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1 Il mondo Nella guerra generale europea

Effetto domino

Il 28 giugno 1914 lo studente serbo Gavrilo Princip assassinò l’erede al trono asburgico Francesco Ferdinando e sua moglie Sophie mentre erano in visita a Sarajevo . Nel giro di poco più di un mese seguirono dichiarazioni di guerra incrociate che diedero corso ai due blocchi di alleanze militari che si erano definite: la triplice intesa (Francia , gran Bretagna ,e Russia) e gli imperi centrali Germania e Austria - Ungheria.
La reazione a catena degli eventi è impressionante . Il 23 luglio l’Austria lanciò un durissimo ultimatum alla Serbi, essa lo accettò in parte; l’Austria dichiarò così guerra alla Serbia (28 luglio) e diede inizio al bombardamento di Belgrado. Il governo russo , filo serbo, reagì dichiarando la mobilitazione generale (29 luglio) e provocando a sua volta l’ultimatum della Germania (31 luglio) , che intimò la Russia di sospendere i preparativi per la guerra. Questo chiamò in causa la Francia , alleata con l’impero russo: tra l’1 e il 3 agosto la Germani dichiarò guerra alla Russia e alla Francia. L’invasione tedesca del Belgio , stato neutrale , per attaccare la Francia , impose alla gran Bretagna , alleata della Francia ,di entrare nel conflitto , dichiarando guerra a Germania e Austria . Nel frattempo il Giappone si schierò con l’intesa e più tardi l’impero ottomano con gli imperi centrali , estendendo l’area del conflitto al Vicino Oriente. L’Italia era legata agli imperi centrali dalla triplice alleanza (firmata nel 1882 e più volte rinnovata , ma rimase per il momento neutrale.)

Un conflitto per l’egemonia mondiale

Nel 1914 si innescò così una reazione a catena che nemmeno la diplomazia internazionale riuscì a fermare. Ma le cause quali furono? Gli imperi centrali, il tedesco e l’austro-ungarico utilizzarono l’attentato come occasione per aprire un conflitto col quale ridefinire i rapporti di forza nel continente. Per l’Austria si trattava di estendere il controllo sui Balcani , ma per la Germani l'obiettivo era più ambizioso: chiamava in causa la volontà di diventare una potenza economica e politica mondiale , contendendo questo ruolo alla Gran Bretagna.

Il mito della grande Germania

Se con Bismarck il Reich aveva circoscritto le sue ambizioni all’Europa , costruendo l’ordine geopolitico su questa volontaria limitazione della propria strategia di potenza , con Guglielmo l’orientamento era radicalmente mutato, Forte di un sistema economico in grande espansione, che tra il 1887 e il 1892 triplicò il proprio peso nel commercio mondiale, il sovrano puntò a tradurre questo slancio in un progetto di “grande Germania”: una potenza planetaria , capace di allargarsi verso l’Europa danubiana e orientale ,di imporsi nel Medio Oriente , di costruire un solido impero africano m di svolgere un ruolo di primo piano in Estremo Oriente.
Il mito della grande Germania non era il sogno di un imperatore visionario. Esprimeva gli interessi di una nuova borghesia industriale e finanziaria tedesca.

Il declino della pax britannica

La Gran Bretagna aveva perso gran parte del primato economico maturato nel corso dell’ottocento e il suo impero non era più l’unico ad avere una scala planetaria.
Le conseguenze del progressivo assottigliamento delle distanze tra la Gran Bretagna e le altre potenze non avevano , del resto , soltanto effetti di ordine economico, ma ne avevano anche un altro , che riguardava l’assetto geopolitico del mondo. Ora , il declino dell’egemonia economica britannica si trascinava dietro il disordine mondiale.

