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• Gran Bretagna: con il conflitto la Gran Bretagna aveva perso il predominio economico e politico mondiale, il quale era passato in mano agli Stati Uniti. La guerra aveva richiesto numerose spese pubbliche, a cui si cercò di rimediare con una politica deflazionistica, riducendo quindi la quantità di moneta e aumentando le imposte. Questo portò a una maggiore disoccupazione, e a un conseguente sviluppo dei sindacati, le Trade unions. Lo sciopero dei minatori del 1924 stravolse i rapporti tra governo e sindacati, e alla tendenza alla “contrattazione preventiva”. Nonostante ciò, la Gran Bretagna riuscì a raggiungere la parità con il dollaro americano nel 1914.

Francia: la Francia affrontò dopo la guerra una grande ripresa economica, aiutata dall’introduzione delle nuove tecniche industriali come il taylorismo, le quali vennero applicate soprattutto nella produzione di beni di consumo come l’automobile. Questo venne favorito dalla svalutazione del franco, che aiutò le esportazioni e alla piena occupazione. Nel decennio dopo il conflitto furono caratterizzati da un indebolimento del Partito Comunista francese e da diversi governi che si alternarono.

• Stati Uniti: gli Stati Uniti erano ormai diventati la nuova potenza economica e politica del secolo. L’economia fu caratterizzata da una crescita tumultuosa, dal miglioramento generale dello stile di vita, anche grazie alla rateizzazione dei pagamenti, che permise alla maggior parte degli americani di accedere ai beni di consumo. Venne data completa libertà alle imprese, e con la legislazione antitrust lo Stato non ebbe più diritto a controllare le attività finanziarie e borsistiche. Politicamente parlando invece il clima era dominato dal conservatorismo. Il Johnson Act del 1921 ridusse l’ammissione di migranti, e venne introdotto il proibizionismo.
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