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Destra e Sinistra storica - Processo di unificazione

La Destra storica, composta principalmente da alta borghesia e proprietari terrieri, ottenne la maggioranza parlamentare e governo' dal 1861 al 1876, avviando il difficile processo di unificazione.
Alla difformità legislativa delle varie zone del PAese si rispose con un ampio accentramento dei poteri, con l'estensione dell'ordinamento piemontese a tutto il territorio e con un rigoroso controllo da parte dei prefetti nominati dal Governo.
Anche il sistema scolastico fu uniformato, con l'estensione della legge Casati del 1859 a tutto il Paese.
La Destra impose un pesante fiscalismo, per finanziare le opere pubbliche e risanare un bilancio gravemente compromesso dalle guerre. Un'altra misura che sollevò grandi proteste, in particolare fra i ceti meno abbienti, fu la leva militare obbligatoria. A partire dal 1876 si affermò la Sinistra storica e duro' con alterne vicende fino al 1896, all'inizio dell'età giolittiana. Era animata da idee progressiste e si rifaceva agli ideali mazziniani e garibaldini.

Il primo ministro della Sinistra storica fu Agostino Depretis, che formò un Governo appoggiato anche da una parte della Destra; Depretis cercò sempre l'accordo con settori dell'opposizione anche su singoli temi, dando vita al fenomeno del trasformismo.
Negli anni della Sinistra storica venne approvata un'importante riforma scolastica, rendendo l'istruzione elementare gratuita e obbligatoria dai 6 ai 9 annidi età. Venne inoltre esteso il diritto di voto e si cerco' di avviare un processo di democratizzazione e rinnovamento della società. Vennero presi provvedimenti anche in campo amministrativo, con l'obiettivo di decentrare i poteri, e in campo sociale, con l'introduzione di prime misure a difesa dei lavoratori.
Si promossero infine indagini sulle condizioni della popolazione rurale, da cui emerso una diffusa malnutrizione, un'alta mortalità infantile, grande povertà e scarse condizioni igieniche.

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