Dall'età Giolittiana alla fine della Guerra e la Rivoluzione Russa.

29 luglio 1900: Regicidio: Un anarchico (Gaetano Bresci) uccide re Umberto I a Monza a causa della rigida politica del re, che solo due anni prima aveva ordinato la repressione sociale a Milano quando il popolo chiedeva solo da mangiare perchè era arrivato alla miseria.
Si apre la questione sociale, comincia ad esserci un progresso economico a favore delle classi possidenti. (Nel sud c'era il fenomeno del brigantaggio).
BRIGANTAGGIO: Si intende una forma di banditismo armato, già presente nell'età borbonica ma che si sviluppò nell'età risorgimentale. Con l'aiuto dello Stato Pontificio e dello stato Borbonico in esilio, la ribellione fu condotta principalmente da ex militari borbonici che a causa dei problemi sociali si opposero allo stato. Fu caratterizzato da bande di malfattori, riunite sotto l'autorità di un capo che attentavano a mano armata a persone e proprietà. Fu la rivolta dei contadini contro i proprietari terrieri. Queste forme di proteste furono represse molto violentemente.

Il nuovo re, Vittorio Emanuele III (1900), capì di aver compreso la lezio dell'assassinio del padre e, per questo, rinunciò alla politica repressiva e autoritaria.
Capì quindi che c'era il bisogno di introdurre delle riforme sociali per ottenere una pacificazione nazionale.
Affidò l'incarico di formare un nuovo gonverno a Zanardelli, esponente della Sinistra democratica e progressista.
Giovanni Giolitti divenne ministro dell'interno.
Giolitti basò il suo ruolo su una riforma dello stato, che avrebbe dovuto riguardare l'unione fra una buona intesa burocratica e l'aumento del consenso nei confronti del governo. Questo si sarebbe ottenuto con l'avvicinamento delle grandi masse popolari alle istituzioni.Per questo, Giolitti:
- Non represse con le forze gli scioperi e le manifestazioni (Solo se ci fossero stati grandi disordini pubblici)
Lasciò una libertà di riunione ed associazione. Favorì così le organizzazioni di lavoratori.
Giolitti fu circondato da molte male ombre. Lo chiamarono “Ministro della malavita”. Questa età si chiama età giolittiana perchè fu lui ad ispirare la svolta politica, ma non sarà l'unico presidente del consiglio.

LO SVILUPPO DELL'INDUSTRIA ALL'INIZIO DEL 20ESIMO SECOLO.
La borghesia imprenditoriale del nord approfittò della fine del protezionismo e garantì all'Italia un decollo economico. In questo periodo l'Italia iniziò ad inserirsi fra le potenze industriali.

Ci fu un riordino del sistema Bancario, successivo allo scandalo della banca di Roma che portò alla costituzione della Banca d'Italia (1893).
Ci fu una ristrutturazione e un rilancio delle imprese siderurgiche.
Fu importante anche lo sviluppo dell'industria elettrica. Furono importanti gli impianti idroelettrici, credettero che il “carbone bianco” (L'acqua), potesse sopperire alla dipendenza dall'estero che l'Italia aveva di carbone nero. Fu importante l'industria della Ediso, fondata da Giuseppe Colombo.
Fu importante anche l'industria meccanica.
Si sviluppò il settore cantieristico. 1903 – L'ansaldo di Sampierdarena divenne una società.
L'industria pensate conobbe un particolare rilancio.
Sviluppo dell'industria meccanica leggera: Costruivano macchine agricole, armi, macchine da cucire, macchine da scrivere. - 1908: Nacque la Olivetti.
La maggiore novità fu l'esordio dell'industria automobilistica. Nacque la FIAT (Fabbrica italiana automobili torino), fondata nel 1899 da Giovanni Agnelli. Nacque poi la Lancia e la Alfa.
Fu importante anche il settore tessile, chimico ed estrattivo.
Nacque così un'importante “triangolo industriale”, compreso fra Genova, Milano e Torino, che ospitò il più importante decollo industriale italiano. Nel 1911 si registrarono un milione di addetti all'industria (La metà della totalità nazionale).

SVILUPPO DEI MOVIMENTI OPERAI:
Ci fu uno sviluppo delle organizzazioni sindacali e le politiche legate al movimento operaio.
1901: Federazione italiana dei lavoratori della terra (Federterra): Era l'unione di diverse leghe socialiste presenti nelle campagne.
1906: Confederazione generale del lavoro (CgdL) per i lavoratori delle fabbriche. Fu il primo gande sindacato nazionale in italia.

