La crisi dell’equilibrio: la prima guerra mondiale

La formazione del sistema di equilibrio designato da Bismark, fondato su un blocco di stati alleati dominato dalla Germania, e comprendente Austria, Russia e Italia, sull’isolamento della Francia e neutralità della Gran Bretagna si dissolse dal momento in cui Bismark fu costretto a dimettersi a causa del nuovo Kaiser Guglielmo II, che al suo contrario, voleva creare una grande flotta e dedicarsi alla corsa per le colonie, conquistando Camerun, Togo e Tanganica, in Africa, incontrando l’opposizione della Gran Bretagna che voleva collegare le sue colonie dal Sud Africa all’Egitto. Inoltre questo contrasto venne alimentato dal progetto della “grande Germania” dove si voleva creare una grande nazione tedesca, a estendere il mercato interno tedesco riunificando tutti i popoli tedeschi. (Nazionalismo tedesco)

L’equilibrio europeo è anche minacciato dai popoli Balcani: croati, sloveni, cechi, ungheresi, che lottavano per la loro indipendenza contro l’Impero asburgico. Come anche la lega istituita dalla Serbia con Bulgaria, Grecia e Montenegro, fece perdere all’impero ottomano tutti i suoi possedimenti. Ottenuta indipendenza le nuove nazioni balcaniche si scontrano per definire i loro confini.

La Gran Bretagna aveva svolto il ruolo di grande potenza, però verso gli inizi del Novecento cominciò a declinare, il ciclo espansivo post crisi cominciò a terminare così da acuire la concorrenza tra i vari paesi, che volevano consolidare le loro posizioni prevalendo l’uno sull’altro. Ormai non c’erano più terre vuote da conquistare, potevano espandersi solo a scapito dell’altro. Questa situazione arrivò ad una politica aggressiva, alla corsa agli armamenti, potenziamenti di eserciti, flotte e armi, diventando così un grande affare economico per le industrie siderurgiche e belliche.

Gran Bretagna, Francia e Russia strinsero un’alleanza a causa del timore che la Germania potesse divenire la più grande potenza. Così la Germania si alleò con l’Austria, appoggiate dall’Italia. Questo sistema di alleanze prevedeva una rete di stretti rapporti in cui se uno stato entrava in guerra con un altro, allora dovevano entrare in guerra anche tutti gli altri. L’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando da parte di uno studente serbo fece precipitare verso la guerra una situazione internazionale, fu un’occasione, un pretesto che fece crollare gli equilibri.

Il contesto conflittuale non ci fu soltanto a causa di fenomeni politici e economici ma anche ideologici e culturali. Si affermarono nuovi movimenti reazionari come i nazionalisti. L’idea di nazione era molto lontana da quella tradizionale, i nazionalisti erano antiliberali, antidemocratici, avevano un aspetto imperiale, tendevano al potenziarsi della propria nazione, espandersi, conquistare anche spiritualmente. In Italia venne fondata da Corradini e altri l’Associazione nazionalista italiana, che reclamava il potere della borghesia contro la minaccia del popolo.

Queste posizioni nazionaliste successivamente si estesero ai ceti medi urbani così il nazionalismo contribuì ora al processo di integrazione dei popoli nella patria. Ci fu una comunanza di intenti tra nazionalisti e liberali che però conteneva contraddizioni e portava al disgregarsi dello stato italiano: l’avversione alla democrazia e all’uguaglianza in favore all’affermarsi dell’aristocrazia; avversione alla pace in favore di una guerra rigeneratrice. Dunque la guerra era vista come un occasione di sviluppo del territorio.
Questa crisi di valori portò dunque alla guerra, fenomeno che incluse un dubbio per gli intellettuali, se partecipare o meno al conflitto. C’è chi come Rolland o Croce, che sostiene che gli intellettuali devono dedicarsi comunque allo studio perché esso è superiore alla guerra. Un'altra tendenza, soprattutto in Germania, si affermò tra gli intellettuali, la partecipazione alla guerra soprattutto per rompere l’accerchiamento delle potenze europee, per infondere i valori tedeschi, la cultura tedesca al posto dei rozzi valori della Francia.
L’attentato di Sarajevo permise all’Austria - Ungheria (che voleva placare i popoli Balcani) e alla Germania (che voleva travolgere la Francia) di iniziare una guerra. L’ultimatum che l’Austria lanciò alla Serbia fu durissima, prevedeva: -fine alla propaganda anti austriaca –rimozione delle persone che avevano partecipato a quella propaganda –partecipazione di funzionari austriaci alle indagini sull’attentato. La Serbia accettò l’ultimatum ma nonostante ciò l’Austria le dichiarò guerra. La Russia temeva un’ espansione dell’Austria nei Balcani così appoggiò la Serbia. Germania dichiara guerra alla Russia e alla Francia a fianco del quale invece entrano gli inglesi e il Giappone.

