Il 1968 è decisamente un anno inquieto. Le acque si muovono anche dove meno se lo aspettarebbe, e cioè a Praga, entro il blocco comunista. Nell'autunno del 1977 Alexander Dubcek (1921-1992) al Congresso del Partito comunista cecoslovacco chiede più democrazia affinché sia costruito un "socialismo dal volto umano". La sua protesta suscita un grande entusiasmo che provoca mutamento nella dirigenza del partito: il primo segretario del Partito, Antonin Novotny (1904-1975), lascia il suo posto a Dubcek, che dà avvio a una coraggiosa serie di riforme, abolendo la censura, introducendo il voto segreto nelle votazioni del Congresso del partito e autorizzando la ricostituzione del Partito socialdemocratico. Tutto ciò accade in un'altra primavera dei 1968, la "Primavera di Praga". È un'esperienza che galvanizza gran parte dei cecoslovacchi i quali sostengono con entusiasmo l'esperimento tentato dal giudice. Ma tutto ciò dura pochissimo. Tra il 18 e il 20 agosto 2968 i carri armati sovietici occupano la Cecoslovacchia. La popolazione cecoslovacca mette in atto una disperata resistenza non violenta: vengono rimossi i segnali stradali per confondere gli autisti di carri armati; i commercianti rifiutano di vendere i loro beni alle truppe sovietiche; la frolla circonda pacificamente i carristi russi e cerca di convincerli a desistere dall'occupazione. Nel gennaio del 1969 uno studente universitario di 21 anni, Jan Palach (1948-1969), si dà fuoco per protestare contro l'occupazione; nei mesi seguenti altri due studenti compiono lo stesso gesto. Ma tutto ciò non serve a niente. Dubcek viene rimosso e le riforme sono cancellate. Ancora una volta l'autoritarismo sovietico soffoca chi cerca di conquistare spazi di libertà.

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