Fu il partito socialista ad assumere la guida del movimento operaio. Furono molto attive e guadagnarono 12 seggi alle elezioni del 1895 ed incrementarono sempre di più il numero dei deputati.
“Municipi rossi”: Svolgevano l'attività amministrativa, ed erano conquistati elettoralmente dalle sinistre.
Tutto il movimento dei lavoratori era accompagnato da un'azione propagandistica delle idee Marxiste.
Il partito socialista diffondeva le proprie idee sul giornale “L'Avanti!”, nato a roma nel 1896 e diretto da notevoli intellettuali come Bissolati e Treves, e sosteneva anche in italia un impegnato dibattito teorico.
Di questo dibattito teorico divenne strumento la rivista “Critica sociale” diretta da Filippo Turati e la sua compagna Anna Kuliscioff.

LE FORZE DELL'ESTREMA:
Il partito socialista si divise in:
1. Una corrente riformista detta Minimalista. (Riformisti): Volevano trasformare la società con delle riforme. Volevano che i comunisti facessero delle riforme. Filippo turati fu un socialista riformista.
2. Una corrente rivoluzionaria detta Massimalista: Programma di masse. Si deve arrivare alla rivoluzione. Non ci deve essere nessun legame con il governo. Due figure di spicco furono Leonida Bissolati (Fortemente anticlericale, voleva l'abolizione della religione nelle scuole). E ci fu Benito Mussolini (Anche lui fu fortemente anticlericale, arrivò persino ad accoltellare un prete.)
L'anima del partito socialista fu a lungo Filippo Turati, che seppe capire gli umori e difenderne l'unita, nonostante quelle propensioni riformiste. Nel 1900, il PSI, presentò un programma minimo di riforme:
Suffraggio universale.
Imposta progressiva sui redditi.
Settimana lavorativa di 36 ore.

Intennità parlamentare. (Il dare periodicamente una somma di denaro ad ogni membro del parlamento.)
Affidamento delle terre incolte ad una cooperativa di contadini.
La crescente importanza del partito socialista li spinse a distinguersi ed identificarsi sempre di più con l'opposizione di sinistra, che comprendeva anche anarchici, repubblicani e radicali, con cui i socialisti avevano avuto momenti di iniziativa politica comunqe. Specialmente contro le soppressione proposte dai conservatori in occasione di scioperi o manifestazioni.
L'anarchismo (Localizzato nell'area toscana nord-occidentale/Emilia) si caratterizzava per un'astensionismo elettorale, e per il fatto che riproposero il metodo rivoluzionario e gli attentati terroristici. (Tutto questo era stato condannato dai socialisti, nato da una scissione con gli anarchici.) Mussolini faceva parte degli anarchici.
I repubblicani erano figli delle tradizioni mazziniane, e avevano in mente un modello organizzativo interclassista. Divennero un partito a Milano, nel 1895. Il primo leader fu Pietro Nenni.
I radicali avevano come punto di riferimento Agostino Bertani, un uomo che aveva parteciapato alle battaglie risorgimentali (Le cinque giornate, la spedizione dei mille) e avevano anche come punto di riferimento Cavallotti, giornalista avversario di Crispi. Questa corrente si ispirava alle idee risorgimentali ed era legata alla massoneria. Rimase a metà strata fra partito moderno e mondo dei notabili, e non trovò mai un ampio seguito fra le masse, poiché erede delle élite intellettuali. I radicali oscillarono fra opposizione e partecipazione al governo.
Tutte queste forze, compresi i comunisti, vennero chiamati con il linguaggio politico del tempo: L'estrema.

GIOLITTI AL GOVERNO. POLITICA MOVIMENTO OPERAIO.
La politica giolittiana avvantaggiò particolarmente il movimento operaio che, durante i primi anni del secolo, poteò sfruttare la maggiore disponibilità degli industriali e investire nel miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche. Le camere di lavoro passarono da 14 a 76 in soli due anni.