La fine dell’espansione economica in Europa

Il motore del conflitto fu dunque la politica di potenza della Germania . Tra la fine dell’ottocento e il 1914 , il miglioramento generalizzato delle condizioni di vita e il perfezionamento della tecnologia consentirono alle potenze industriali di incrementare allo stesso tempo la popolazione e la produzione. Si produceva più di quanto avrebbero potuto assorbire. Era necessario , quindi , trovare sbocchi per i propri beni . La Francia e la gran Bretagna affrontarono la questione creando un’imponente rete commerciale difesa dagli eserciti coloniali; l’Austria, la Russia e soprattutto la germani non riuscirono a fare altrettanto e scaricarono all’interno dell’Europa la spinta all’espansione dei propri mercati per sostenere la crescita industriale.
Ma dal 1908-09 iniziò a delinearsi nello scenario economico mondiale un’inversione di tendenza: la crescita del PIL incominciò a rallentare , facendo riemergere lo spettro della sovrapproduzione . Lo scontro per il controllo dei mercati divenne militare a causa dell’intreccio tra stato e industria che era alla base della seconda rivoluzione industriale.

La corsa agli armamenti

Lo scoppio della guerra appare anche come conseguenza ad un altro processo , cominciato con la scelta imperialista delle grandi potenze: la corsa agli armamenti. Avvenne soprattutto in Germania . Gli industriali tedeschi , tra cui spiccavano i Krupp , ricevettero enormi investimenti pubblici per mettere a punto e produrre nuove armi .
E poi nel campo della marina militare che il governo tedesco decise di competere con la Gran Bretagna. La Germania varò nuove corazzate ancora più potenti e nel 1912 la flotta militare tedesca, guidata dall’ammiraglio Tirpitz , era seconda per tonnellaggio a quella britannica.
Nel quindicennio che precedette la guerra , le spese militari aumentarono del 50% su scala continentale.

La guerra come mito politico

La guerra dipese anche dal clima culturale , infatti si erano aggregati consensi come l’esaltazione della forza e il disprezzo della pace , l’anatema contro il cosmopolitismo borghese e l’internazionalismo proletario in nome della patria intesa come un individuo collettivo impegnato in una guerra con le altre nazioni.
La battaglia culturale ingaggiata dai nazionalisti alla fine dell’ottocento in nome dell’imperialismo , del razzismo e dell’antipacifismo aveva fatto breccia nella mentalità collettiva . In un’epoca di suffragio universale e di libertà , infatti , il consenso delle masse era fondamentale: non si sarebbero potuti trucidare milioni di uomini. Di qui l’importanza che Giornali, opuscoli , manifesti , cerimonie assunsero nella vita collettiva di quegli anni che agivano nell’interesse della patria.

La sconfitta del neutralismo socialista

Ci furono fiumi di giovani che si presentarono agli uffici di leva per partire come volontari al fronte. I socialdemocratici tedeschi non ebbero così difficoltà ad avere consensi per la guerra.

I fronti di guerra

L’illusione della guerra lampo sul fronte occidentale
All’inizio delle ostilità si erano dunque formate due coalizioni: quella degli Imperi Centrali (Austria , Ungheria , Germania e Turchia) e l’intesa (Francia ,gran Bretagna m Russia e Giappone). Il piano militare tedesco prevedeva l’invasione della Francia attraverso il Belgio (neutrale) , preparato ad una attacco frontale e raggiungere rapidamente Parigi. Si sperava in una guerra lampo, ma la resistenza dell’esercito belga si rivelò una sorpresa e permise allo stato francese di organizzare la difesa.
Dopo una gigantesca battaglia lungo il fiume marna i francesi fecero arretrare i tedeschi . La guerra di movimento era finita , cominciava ora quella di posizione .

Il fronte orientale

Subito dopo l’attacco , la Russia invase la Prussia , costringendo i tedeschi a sottrarre truppe al fronte occidentale . I tedeschi bloccarono l’avanzata russa nelle battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri , mentre a Leopoli e Galizia i russi sconfissero gli austriaci.
Nel 1916 riusciranno a lanciare un ultima offensiva. Ma l’esercito russo era ormai allo stremo delle forze.
La Russia non aveva infatti un sistema industriale in grado di sostenere un conflitto lungo e devastante. Il malessere generale dilagò in tutta la Russia . Già nella primavera del 1915 si verificarono i primi scioperi duramente repressi.

