellabile e veniva immediatamente eseguita, Anche i familiari dei cosiddetti “nemici del popolo” potevano essere arrestati e imprigionati per otto anni. Le autorità centrali indicavano ad ogni dirigente locale la quota di persone da colpire (per le operazioni nazionali non esistevano quote). Poiché gli organi di polizia facevano di tutto per raggiungere la quota stabilita, si scatenò un terrore di massa.
Il 17 novembre 1938, Stalin dopo aver criticato gli eccessi del Grande terrore, con una direttiva ne decreta la fine. Le vittime erano state numerose.
A questo punto ci possiamo chiedere quale fosse lo scopo del terrore. Lo scopo era quello di individuare categorie di persone ritenute pericolose in modo da eliminare alla radice eventuali problemi futuri che si potessero opporre ad una trasformazione totalitaria della società sovietica. Inoltre era diffuso il timore dell’avanzata del fascismo e dello scoppio imminente di una guerra. Per questo motivo, Stalin colse l’occasione per condurre una politica di sterminio contro tutti coloro che potenzialmente avrebbero potuto indebolire il potere sovietico.
La dittatura di Stalin controllava anche la cultura e la vita spirituale. Per questo motivo l’arte, la cultura e la scienza durante il periodo stalinista perdono autonomia e tutto si allinea e diventa conforme al potere. Contemporaneamente viene scatenata una massiccia persecuzione religiosa contro tutte le chiese i cui insegnamenti sono ritenuti incompatibili con la dottrina marxista-leninista. La lotta antireligiosa diventa ben presto una persecuzione su larga scala con lo scopo di secolarizzare completamente la società sovietica. Nel 1940, il 90% delle chiese e delle moschee erano state chiuse, moltissimi religiosi deportati o uccisi. Nello stesso tempo si ha un calo demografico per cui lo Stato rivaluta la famiglia tradizionale, rende più difficile il divorzio, dichiara l’aborto un crimine e punisce severamente l’omosessualità.

Il culto di Stalin

Al centro di questo sistema totalitario, si trovava la figura di Stalin che era temuto, rispettato e stimato per la sua grandezza storica, nonostante i crimini che aveva dato ordine di commettere. L’opposizione a Stalin era diffusa nelle campagne mentre il consenso proveniva dagli operai, dai tecnici, dai funzionari e dai membri del partito che usufruivano anche di forti privilegi materiali. All’interno della classe sociale del consenso si formò quindi un vero culto della figura di Stalin. Tuttavia, in questo caso esiste una differenza fra Hitler e Stalin. Hitler fondava il suo potere sull’ascendente personale che aveva sui suoi seguaci e la sua personalità era quindi carismatica; invece il culto di Stalin fu creato con il passar del tempo, ricorrendo alla propaganda di regime.
La popolazione vedeva in Stalin l’unica forma di potere in grado di garantire stabilità all’ Urss dopo tanti anni di conflitti interni. Inoltre i Russi erano molto orgogliosi di far parte, ormai, grazie a Stalin, di una grande potenza in grado di competere con i paesi europei, dopo tanti anni in cui era sempre stata considerata un paese arretrato.

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