Video appunto: Primo dopoguerra - Ruolo degli Stati Uniti

Il nuovo ruolo degli Stati Uniti e il ritorno all’isolazionismo



Gli Stati Uniti erano usciti dalla Prima guerra mondiale in una posizione dominante e la loro industria e la loro finanza si erano affermate come le prime al mondo. Il Nordamerica era divenuto il principale esportatore di prodotti e beni e soprattutto di capitali, che erano stati collocati in banche, imprese e società europee.


Il nuovo presidente Warren Harding si rifiutò di prendere parte ai lavori della Società delle Nazioni e in politica interna adottò misure protezionistiche, imponendo la rigorosa applicazione di alte tariffe doganali a difesa del prodotto nazionale; inoltre annullò ogni politica di controllo pubblico sui prezzi o sui monopoli, favorendo così le grandi imprese e le grandi concentrazioni industriali e finanziarie. Adottò pertanto una politica isolazionista*.

*Col termine “isolazionismo” si fa riferimento ad un orientamento di politica estera in base al quale un paese sceglie di non stipulare alleanze internazionali permanenti onde evitare di essere coinvolto in conflitti scatenati da altri. Nello specifico, con il “isolazionismo” si intende l’atteggiamento assunto dai governi americani nei confronti delle questioni europee.

In ogni caso, il mercato interno degli Usa si confermava insufficiente ad assorbire la massa di merci prodotte, perciò il centro capitalistico statunitense cercò di dare risposta alle esigenze di ampliare il mercato.

Ebbe così origine il “piano Dawes”, ideato dal banchiere politico americano Charles Dawes e divenuto esecutivo nel 1924. Il piano si basava sull’idea di far affluire capitali statunitensi verso la Germania al fine di permettere la ripresa dell’economia tedesca e indirettamente anche quella di altri paesi vinti.

Il piano Dawes ebbe successo: il denaro americano, infatti, rivitalizzò l'economia europea e permise ai paesi vinti di procedere al pagamento delle riparazioni ai paesi vincitori, i quali potranno finalmente estinguere i debiti contratti con gli Stati Uniti per le forniture belliche.
La società americana, attraversata alla metà degli anni Venti da un vero e proprio boom economico, conobbe trasformazioni impetuose. Si assistette a un enorme incremento dei consumi, spinto da due fattori: da un lato, lo sviluppo della produzione industriale face si che molti prodotti diventassero meno cari, dunque più facilmente accessibili; dall’altro, i salari conobbero un incremento grazie anche alla crescita della produttività determinata dalla diffusione di alcune importanti innovazioni tecniche.

Tutto sembrava crescere, persino gli edifici: questo clima di prosperità e ottimismo fece sì che gli anni Venti fossero definiti gli “anni ruggenti”. In quegli anni si delinearono i tratti del cosiddetto American Way of life, il “modo di vivere americano”, caratterizzato da un alto tenore di vita e dal consumo di prodotti che assicuravano comfort ancora impensabili per il cittadino europeo medio.