1902: Zanardelli introdusse l'obbligo di riposo settimanale e i 12 anni di età come età minima per entrare nel mondo del lavoro.
1903: Zanardelli morì e gli succedette Giolitti. Continuò quella politica di apertura nei confroni dei lavoratori fino a proporre a Turati e ai radicali di entrare nel nuovo governo. Però non successe con l'opposizione più radicale del partito. Ma comunque i socialisti sostenettero il governo di Giolitti, ogni volta che si trattava di sconfiggere l'opposizione dei moderati e conservaotir.
Ci fu un crescente peso della corrente massimalista. Infatti, nel 1904 i massimalisti prevalsero.
L'esito fu la proclamazione del primo sciopero generale della storia italiana. Questo però si rivelò un fallimento poiché ci furono poche adesioni e perchè Giolitti non esitò ad andare a nuove elezioni, riuscendo a ridimensionare il peso dell'estrema in parlamento.
I socialisti videro nascere all'interno della corrente di sinistra, i sindacalisti rivoluzionari. (Anarcosindacalisti) che dettero vita a violente agitazioni nella pianura padana e fecero nascere L'unione sindacale italiana, in contrapposizione alla CGdL, ritenuta troppo riformista.
RIFORME DELL'ETà GIOLITTIANA.
Dopo un breve governo di Sidney Sonnino, Giolitti tornò al potere nel 1906 e vi restò tre anni. Ci fu un'altra pausa e torno a govenrare fra il 1911 e il 1912. In questi due periodi lui impostò la sua attività riformista su due principali linee guida:
Il rafforzamento del controllo dello stato sull'economia e l'amministrazione pubblica.
Il coinvolgimento e il sostegno politico della borghesia imprenditoriale del nord e delle organizzazioni dei lavoratori, socialiste e cattoliche.
Inoltre fu finalmente portata a termine la nazionalizzazione delle ferrovie, costata cara allo stato. Fu modernizzato il servizio delle poste. Iniziò l'istruzione elementare in gran parte dell'italia.
Nel 1912 fu istituito il monopolio statale sulle assicurazioni a vita.
Fino ad allora fu gestito da compagnie straniere ed ora affidato all'istituto nazionale delle assicurazioni. (Ina).
Ci fu uno sviluppo dell'impegno pubblico: Crebbe la sindacalizzazione di ferrovieri, impiegati postali, burocrati che si impegnarono per ottenere il loro diritto di sciopero. Giolitti seppe conciliare questa politica con un buon andamento delle finanze e una tenuta del valore della moneta.
POLITICA DEL MEZZOGIORNO.
Quel riformismo non ebbe successo nel mezzogiorno che era il punto di debolezza della politica giolittiana.
Per esempio, a nord la politica di ordine pubblico fu tollerante, mentre al sud vennero repressi sanguinosamente tutte le manifestazioni, si utilizzarono persino le armi.
Duante quel periodo, ci fu una tesi che sostenette che il nord si arricchì dopo aver sottratto qualsiasi ricchezza al sud con una politica fiscale inequa, e con una dipartizione degli investimenti sbilanciata a vantaggio del nord.
Questa idea di sfruttamento del meridione trovò i suoi rappresentanti in Nitti e Luigi Sturzo, sacerdote di Caltagirone.
Comunque, a causa dell'emigrazione di massa che caratterizzò l'inizio del 1900, impoverì notevolmente le regioni meridionali poiché tolsero braccia utili per il lavoro.
Per contrastare questa situazione di degrado del mezzogiorno, Giolitti prese iniziative i cui effetti positivi vennero annullati dal terremoto del 1908 che colpì e rase al suolo Reggio Calabria e Messina, costringendo lo stato ad utilizzare le risorse limitate per l'intera area meridionale dell'italia.

LA POLITICA ESTERA DI GIOLITTI E LA CONQUISTA DELLA LIBIA.
Giolitti fu molto prudente in materia estera e si concentrò principalmente sui problemi interni del paese. In seguito alla conferma della triplice alleanza, l'Italia firmò con Parigi un accordo che mise fine alla guerra doganale provocata dal protezionismo di De Pretis.
L'intervento in Cina aveva fruttato una base commercialie a Tien Tsin.
Tutto ciò permise all'italia di riprendere un'attività coloniale che si concretizzò in guerra con la conquista della Libia (Attualmente Tripolitania e Cirenaica).
L'impresa fu preparata con un graduale avvicinamento alla Francia.
Nel 1902, Giolitti strinse con accordo per la divisione delle sfere di influenza in Africa. L'italia non si sarebbe opposta alle mire coloniali del francesi nei confronti del marocco. E la francia non si sarebbe opposa all'invasione italia dei territori africani appartenenti agli ottomani.
Nel 1910 venne attuata un'intensa campagna di stampa che riuscì a convincere anche i più scettici, come i giornalisti del Corriere della Sera che la guerra avrebbe avuto degli effetti positivi.
Furono però ostili i massimalisti, la maggioranza del partito socialista.
Furono i nazionalisti a sostenere la conquista. Ci fu anche la voce favorevole di Giovanni Pascoli e Gabriele d'Annunzio.
1911: Giolitti capì che l'impresa coloniale avrebbe avuto motivi strategici, era per evitare che le sponde africane divenissimo completamente dei francesi e degli inglesi.