Il fronte sud

Nel 1915 entrò in guerra la Bulgaria , a fianco degli imperi centrali . Italia, Portogallo e Romania si schierarono con l’Intesa . L’ingresso dell’Italia apriva il fronte sud che correva dal Caso all’Ortles lungo il confine con l’Austria. Il giorno seguente della dichiarazione da parte del governo Salandra (23 maggio 1915) , le truppe italiane varcarono la frontiera con l’Austria. L’esercito italiano era numeroso ,ma poco organizzato e guidato da generali mediocri . Cadorna spinse le truppe fino all’Isonzo illudendosi di poter raggiungere preso Lubiana , Dal 23 giugno al 2 dicembre 1915 però intorno all’Isonzo si consumarono 4 battaglie con perdite ingentissime per gli italiani ed esiti nulli.
Nel 1916 il 15 maggio gli Austriaci occuparono l’altopiano di Asiago , ma le truppe italiane resistettero fino al 9 agosto quando sferrarono una controffensiva che stabilizzò le posizioni. Come su fronte occidentale , anche su quello austro-italiano la guerra s’impantanò nelle trincee.

La guerra di logoramento per terra e per mare

Nel 1916 , i tedeschi concentrarono l’offensiva su Verdun , ma ebbero pochi esiti positivi. Gli anglo-francesi contrattaccarono sulla Somme , utilizzarono carro armati . Ma senza grandi successi.
Sul mare , la Gran Bretagna e la Germania non si impegnarono in scontri aperti con grandi navi da guerra , molto costose e difficili da rimpiazzare , L’unica battaglia navale importante fu quella di Jutland fra mar Baltico e mare del Nord dove i tedeschi ottennero una parziale vittoria . La guerra su cui spingeva la germani era sottomarina.

L’Italia in guerra

L’Italia si schierò con l’Intesa anche se era legata alla triplice alleanza, ma perché? Quando Salandra salì al governo eravamo nella settimana rossa (7-14 giugno 1914) scoppiata ad Ancona per iniziativa di un fronte antimilitarista composto da anarchici , socialisti e repubblicani. Quando scoppiò la guerra europea , l’Italia era un epopea di conflitti sociali a cui il governo rispose con il pugno di ferro.
Contemporaneamente nacque un fronte interventista.

Il fronte interventista

Inizialmente lo appoggiavano solo alcuni liberal-democratici eredi della tradizione risorgimentale , che proponevano di approfittare delle condizione di debolezza dell’Austria per conquistare la terra irredente (Trento e Trieste) e completare l’unità . Proponendo una quarta guerra d’indipendenza.
Rapidamente , però , l’interventismo subì delle trasformazioni che ne allargarono il fronte e ne modificarono le ragioni e le prospettive politiche, Anzitutto ne mondo industriale cominciò a trovare sostenitori il convincimento che fosse necessario scendere in guerra a fianco dell’intesa, per ridurre l’eccessiva presenza di capitale tedesco nella finanza e nelle industrie italiane e per dare un nuovo slancio al sistema economico. A questo fronte di unirono i nazionalisti , ideologicamente fautori della guerra e convinti che l’Italia dovesse scendere a fianco di Francia e GB.
Anche il movimento socialista era interventista. Mussolini per questa scelta venne espulso dal partito e nel 1914 dovette lasciare la direzione del giornale. Fondò allora “il popolo d’Italia”

La maggioranza neutralista

Nella scelta neutralista si riconosceva però un ampia maggioranza politica che comprendeva cattolici e socialisti. La maggioranza liberale guidata da Giolitti era convinta che l’Italia potesse ottenere di più con negoziati diplomatici e temeva che la guerra potesse minare le fondamenta dello stato liberale. Inoltre una parte del mondo industriale sosteneva la neutralità perché avrebbe consentito di trarre vantaggi.