La Germania invase gli stati neutrali del Belgio e Lussemburgo, per arrivare facilmente in Francia, così il governo francese si spostò a Bordeaux. L’esercito francese nella battaglia lungo il fiume Marna allontana i tedeschi, che iniziarono a retrocedere e a combattere con le trincee. La vittoria avviene:
• grazie all’appoggio inglese,
• all’avanzata troppo rapida dei tedeschi che li fece disgregare,
• all’invasione della Prussia da parte della Russia che costrinse i tedeschi a inviare truppe anche lì. Qui la russia vinse l’Austria così da riequilibrare le sorti del conflitto.
Al fronte occidentale e orientale si aggiunse quello del Mare del Nord, dove la Gran Bretagna bloccava i rifornimenti di cibo e merci diretti in Germania, causando denutrizione e alta mortalità, la Germania rispose con una guerra sottomarina tentando anche di bloccare i rifornimenti diretti in Gran Bretagna da parte dell’America (episodio importante: L’affondamento del piroscafo Luisitania su cui viaggiavano tanti americani), quest’ultima minacciò di entrare in guerra e per evitare quest’eventualità la guerra sottomarina venne attenuata.
Per il momento la guerra riguardò solo paesi europei, successivamente Bulgaria entrò a fianco degli imperi centrali (Austria e Germania), mentre Portogallo, Romania e Italia con l’intesa (Russia, Francia e Inghilterra). L’intervento italiano aprì un nuovo fronte, meridionale.
Inizialmente l’Italia era neutrale, perché allo scoppio della guerra viveva la “settimana rossa” che prevedeva la repressione del governo a causa degli scioperi operai. La scelta di essere neutrale dell’Italia era basata su tre ragioni:
• La triplice alleanza con Germania e Austria aveva un carattere difensivo.
• Al momento dell’ultimatum alla Serbia l’Italia non era stata consultata.
• Nel caso in cui l’Austria avesse occupato altri territori Balcani l’Italia non avrebbe tratto vantaggi territoriali.
Contraria alla guerra era anche una maggioranza liberale guidata da Giolitti.
Poi c’erano maggioranze della destra liberale che volevano la guerra per accentuare il carattere autoritario dello stato (Salandra e Sonnino). Si doveva scegliere tra la neutralità, che permetteva all’Italia di rifornire i paesi di entrambi i blocchi conflittuali traendo vantaggi, e l’intervento a fianco dell’ Intesa, per ridurre la presenza del capitale tedesco nelle industrie italiane.
Favorevoli all’intervento erano anche settori del sindacalismo rivoluzionario e socialismo rivoluzionario, poiché credevano che la guerra avrebbe aumentato gli scontri sociali.
Il fronte interventista dunque si allargava sempre di più anche perché la guerra contro l’Austria era vista come un completamento del ciclo delle guerre di indipendenza.
Invece il fronte neutrale era costituito da cattolici (non volevano combattere lo stato cattolico dell’Austria), liberali, socialisti e i vari strati della popolazione.
Sonnino stipulò un patto di Londra all’insaputa del parlamento, che impegnava l’Italia a entrare in guerra a fianco dell’Intesa.

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