Settembre 1911: L'italia dichiarò guerra algli ottomani. Furono occupate le coste, ma l'invasione della libia non fu così rapida, poiché incontrarono la resistenza dell'esercito e delle popolazioni locali.
L'italia spostò la guerra sull'egeo ma fu la ripresa della guerra nei Balcani a indurre Istanbul a firmare l'accordo di pace di Ouchy nel 1912. - Questa fu chiamata Pace di Losanna:
Prevedeva l'abbandono delle terre libiche da parte degli ottomani, e il ritiro italiano dalle isole. Fu l'inizio della guerra a comportare il ritiro delle truppe e a limitare il dominio italiano alle zone costiere.
La guerra era costata la perdita di circa 3 mila soldati e la Libia si rivelò essere molto povera di materie prime e difficilmente coltivabile. Però il prestigio dell'italia fu rafforzato e questa conquista confermò la debolezza dell'impero ottomano.
Questa guerra divide ulteriormente il partito socialista, e una parte di loro segue Giolitti (Massimalisti, non MUSSOLINI). Da qui nasce una nuova concezione.
Come esistono nazioni ricche e povere, l'Italia ha il diritto di arricchirsi e quindi doveva conquistare la Libia.


I CATTOLICI E LA POLITICA:
Durante gli ultimi anni del Governo, Giolitti si avvicinò ai cattolici, un fronte che si era evoluto particolarmente nei primi anni del secolo.
Il movimento Democristiano mise in discussione la chiusura dello stato nei confronti dei cattolici e i democratici-cristiani erano divisi in due schiaramenti:
1. I moderati: Tipo il giornalista Filippo Meda, che sosteneva che ormai era impossibile una pacificazione che portasse i cattolici nello stato.
2. I Radicali: guidati da Romolo Murri, fondatore della rivista “La cultura sociale” e della Lega Democratica Nazionale, che riprendeva i toni accesi dello stato liberale e era poco proponeso all'ammorbidimento diplomatico di Meda. Proponeva ai cattolici una forte critica sociale nei confronti del capitalismo borghese. Si differenzioarono per il loro conservatorismo.

Le scissioni interne dell'Opera dei congressi (Associazione che raccoglieva le maggiori associazioni cristiane di assistenza sociale), portarono al suo scioglimento e Pio X fece sospendere Murri dal sacerdotizio e lo scomunicò che essere stato eletto deputato del gruppo radicale.
Giolitti preferì collaborare con i cattolici moderati come Meda. I cattolici sostenevano la maggioranza liberale ogni qualvolta che veniva messa in difficoltà dai socialisti.
Giolitti quindi cercò di trovare sostegno nella maggioranza così come aveva fatto con i socialisti, ma non capì che ormai i tempi erano cambiati.