Le “radiose giornate” e il patto di Londra

Gli eventi precipitarono nelle “radiose giornate”, tra il 9 e il 23 maggio 1915 , quando gli interventisti organizzarono una mobilitazione della folla per chiedere l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa. Fu un colpo di stato che offrì a Vittorio Emanuele III il pretesto per concedere a pieni poteri l’unione con l’Inghilterra che era già avvenuta giorni precedenti tra Sonnino (ministro degli esteri) e la GB . Il patto era rimasti segreto- L’accordo prevedeva entro un mese l’entrata in guerra dell’Italia a fianco di Francia GB e Russia , e in cambio , in caso di vittoria , l’annessione della frontiera del Brennero e la Venezia Giulia , L’Istria e parte della Dalmazia.
Il 23 maggio l’Italia dichiarò guerra all’Austria .
Nel 1914 i liberal-conservatori credevano che l’entrata in guerra avrebbe aumentato il loro potere sui socialisti. L’entrata in guerra risultava il tentativo di voler risolvere le tensioni del paese con un atto di forza

La guerra totale

Un evento destinato a segnare un secolo

La guerra mostrò caratteri del tutto nuovi : numero di stati coinvolti , dimensioni degli eserciti impegnati , quantità delle risorse umane , materiali e tecnologie impegnate. La guerra mondiale venne subito chiamata Grande guerra

I caratteri della guerra totale

Si trattò di una guerra totale , per tre ragioni:
1- Ragioni geografiche , l’84% del globo apparteneva all’Europa e ciò rendeva di fatto la guerra un evento planetario
2- Dal punto di vista quantitativo: nessun altro conflitto aveva mobilitato così tante persone non solo al fronte , ma anche nelle fabbriche , nelle città , nelle campagne , negli imperi coloniali , per garantire la mobilitazione totale delle risorse materiali e umane disponibili. Numero di morti: morirono circa 9 milioni . Il numero delle vittime era anche il frutto della crescita straordinaria della capacità distruttive dei nuovi armamenti , sostenuta dalla ricerca tecnologica e dai processi di industrializzazione.
3-Strategica: tutte le altre guerre avevano avuto obiettivi limitati , questa aveva come posta in gioco il potere mondiale

La trincea: il simbolo della grande guerra

La guerra era ormai diventata di posizione , essa trovò il suo luogo simbolico e la sua caratteristica di fondo nella trincea: centinai a di chilometri di camminamenti scavati lungo i fronti , nei quali venivano asserragliati milioni di soldati come topi in gabbia.
Questo modo di combattere cambiò radicalmente la vita del soldato. Erano assurdi gli scontri corpo a corpo o le cariche di cavalleria: le mitragliatrici , gli obici, i mortai e più tardi carri armati e aeroplani erano i veri protagonisti della battaglia . I soldati non dovevano avere virtù marziali . Tutti erano vittime di una “inutile strage” come disse il papa Benedetto XV. L’appello non venne ascoltato.
Dal mito della guerra al genocidio
Un altro aspetto fondamentale fu quello ideologico , lo scontro veniva alimentato da un odio crescente contro il nemico . L’espressione estrema fu il massacro degli armeni perpetrato nel 1915-1916, coinvolse più di un milione di vittime . La guerra era diventata di sterminio , anticipando ciò che poi sarebbe successo nella seconda guerra mondiale.

