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Il ruolo delle forze moderate e rivoluzione nel processo di unificazione dell'Italia


1) Introduzione
2) La Seconda Guerra d’Indipendenza e gli accordi diplomatici che ne seguono
3) La spedizione dei Mille
4) L’intervento dell’esercito piemontese e l’unificazione

Se le forze moderate, ricorrendo alla diplomazia hanno contribuito all’unificazione dell’Italia, le forze democratiche sostenitrici di un intervento rivoluzionario da parte del popolo ne hanno accelerato la realizzazione al di là di ogni aspettativa.
Nel 1859 scoppia la Seconda guerra d’indipendenza fra Piemonte, aiutato da Napoleone III contro l’Austria. Inspiegabilmente, dopo tre mesi, nonostante le numerose vittorie riportate, la Francia firma separatamente con l’Austria un armistizio (l’armistizio di Villafranca). Le motivazioni sono chiare: Napoleone era intervenuto a fianco del Piemonte nell’ottica di poter costituire in Italia una confederazione di stati sotto l’influenza francese; tuttavia dopo le vittorie inaspettate dell’esercito franco-piemontese, le sollevazione dell’Italia Centrale e l’orientamento dell’opinione pubblica verso una richiesta di annessione al Regno Sabaudo rischiava di far fallire il progetto francese. La situazione era piuttosto complessa e completamente in una situazione di stallo. I governi provvisori dell’Italia centro settentrionale chiedevano l’annessione al Piemonte, Napoleone III era contrario a queste annessione e non voleva che l’Austria, appena sconfitta, ritornasse in Italia. L’Austria non accettava che fosse la Francia ad intervenire per ristabilire lo stato iniziale. Da parte sua Vittorio Emanuele II, accettando le annessioni si metteva in urto contro Napoleone III e non accettandole deludeva i patrioti italiani e rinunciava al suo previsto ruolo di soprano “nazionale”. E’ a questo punto che le forze moderate entrano in gioco grazie all’abilità diplomatica di Cavour che ricorre ai Plebisciti. A Napoleone III viene ceduta la regione di Nizza e della Savoia e in cambio in Italia si formano tre regni: Regno di Sardegna (Lombardia, Toscana ed Emilia), Stato pontificio (Lazio, Umbria e Marche), Regno delle Due Sicilie. Le cancellerie europee sostengono questa soluzione, convinte che prima o poi la situazione si sarebbe evoluta in direzione di una confederazione.

Invece, riprendono forza i democratici che con la loro opera accelerano il processo di unificazione. La rivolta antiborbonica e separatista nasce in Sicilia e vede coinvolte sia le classi dirigenti siciliane insofferenti del dominio dei Borboni che i contadini che chiedevano terre e giustizia sociale. I portavoce di questo malessere sono due mazziniani, Rosolino Pilo e Francesco Crispi, che riescono a convincere Garibaldi ad organizzare una spedizione: la spedizione dei Mille (1860) la cui composizione sociale è vicina ai democratici e comprende uomini in maggioranza provenienti dal nord e con trascorso da volontario nelle guerre d’indipendenza. Dopo una prima fase in cui Garibaldi, sbarcato a Marsala, con il proclama di Salemi, assume la dittatura della Sicilia con risultati scarsi soprattutto a seguito di una violentissima e sanguinosa rivolta sociale, i democratici acquistano un nuovo slancio grazie a Mazzini che, rientrato in Italia, invita la popolazione a continuare la rivoluzione. Cavour di fronte ad uno scenario che non aveva previsto decide di far intervenire l’esercito, dopo aver acquisito, però, l’accordo della Francia e dell’Inghilterra, anch’esse preoccupate del grande successo dei democratici. A seguito di un plebiscito, le Marche, l’Umbria e tutto il sud dell’Italia votano l’annessione al Regno di Sardegna. Poiché Garibaldi non intende arrivare fino ad un conflitto con l’esercito piemontese, a Teano (26 ottobre 1860), consegna il potere a Vittorio Emanuele II.

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