LA CADUTA DI GIOLITTI.
Nel 1912 giolitti riuscì a far approvare da un'ampia maggioranza una riforma elettorale che avrebbe avuto un impatto rivoluzionario sulla politica italiana.
Suffraggio universale maschile: Il diritto di voto fu esteso a tutti i cittadini maschi che avressero compiuto trent'anni, oltre a tutti i maggiori di 21 che avessero avuto i requistiti. Oppure tutti coloro che avevano prestato servizio militare. Aveva mandato tutti in guerra, togliendo mani utili a lavoro, e questa era una specie di ricomensa.
Fu istituita l'indennità dei deputati: Per questo, gli elettori divennero circa un quarto della popolazione italiana. Questo però non fu un vero e proprio stipendio.
Dopo lo scontro della Libia, Giolitti fece sciogliere le camere per poi tornare alle elezioni, in cui arrivò il momento in cui i cattolici avrebbero dovuto sostenere Giolitti.
Sempre nel 1912, con il congresso socialista di Reggio Emilia, i massimalisti ebbero ancora la meglio ed espulsero alcuni esponenti come Leonida Bissolati e Bonomi che avevano appoggiato la guerra di Libia e avevano proposto la trasformazione del partito sul modello del “Labour Party” inglese.
Questi due fondarono il Partito Socialista Riformista Italiano. Tra i dirigenti ci fu Benito Mussolini, un'attivista Romagnolo che prese la direzione dell'Avanti! E fu promotore di un'impostazione rivoluzionaria ed antiriformista.
Per paura che i moti rivoluzionari prendessero piede, Giolitti strinse un accordo con Gentiloni (Patto gentiolini). Lui era il presidente dell'Unione Elettorale Cattolica, che orientava le scelte dei cattolici alle amministrative, nei limiti concessi dalla gerarchia ecclesiastica.
Giolitti ottiene il sostegno dei cattolici non varando una legge sul divorzio, garantendo l'istruzione elementare e mantenendo l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
Il Non Expedit fu sospeso in 330 collegi.
E' grazie a questo che le elezioni furono un successo per Giolitti, però anche l'Estrema si rafforzò. 20 dei 48 candidati entrarono in parlamento.
Nel 1914, giolitti di dimise ancora e gli subentrò Antonio Salandra.
Giugno 1914: Settimana rossa, un moto insurrezionale scoppiato ad Ancona contro il militarismo e i preparativi alla guerra. Ci furono manifestazioni contro il governo, scontri, vittime e assalti contro edifici pubblici. Questi moti si estesero in tutta Italia, destando preoccupazioni di tutte le forze conservatrici.
Però l'entrata in guerra distolse il governo dai problemi interni. La partecipazione alla guerra pose fine all'epoca giolittiana.

LE ORIGINI E LO SCOPPIO DELLA GUERRA:
La prima guerra mondiale segna l'inizio del “secolo breve”, inizia la vera storia del 1900. (1914 – 1989, caduta del muro di Berlino).
1914 – Inizia la società di Massa, che mette in crisi Giolitti. Giolitti comunque cercava di ottenere i favori di tutti, non era interessato ai governi cattolici.
L'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915.
IMPERO AUSTRO UNGARICO: Era una nazione molto progredita. (Il nord, Milano, era molto più progredito rispetto a roma.) Si dissolve con la prima guerra mondiale.
IMPERO OTTOMANO: Fu un impero vastissimo che si dissolse con la prima guerra mondiale e la dissoluzione porterà alla creazione di nazioni del tutto nuove. (Tipo la Turchia, un paese Mussulmano, cioò non governato dalla religione.)
IMPERO RUSSO: Si dissolve anche questo impero dove con la rivoluzione d'ottobre cade il potere Zarista e i Romanov vengono cacciati. Questa rivoluzione d'ottobre influenza molto anche l'Italia).

Giolitti non vuole la guerra, infatti riesce ad ottenere pacificamente Trento e Trieste. Però i nazionalisti vogliono la guerra. Lo prenderanno anche a pomodorate.
Giolitti quindi viene tolto dal governo e Sidney Sonnino stipula segretamente con gli inglesi il Patto di Londra.
Se l'Italia fosse intervenuta a favore dell'Inghilterra, la triplice intesa avrebbe concesso all'italia Trento, Trieste, la venezia Giulia e una parte della Dalmazia, più la sovranità del Dodecanneso. Promisero anche territori in Asia Minore e alcune colonie in Africa.