Il 1917: guerra e rivoluzione

L’ingresso degli Stati Uniti

Il 1 febbraio il nuovo capo tedesco annunciò la guerra sottomarina illimitata , che prevedeva l’affondamento di tutte le navi che fossero entrare in comunicazione con la gran Bretagna . Vennero affondate circa un milione di tonnellate . Il due aprile 1917 venne dichiarato da Wilson che la guerra sottomarina era un oltraggio all’umanità , così l’America entrò a fianco dell’intesa il 6 aprile. Oltre alle questioni umanitarie , gli stati uniti volevano aiutare Francia e Gran Bretagna che avevano un sistema politico liberal-democratico simile a quello americano. Ci fu anche un condizionamento di tipo economico , infatti si volevano tutelare i capitali prestati all’Intesa . L’ingresso americano dette anche un’impronta fortemente ideologica , una lotta tra democrazia e assolutismo , progresso e reazione . Tra giugno e ottobre 1917 entrarono a fianco dell’Intesa la Grecia , la Cina e il Brasile.

Il fenomeno del disfattismo

Nasce un clima di disfattismo che su tutti i fronti portò insubordinazioni , ammutinamenti , diserzioni di massa. Sul fronte francese ,, nel maggio 1917 , avviene l’ammutinamento di 40.000 soldati . Anche i civili incominciarono a scioperare e persero qualsiasi ideale e spirito.

La proposta socialista

I socialisti europei tornarono contro la guerra . Già nel 1915 e 1916 si erano tenute due conferenze in Svizzera (Zimmerwald e Kienthal) concluse con l’approvazione di due documenti che avevano ribadito la necessità di una pace senza

Vinti ne vincitori

Il fronte interno: la mobilitazione autoritaria

Nel 1917 i governi dovettero arginare il malcontento al fronte e anche all’interno dello stato. Risposero con un carattere autoritario.
In Francia il comandante , ormai screditato , fu sostituito da Petain che riuscì a riportare l’ordine nell’esercito, mentre il nuovo presidente del consiglio stroncò i moti interni subordinando ogni energia al conseguimento della vittoria totale.
In Germania gli stessi problemi vennero affrontati con il rafforzamento dei poteri militari e con la militarizzazione delle industrie .
Processi simili accaddero in Gran Bretagna, Italia e negli Stati uniti.

La battaglia di Caporetto

Anche per l’Italia il 1917 fu un anno difficile , dopo alcune sanguinose e inefficaci offensive sull’Isonzo ordinate da Cadorna . Il 24 ottobre 1917 gli austro tedeschi sfondarono il fronte presso Caporetto , scatenando una controffensiva che disintegrò il dispositivo difensivo italiano. La sconfitta fu molto pesante: 100 km persi in pochi giorni , 300.000 prigionieri , intere armate in frettolosa e caotica ritirata , migliaia di pezzi di artiglieria caduta in mano del nemico , forze imperiali bloccate sul Piave , a pochi passi da Venezia .
I socialisti capirono la gravità e sostennero il nuovo governo di solidarietà nazionale , presieduto da Vittorio Emanuele Orlando. Mise al controllo Diaz. Per ottenere fiducia e facilitare l’arruolamento di altri uomini egli promise la distribuzione di appezzamenti di terra ai contadini dopo la fine della guerra. Questo più la chiamata alle armi de diciottenni della classe 1899 riuscì ad arginare la rotta delle truppe italiane.
Caporetto costituì un trauma per la società italiana anche perché mise in evidenza lo scarto tra le ambizioni della classe dirigente liberal-conservatrice di fare dell’Italia una nuova potenza mediterranea e le sue reali condizioni: un paese di semiperiferia con un’industrializzazione ancora limitata e una coesione sociale inadeguata.

La rivoluzione di febbraio in Russia

La crisi politica dell’impero arista portò alle estreme conseguenze quella frattura tra guerra e popoli che si era manifestata in tutte le nazioni. Il bilancio di tre anni di guerra per la Russia era disastroso . Al susseguirsi di disordini e manifestazioni in piazza lo zar Nicola II rispose con la violenza. L’8 marzo , la seconda domenica di sangue (dopo quella del 1905) , nella capitale di Pietrogrado (san Pietroburgo) , l’esercitò sparò sulla folla uccidendo 1500 persone.
Mentre si moltiplicavano scontri e contrasti all’interno dell’esercito tra soldati e ufficiali , la popolazione prese d’assalto carceri e caserme , liberando detenuti e distruggendo i simboli dello zarismo. La rivolta dei soldati e degli operai provocò infine l’abdicazione di Nicola II a favore del fratello Michele. Ma questi rifiutò l’incarico e così la rivolta popolare divenne rivoluzione politica.

