lasorky di lasorky
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Il capitale monopolistico



La crisi di vent’anni fu una crisi di sovrapproduzione, quindi occorreva rimettere in equilibrio la domanda e l’offerta. Una delle risposte alla crisi fu il proibizionismo, cioè l’adozione da parte di tutte le maggiori potenze europee (Gran Bretagna esclusa) di dazi doganali sulle merci importate; un’altra risposta fu l’imperialismo, ovvero l’allargamento dei mercati attraverso le conquiste coloniali.
Era però necessario anche costruire nuovi modelle d’impresa per controllare al meglio i mercati: le industrie fallite durante la crisi vennero acquisite da imprese più grandi che piano piano ridussero al minimo la concorrenza fra di loro. Nacquero così i monopoli o trust, cioè delle società che disponevano di enormi capitali e dominavano il mercato, controllando anche i rapporti tra domanda e offerta.
I monopoli avevano continuo bisogno di denaro e si delineò dunque un nuovo tipo di istituto di credo: la banca mista, che finalizzava il risparmio privato, ovvero i versamenti effettuati agli sportelli dai piccoli risparmiatori, agli investimenti industriali.
Il paese d’elezione di questo tipo di banca fu la Germania e a seguire Francia e Italia che delinearono un sistema bancario analogo a quello tedesco.
Lo sviluppo del nuovo sistema bancario si completò con la creazione di banche centrali, sul modello di quelle anglosassoni che avevano il compito di controllare le riserve di denaro del paese.
La ricchezza delle nazioni dunque dipendeva strettamente dallo Stato che proteggeva i mercati interni con politiche doganali. La spesa pubblica invece divenne un fondamentale motore di sviluppo.
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