L'italia entra in guerra nel 1915, mentre la guerra era scoppiata un anno prima per cause geo-etniche:
CAUSA OCCASIONALE: Attentato a Sarajevo di Francesco Ferdinando e di sua moglie (I sovrani austroungarici) da parte di un sovietico, Gavrilo Pirincip.
L'italia entra in geurra principalmente per rivendicare Trento e Trieste. Tutto era pronto per entrare in guerra, l'unico impedimento era quello che bisognava ottenere che la maggioranza in parlamento approvasse il patto di Londra. Quando gran parte dei deputati inizia a sostenere Giolitti, Salandra rassegna le dimissioni (13 maggio 1915).
3 maggio '15: Dopo il distacco formale dalla Triplice, ci furono manifestazioni interventiste che si fecero sempre più prepotenti e a volte violente:
Le piazze si schierarono in quelle che vennero chiamate le “Gloriose giornate di maggio”, delle violente manifestazioni pubbliche.
Vittorio Emanuele III respinse le dimissioni di Salandra e il parlamento fu costretto a scegliere fra adesione alla guerra o delegittimazione del governo e del sovrano.
Venne così firmato il patto di Londra. Il 24 maggio 1915, Salandra dichiara guerra all'Austro-ungheria.
L'Italia entra in guerra anche per motivi sociali. In quel periodo D'annunzio diete inconsciamente via al Fascismo anche se lui non fu fascista. E' il fascismo ad essere d'annunziano.
Benito mussolini: E' un socialista rovoluzionario. Pensa che la prima guerra mondiale serva a dare il colpo di grazia all'impero e a rivoluzionare il socialismo. Mussolini fu un grande giornalista anche se il suo primo lavoro fu quello del maestro elementare.
1902: Fu costretto a scappare in Svizzera perchè provò ad accoltellare un prete.
Il pensiero di Mussolini è quello di Lenin che poi farà scoppiare la rivoluzione russa.
Il partito socialista non voleva la guerra e per questo viene espulso dal partito. Mussolini abbandona anche la direzione de “l'avanti!” e va in guerra.
Con la prima guerra mondiale finisce anche la Belle Epoque. Inizia un nuovo mondo che vuole democrazia e libertà. (Sono conseguenze che paghiamo ancora oggi).
1917: L'Austria-Ungheria non vuole ancora gettare le armi, inizia ad utilizzare le prime arme chimiche.
La prima guerra mondiale presenta 3 nuovi elementi:
1. E' mondiale.
2. E' una guerra fra il vecchio e il nuovo mondo.
3. Viene introdotta la realtà industriale. La seconda rivoluzione industriale porta alla creazione delle prime bombe e di macchine che possano fare il lavoro dell'uomo. Vengono anche create le prime armi chimiche. A causa dei gas utilizzati dagli austro-ungheresi, quasi tutti i soldati tornarono in patria ciechi.
Sul trono del papato sale Benedetto XV: Prende posizione contro la guerra.
Sturso, sacerdote, fonda le banche in Sicilia, principalmente per cercare in qualche modo di risanare i danni della questione meridionali. Queste banche prestavano i soldi ai piccoli propietari terrieri per mandare avanti le proprie “aziende familiari”.
Sturso si candiderà anche come vice Sindaco di Caltagirone. (Da qui viene il simbolo dello scudo crociato.
1919: Appello ai liberi e i forti.
Libertà di insegnamento.
Non faceva cenno alla questione romana.
Diritto di rivendicare la scelta religiosa.
Nasce poi il partito popolare italiano (PPI) che non ha nessuna definizione cattolica.
Sturso sarà un grande avversario di Mussolini.
La prima guerra mondiale porta ad uno sfaldamento geopolitico.
Nascono delle nazioni artificiali, senza storia (Tipo la ceco-slovacchia). Vengono unite tantissime etnie diverse senza il loro consenso.
Dopo la guerra c'è una fortissima crisi economica.

RIVOLUZIONE RUSSA:

Il 1917 rappresentò l'anno della svolta. Fu l'anno più terribile per la guerra. Nessuno ormai sembrava più ìn grado di opporsi al conflitto. Doveva essere una guerra lampo ma così non è stata. In ogni paese la situazione era grave ma la crisi precipitò per prima nell'impero Zarista.
La Russia era un paese prettamente agricolo e pieno di contadini, nonché uno dei più arretrati in Europa/Asia. La maggior parte di questi contadini erano stati arruolati per andare in guerra e quindi avevano tolto delle braccia necessarie per il sostentamento della vasta popolazione Nordica. Il popolo ormai era arrivato alla fame.
Per Marx, la rottura rivoluzionaria sarebbe stata inevitabile poiché con la crisi, i grandi proprietari terrieri avrebbero fagocitato i piccoli proprietari terrieri e questo avrebbe portato ad un consumismo sfrenato.
La rivoluzione russa scoppia sui principi Marxisti.
Il 12 marzo 1917, a Pietrogrado, uno sciopero generale degenerò in una grande manifestazione contro il potere Zarista. Anche i soldati non ascoltarono gli ordini imposti di reprimere la sommossa e si ribellarono, partecipando alla manifestazione.
La rivolta si diffuse in altre città ed il 15 marzo nacque un gonverno provvisorio di stampo liberale, governato da Georgij L'vov.
Lo Zar Nicolaij II fu costretto ad abdicare in favore del fratello Michele che però rifiutò il trono a causa della situazione creatasi.
IL GOVERNO VA IN MANO ALLA DUMA, il parlamento.
Nello stesso momento, nel paese, prendeva piede il movimento dei Soviet (Consigli di Fabbrica), sono praticamente gli operai che auto-gestiscono le fabbriche.
Nacquero due poteri diversi, espressione dei programmi politici fortemente constrastanti. I Soviet erano formati da Socialrivoluzionari a cui si affiancarono i Socialdemocratici, a loro volta divisi in:
Menscevichi: Erano in minoranza, erano favorevoli alla collaborazione con le forze liberaldemocratiche.
Bolshevichi: Erano apertamente rivoluzionari, sarà la parte costituente del comunismo sovietico.
Il crollo dell'apparato zarista provocò degli scompensi generali all'interno di tutto il paese:
Nelle campagne, molti contadini cominciarono a ribellarsi contro i loro propietari terrieri.
Nelle fabbriche, i consigli di operai contestavano il potere imprenditoriale straniero.
I soldati si rifiutavano di obbedire agli ufficiali.
La Russia non era più in grado di partecipare alla guerra, nonostante avesse cercato di mantenere tale impegno a fianco dell'Intesa.

