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Polonia: rivoluzioni del 1989

Le Rivoluzioni del 1989 iniziarono in Polonia poiché era lo stato più vulnerabile per due motivi:
1) Classe operaia ben organizzata
2) Ruolo attivo della chiesa cattolica polacca: in particolare fu determinante l'elezione a Papa nel 1978 del cardinale polacco Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II. Infatti egli intraprese una forte politica anticomunista e per questo Mosca iniziò a preoccuparsi delle possibili conseguenze.
Nel 1980, dopo i primi scioperi causati per il forte aumento del prezzo dei generi alimentari, nacque un Sindacato indipendente, solidarnosc (solidarietà) con forte ispirazione cattolica e per leader Lech Walesa. Un anno dopo salì al governo il generale Wojciech Jaruzelski che temendo un intervento sovietico mise fuori legge il Solidarnosc con la legge marziale (le leggi in vigore vengono sospese e i tribunali militari gestiscono l'amministrazione della giustizia). Nel 1983 la legge marziale venne revocata e fu concessa un'amnistia che riportò in libertà Walesa e in seguito ricevette il premio Nobel per la pace.

Nel 1988 Jaruzelski istituì una “tavola rotonda” in cui incontrò i leader di Solidarnosc (sh) e in cui fu deciso di chiamare i polacchi alla urne. Da queste elezioni Solidarnosc ottenne una vittoria schiacciante, ma nonostante questo, il partito comunista mantenne la guida del paese.
Alla fine del 1989 Walesa persuase i leader dei partiti precedentemente alleati ai comunisti a formare una coalizione di governo non comunista, così nacque il primo governo non comunista del blocco sovietico.

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