La fine del potere zarista

Il potere fu assunto da due organi: il comitato temporaneo della duma (camera dei deputati , guidati dai liberali) e comitato esecutivo del soviet . La Duma nominò un governo repubblicano provvisorio , affidato a L’vov. La duma e il governo governato da partito liberal-democratico dei cadetti , volevano proseguire la guerra nella speranza di un successo militare che potesse aumentare il consenso popolar , e dare vita a un’assemblea costituente eletta a suffragio universale , per la fine dell’anno , che in sostanza traghettasse la Russia verso una monarchia costituzionale. Il soviet invece voleva l’uscita dalla guerra e la riforma agraria

Le correnti nel soviet e l’arrivo di Lenin

Nel soviet c’erano due correnti
1- I social rivoluzionari e i menscevichi che controllavano il soviet perché erano l’opposizione legale al governo borghese , perché credevano che la rivoluzione fosse il massimo traguardo politico raggiungibile dalla Russia
2- I bolscevichi miravano a trasformare la guerra in rivoluzione
All’inizio del 1917 Lenin , il capo dei bolscevichi , arrivò alla stazione di Pietrogrado di ritorno dall’esilio in Svizzera , accolto da una grande folla. Il girono seguente egli ruppe gli indugi e con il breve scritto noto come “Tesi di aprile “ prese posizione contro l’attendismo e sostenne la rivoluzione socialista prendendo grandissimi consensi e accusando il governo provvisorio. Il fenomeno aumentò quando il ministro della guerra , nonché il presidente dello stato provvisorio fallì in un offensiva a Galizia. Nello stesso mese si verificarono insurrezioni di soldati e marinai repressa dalle forze governative che costrinse i bolscevichi alla clandestinità , Lenin andò in Finlandia
La presa del palazzo d’inverno e la rivoluzione d’ottobre
Ci fu l’ammutinamento di intere parti dell’esercito che mostrò il segno di totale estraneità dei soldati alla guerra e della mancata legittimazione dei gruppi dirigenti. Alle elezioni di settembre i bolscevichi ebbero la maggioranza relativa. Il 9 ottobre Lenin rientrò dalla Finlandia e il giorno successivo il comitato centrale bolscevico si riunì e approvò la soluzione insurrezionali sta. Nella notte del 7 novembre le guardie rosse , corpo militare dei bolscevichi , si impossessarono dei punti strategici di Pietrogrado , compreso il palazzo d’inverno , sede del governo.
Lenin fece subito approvare la creazione del consiglio dei commissari del popolo ovvero il nuovo governo , dominato dai bloscevichi , presieduto da lui stesso e come commissario alle nazionalità scelse Stalin.

I bolscevichi al potere

Tra il 9 e il 15 novembre 1917 furono promulgate le prime disposizioni che stabilivano di giungere ad una pace senza annessioni né indennità . Negli stessi giorni venne fissata la data per l’assemblea costituente , le prime elezioni segnarono la sconfitta dei bolscevichi , vinsero i socialdemocratici ovvero il partito dei contadini, Alla prima riunione dell’Assemblea, nel 19189 la maggioranza dei membri rifiutò il governo bolscevico che sciolsero l’assemblea e diedero tutto il potere ai soviet. In realtà le redini del potere erano in mano ancora ai bolscevichi che nel 1918 divennero partito comunista