ENTRATA IN GUERRA DEGLI STATI UNITI:
L'intesa aveva preso bene la fine dell'impero Zarista e il presidente americano, Wilson, potè entrare in guerra senza più alcun problema. Gli americani erano apparsi come isolazionisti poiché contrari sia ai tedeschi ma anche al dispotismo degli Zar in Russia.
Wilson era stato eletto nel 1916 con un programma pacifista ma fu costretto ad entrare in guerra a causa della minaccia dei sottomarini tedeschi che avevano violato l'egemonia diplomatica statunitense. Infatti, i tedeschi spinsero in Messico, luogo che gli americani consideravano loro area di influenza.
6 aprile 1917: Gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania. Wilson dichiarò che non avrebbero combattuto, il loro intento era liberare i loro mari dall'invasione tedesca e di fondare un nuovo ordine internazionale basato sulla pace.

LA ROTTA DI CAPORETTO:
Gli eventi russi portarono ripercussioni in tutti i paesi coinvolti nel conflitto, in particolare in Italia, dove i socialisti si erano dichiarati subito contrari all'intervento.
Agosto 1917: Ci furono delle sommosse fra gli operai di Torino che furono represse violentemente causando 41 morti e una lunga serie di condanne penali.
24-24 ottobre 1917: le truppe austriache sferrarono una massiccia offensiva tra Caporetto e Tolomino. Ci furono brevi ma concentrati bombardamenti di artiglieria, e riuscirono ad aggirare lo schieramento italiano. La ritirata si dimostrò essere una scelta disastrosa. Ci furono almeno 40mila vittime fra morti e feriti, 280 prigionieri e 350 mila sbandati, e ci fu la perdita di quasi tutta l'artiglieria.
Il fronte italiano arretrò dall'isonzio al Tagliamento e al Piave, e, per ristabilire la disciplina vennero adottati dei metodi drastici, compresa la fucilazione degli ufficiali che non erano riusciti a tenere uniti i reparti durante la ritirata. Prima della sua rimorzione, l'ufficiale Codorna addossò la sconfitta alle truppe, solo più tardi si scorpriono gli errori di comando.
In seguito, i soldati riuscirono a trovare la propria motivazione. Riuscirono a resistere sul Piave e sul Monte Grippa, e mano mano il paese guadagnava una coesione patriottica mai vista prima.
Si insediò poi un governo di coalizione nazionale, presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, giurista siciliano più volte ministro con Giolitti. Egli raccolse attorno a sé le forse precedentemente ostili alla guerra, come i socialisti capitanati da Turati, che concessero la loro solidarietà per la difesa nazionale.

