Concetti Chiave
- Il giovane Regno d'Italia, tra il 1861 e il 1871, affrontò la sfida di completare l'unità territoriale, con Venezia e Roma ancora sotto controllo esterno.
- Durante la Terza Guerra d'Indipendenza, l'alleanza con la Prussia portò all'annessione del Veneto, mentre l'Italia affrontò gravi sconfitte militari.
- La Sinistra storica, al potere dal 1876, cercò di attuare riforme significative, ma con risultati limitati e una crescente centralizzazione del potere.
- Il periodo della Sinistra storica fu caratterizzato da mediazioni politiche e un progressivo avvicinamento tra Destra e Sinistra, culminando nel fenomeno del trasformismo.
- Giolitti, leader moderato, tentò di migliorare le condizioni di vita, ma dovette dimettersi a causa di moti popolari e dello scandalo della Banca Romana.
Questo appunto di Storia Moderna riguarda una descrizione del processo di unificazione italiano e le sue conseguenze, considerando anche le trasformazioni e i cambiamenti politici.
Indice
1861 – 1871: il periodo politico della Destra storica
Il giovane Regno d’Italia appena nato, si trovò davanti a questioni risorgimentali molto importanti, tra le quali primeggiava il compimento dell’unità territoriale totale. Il Regno italiano non poteva ancora contare su:- Venezia, repubblica indipendente
- Roma, che sottostava al potere del Papato
1871 – 1876: le vicissitudini legate alla Guerra di Indipendenza
Allo scoppio della guerra fra Prussia ed Austria, l’Italia si trovò al fianco della Prussia. L’annessione di Veneto e Trentino fu comunque possibile solo grazie alle vittorie dei nostri alleati, in quanto il nostro esercito subì gravi sconfitte a Custoza e Lissa, mentre i nostri alleati prevalsero a Sadowa. Con la pace di Vienna il Veneto passò all’Italia, mentre il Trentino rimase sotto il controllo austriaco. Il governo italiano cercò adesso di strappare parte del potere della Chiesa con due manovre:- legge delle garanzie, legge che riorganizzava la vita della Chiesa dopo la fine del suo potere,
- non expedit, impedì ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica.
Si cercò di creare un mercato interno stabile attraverso un nuovo sistema ferroviario che raggiunse i 2000 chilometri, concentrati però quasi tutti tra Piemonte e Lombardia.
L’Italia si trovò quindi ad imboccare tre strade per procurarsi il denaro necessario, ovvero l’aumento dell’imposizione fiscale, l’alienazione del patrimonio pubblico ed il ricorso al prestito. Il secondo grave problema del Regno d’Italia fu quello del Mezzogiorno: questo si presentava non fertile, arretrato economicamente, gravato da antichi rancori, da violenti e mai risolti contrasti sociali. All’indomani della caduta dei Borbone, si era diffuso il fenomeno del brigantaggio, capeggiato da elementi sbandati del vecchio esercito napoletano. Il governo attuò manovre strettamente militari; nel 1863, una legge affidò ai tribunali militari il giudizio dei briganti. Politicamente, il Regno italiano ereditava del Piemonte anche un sistema elettorale sul modello di quello francese di Orleans (1830), modello fortemente censitario; avevano diritto al voto tutti i cittadini di almeno 25 anni che sapevano leggere e scrivere. Per opporsi ad un governo in stile sabaudo in tutto il Regno, Farini e Minghetti proposero le autonomie locali, che tendeva a riconoscere un’ampia autonomia amministrativa a Comuni e Province. Si preferì estendere in maniera definitiva a tutto il regno l’ordinamento amministrativo piemontese.

1876 – 1900: la fase della Sinistra Storica
Nel 1876 il ministero Minghetti, l’ultimo governo della Destra, venne sostituito dal ministero Depretis della Sinistra storica. La Sinistra iniziò con un programma di significative riforme, come:- la riforma elettorale,
- il decentramento amministrativo,
- l’abolizione della tassa sul macinato,
- l’istruzione elementare obbligatoria.
Fin dai primi governi Depretis , si era venuta formando un’aggregazione governativa , all’interno della quale si creavano divisioni e ricomposizioni per contrasti di fazione : questa caratteristica della vita politica italiana portò al termine di trasformismo .
Dopo un breve periodo di governo di Di Rudinì, l’incarico fu ricoperto da Giolitti; la sua linea politica era radicalmente diversa da quella di Crispi. Giolitti, infatti, era contrario al militarismo e alla politica di potenza; si proponeva poi di controllare rigorosamente le finanze statali e di impiegare le risorse del Paese per elevare il tenore di vita dei cittadini.
In quel periodo ci furono diversi moti popolari soprattutto in Sicilia; Giolitti decise di non reprimere con la forza queste agitazioni. Per questo motivo e per l’esplosione dello scandalo della Banca Romana, fu costretto a dimettersi: era, infatti, accusato di speculazioni finanziarie illecite con uomini politici. Esistevano già da tempo società di mutuo soccorso che svolgevano attività di tipo assistenziale e organizzazioni anarchiche che puntavano più alle insurrezioni che agli scioperi. Con lo sviluppo industriale cambiarono anche le organizzazioni operaie: si diffondeva il socialismo.
Dal 1891 nacque il Partito dei lavoratori italiani che nel 1892 diverrà il Partito Socialista Italiano.
Per ulteriori informazioni sugli eventi successivi all'unificazione italiana, vedi anche qua
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali sfide politiche affrontate dal Regno d'Italia dopo la sua unificazione?
- Come si sviluppò la situazione economica in Italia durante il periodo post-unitario?
- Quali furono le principali riforme introdotte dalla Sinistra storica?
- In che modo il governo di Giolitti si differenziò da quello di Crispi?
- Quale ruolo ebbe il socialismo nella trasformazione della società italiana alla fine del XIX secolo?
Dopo l'unificazione, il Regno d'Italia si trovò a dover completare l'unità territoriale, affrontando questioni come l'assenza di Venezia e Roma, e gestendo conflitti interni e tensioni con potenze straniere, come evidenziato dall'intervento di Napoleone III contro Garibaldi.
L'Italia era un Paese agricolo e la classe dirigente cercò di ridurre le differenze territoriali attraverso l'unificazione legislativa e la creazione di un mercato interno, investendo in un sistema ferroviario e aumentando l'imposizione fiscale per reperire fondi.
La Sinistra storica, al potere dal 1876, introdusse riforme significative come la riforma elettorale, il decentramento amministrativo, l'abolizione della tassa sul macinato e l'istruzione elementare obbligatoria, anche se i risultati furono modesti.
Giolitti si oppose al militarismo e alla politica di potenza di Crispi, puntando invece a controllare le finanze statali e migliorare il tenore di vita dei cittadini, e decise di non reprimere con la forza i moti popolari, un approccio che portò alla sua caduta.
Con lo sviluppo industriale, il socialismo si diffuse in Italia, portando alla nascita del Partito dei lavoratori italiani nel 1891, che divenne il Partito Socialista Italiano nel 1892, riflettendo le crescenti tensioni sociali e le aspirazioni dei lavoratori.