L’uscita della Russia dalla guerra

L’intesa non voleva che i tedeschi si disimpegnassero dal fronte orientale e appoggiò le forse politiche che all’interno della Russia erano contrarie alle rivoluzioni . Ci fu il trattato di brest-litovsk che costrinse la Russia a condizioni gravose: perse la Polonia , i paesi baltici e l’ucraina, circa metà degli impianti industriali .
Alla fine della guerra , la Russia era il primo stato socialista del mondo

La fine del conflitto

Il fallimento dell’offensiva austro-tedesca

La prima conseguenza dell’uscita della Russia dal conflitto fu il dislocamento delle forze tedesche dal fronte orientale a quello occidentale. Ma nel 19189 arrivarono le truppe americane che permisero la vittoria dell’intesa . Le truppe erano partite nel 1917 ma la mobilitazione fu lenta . Tra marzo e luglio 1918 i tedeschi attaccarono prima dell’arrivo degli americani e sfondarono le barriere fino al Marna come nel 1914, gli anglo-francesi seppero resistere . La lunga battaglia vide l’uso di nuovi dispositivi bellici: la “grande bertha” utilizzata dai tedeschi ( il mortaio di maggior portata con una gittata si 120 km ).

La vittoriosa controffensiva dell’intesa sul fronte occidentale

Il 18 luglio nella battaglia di Amiens le truppe dell’intesa inflissero una pesante sconfitta alle truppe tedesche che cominciarono ad arretrare. La Bulgaria si arrese a settembre e a ottobre l’impero turco chiese l’armistizio.
Gli italiani reduci da una resistenza sul Piave, sconfissero definitivamente le armate austriache nella battaglia di Vittorio veneto (29 ottobre 1918).
La disfatta degli imperi centrali era ormai compiuta.

La resa e le trattative di pace

Gli austriaci firmarono la resa il 3 novembre 19189 a Villa Giusi presso Padova .
Guglielmo II fuggì in olanda e l’11 novembre i delegati della repubblica di Weimar (il governo provvisorio) firmarono l’armistizio.
Nel 191 si aprirono a Parigi i lavori della conferenza di pace con i rappresentanti dei paesi vincitori (Francia , GB , USA e Italia) , i vinti firmarono solo i trattati .
Nacquero dissensi tra le posizioni più pacifiste di Wilson e posizioni più punitive da parte dei francesi e degli inglesi.
Scompaiono tre imperi: tedesco , asburgico , ottomano
La Germania firmò il trattato di Versailles (28 giugno 1919). Tra le negoziazioni figuravano la restituzione di Alsazia e Lorena alla Francia, lo smembramento dei possessi coloniali tedeschi , il pagamento dei danni di guerra . La Germania doveva togliere il servizio di leva e rifiutare una flotta e un esercito.
L’Austria diventa una repubblica con il trattato di Saint germain en laye (10 settembre 1919) e dovette riconoscere l’indipendenza di Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. Cedeva all’Italia il Tirolo meridionale fino al Brennero , Trieste e l’Istria meridionale , la Dalmazia entrava a far parte della Iugoslavia . La Polonia rinacque cosi dopo due secoli con zone date dalla Russia , dall’Austria e dalla Germania.
Con il trattato di sevres i territori dell’impero ottomano vennero sottoposti all’amministrazione della Francia e della GB.

La società delle nazioni

L’ultimo risultato della conferenza della pace fu la creazione , promossa dal presidente Wilson , della società delle nazioni , con sede a Ginevra . Si trattava di un organismo sovranazionale finalizzato alla conservazione del nuovo assetto territoriale uscito dai trattati attraverso metodi pacifici, tramite la cooperazione .La società avrebbe dovuto prevenire nuovi conflitti . Il disegno di Wilson rimase incompiuto , a causa dell’autoesclusione di Germania , Russia e degli stati uniti , dove il congresso , dominato da una maggioranza isolazionista non ratificò l’adesione alla società.
Alla prima guerra mondiale seguì una pace contrastata e irrisolta , in cui stentava a definirsi un nuovo ordine mondiale e che vide maturare ben presto tensioni e rivalse.
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