ULTIMO ANNO DI GUERRA:
Lenin era in esilio già dal 1917. Aveva già provato a far scoppiare la rivoluzione ma nel 17 si trovava in esilio in Germania. Sarà proprio la Germania ad aiutare Lenin a tornare segretamente in Russia, con la speranza che, una volta scoppiata la rivoluzione, si sarebbe ritirata dalla guerra.
Di quel caos generale, ne approfittarono Lenin e i Bolshevichi. Mentre il governo Kerenskij cercava di mantenere democratica quella protesta, i bolshevichi cercarono di capire le più diffuse aspettative del popolo:
Erano Pane, terra ai contadini, fabbriche agli operai e la pace.
Secondo Lenin, la Russia poteva facilmente passare alla fase di rivoluzione socialista e a proclamare la repubblica dei Soviet.
A luglio 1917 una sommossa bolshevica fallì, e Kerenskij mandò Lenin in Finlandia, credendolo un'agente segreto tedesco.
A settembre Lavr Karnilov rinanciò la proposta di rivoluzione e lui, capo dell'esercito, tentò di assumere il controllo della capitale.
Nel frattempo, l'atteggiamento ambiguo di Kerenskij che ritirò il suo appoggio all'intervento, permise di riguadagnare consensi ai bolshevichi.
Lenin torna in patria giusto in tempo per l'assalto al palazzo d'inverno del 6-7 novembre 1917 (24-25 ottobre secondo il calendario russo).
Kerenskij fu costretto alla fuga e si instaura un potere comunista assoluto.
Ci fu una grande dittatura e la figura più importante fu quella dei Soviet, gli operai che gestiscono le fabbriche. Il partito comunista subentra allo stato e lo domina. C'e' anche una presenza del comunismo nel privato.
In Russia nacque il centro di tutto il comunismo mondiale. Creano “L'internazionale comunista” a cui dovevano rispondere tutti i partiti comunisti nazionali.
I primi atti di questo governo rivoluzionario furono un decreto sulla terra, che:
Proclamava l'abolizione della proprietà privata e la assegnava alle famiglie lavoratrici, le quali avevano già provveduto ad impossessarsi delle terre dei grandi proprietari terrieri.
Pietrogrado, Berlino e Vienna stipularono l'armistizio il 25 dicembre 1917 e ottenerono la pace il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk, ai confini della Polonia. La Russia pagò le dure conseguenze imposte dai tedeschi.
Perse circa un quarto dei vecchi territori europei del vecchio impero zarista, comprese la Polonia, Bielorussia e Ucraina.
Furono delle perdite durissime perchè in queste regioni c'erano incentrate la metà della produzione agricola del paese, quella metallurgica e carbonifera. Non era possibile opporsi a tutto questo.

Quasi per “vendicarsi”, i bolshevichi resero pubblici i trattati segreti che l'intesa fece per dividersi le terre in caso di guerra e fra questi ci fu anche il Patto di Londra.

Le conseguenze di queste rivoluzioni portarono al Biennio Rosso in Italia. (1919-1920).
Gli italiani voglio fare come in Russia. Vogliono occupare le fabbriche e creare i Soviet.
1921: Nasce a Livorno il Partito Comunista.
Segue il Biennio Nero (1921-22).
Prevale il movimento fascista, nato per contrastare quello comunista e per liberare le fabbriche da queste “autogestioni”. Il fascismo nasce come movimento il 23 marzo 1919 come fascio di combattimento.
Giolitti torna a governare nel 1920, nel cuore di questi due bienni. Lui non capisce le conseguenze della prima guerra mondiale, vuole mandare ancora avanti la politica di 7 anni prima. Lui non si occupa del Fascismo, crede che si possa assorbire. (E questo fu il più grande errore di Giolitti).
Con la fine della prima guerra mondiale, finisce anche l'Italia liberale ed inizia un'Italia densa di tensioni.

I QUATTORDICI PUNTI DI WILSON.
Per rispondere alla sfida rivoluzionaria dei Bolsheviki, Wilson pubblca i 14 punti, che erano indicazioni per garantire che in futuro tutte le nazioni potessero essere democratiche e autodeterminate dal popolo. (Idea fissa degli Americani).
Questi 14 punti furono pubblicato l'8 gennaio 1918 e chiedevano:
L'abolizione della diplomazia segreta.
La libertà dei mari.
Il rispetto dei diritti delle nazionalità.
Lo sviluppo autonomo delle province asburgiche e turche.
Riduzione degli armamenti.
Proponevano la costituzione di una Società di Nazioni, un organismo destinato a prevenire e a risolvere i conflitti mondiali.

L'ULTIMO ASSALTO TEDESCO.
La Germania decise comunque di non mollare e dopo 4 anni di guerra estenuante, decise di raccogliere le sue ultime forse per aggiudicarsi il conflitto e salvare l'orgoglio tedesco da una sconfitta che avrebbe avuto terribili conseguenze.
Marzo 1918: Le armate tedesche sferrarono un attacco nelle Fiandre, utilizzando massivamente cannoni a lunga gettata e gas asfissianti.
A Giugno minacciarono nuovamente Parigi, ma vennero di nuovo fermati sulla Marna dai francesi e dagli inglesi.
Ormai i tedeschi non avevano nessuna possibilità di vincita, specialmente con gli americani che si univano all'intesa con un ritmo di 300 mila soldati al mese.

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