IL PERIODO DEL COMUNISMO DI GUERRA

L’Unione Sovietica dopo la prima guerra mondiale vide la repubblica dei soviet trasformarsi in un governo dittatoriale con a capo Stalin. I bolscevichi saliti al potere dovevano affrontare questioni interne ed esterne: interne come il malcontento che portò a sommosse, la carestia, l’opposizione dei kulaki, i grandi proprietari terrieri che vedevano requisire i propri prodotti per alimentare le città, e vedevano nazionalizzare i propri terreni; esterne poiché gli alleati che temevano un contagio rivoluzionario e volevano vendicarsi dell’uscita della Russia dalla guerra appoggiarono le armate bianche (nazionalisti e monarchici, con a capo Kolcak, Denikin e Judenic) le quali combatterono contro le armate rosse (rivoluzionarie, con a capo Trockij), scatenando una guerra civile che termina con la vittoria delle armate rosse, i bolscevichi, dopo aver ucciso lo zar. Le potenze europee per evitare questo contagio bolscevico, ossia per evitare un’ondata rivoluzionaria negli altri paesi, sostennero i governi anticomunisti dei paesi confinanti con la Russia. Il partito Bolscevico invece volevano questo contagio rivoluzionario per sconfiggere il capitalismo, si diede il nome di Partito comunista e diede vita alla Terza internazionale o Comintern, la quale aveva il compito di organizzare il movimento operaio internazionale. I primi passi di questo governo bolscevico furono l’accentramento del potere nelle mani dei leader, soffocando ogni dissenso, e la questione agraria in cui durante la guerra civile partirono le requisizioni di prodotti agricoli (comunismo di guerra) per colpire i contadini ricchi, ma non fece altro che colpire quelli poveri poiché venne alimentato il contrasto campagna-società e creò un mercato nero in cui trovare i beni di prima necessità.

Il governo bolscevico attuò una nuova politica economica (Nep) e fu definito l’assetto istituzionale federale dello stato, l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urrs). La terza internazionale assume il ruolo di guida del movimento rivoluzionario mondiale, raccogliendo elementi delle due precedenti, della prima doveva avere lo spirito rigoroso e della seconda il senso dell’organizzazione. Nella Terza internazionale si delineano due tendenze: una ad Amsterdan, fedele al sindacalismo rivoluzionario e alla democrazia, e una a Berlino vicina alle posizioni di Lenin e Trocij. Lenin riuscì a far prevalere la sua ideologia, chiedeva di abbandonare il sindacalismo rivoluzionario. Inoltre vennero stabilite 21 condizioni per aderire all’Internazionale, conformazione al modello bolscevico, solidarietà con l’Unione Sovietica e accettare il centralismo democratico. Sia in Francia che in Italia e Germania i partiti aderirono alla terza internazionale, mentre in Polonia il progetto venne accantonato. Con la Nep venne introdotta un’economia di mercato nel senso che, per esempio, i contadini per vendere i propri prodotti sul mercato dovevano pagare un’imposta in natura. Inoltre la proprietà privata fu ricostituita anche se in minimo modo e la circolazione della moneta ebbe un migliore andamento, per cui la Nep portò a un risanamento finanziario. Il massimo teorico di questa nuova economia era Bucharin, il quale sosteneva che il processo di industrializzazione si sarebbe avviato solo quando i contadini avrebbero prodotto in modo che potevano aumentare le loro domande di beni, dando vita a un circolo virtuoso, il suo intento era l’arricchimento dei contadini e un processo industriale molto lento, per cui incontrò l’opposizione di Trockij il quale invece auspicava a un rapido processo di industrializzazione, ridimensionando l’agricoltura e il potere dei kulaki.

Stalin (in russo “uomo d’acciaio”) lentamente ascese al potere e ottenne la carica di guida organizzativa del partito, si trovò ai vertici del partito dunque durante una situazione difficile, la malattia e la morte di Lenin portano a una lotta per la successione. I principali contendenti furono Trocij e Stalin, il primo avendo guidato l’Armata rossa aveva molto prestigio, sebbene egli si trovò in minoranza, infatti Stalin per sconfiggerlo si era alleato con Bucharin, il sostenitore della Nep. Così il potere si concentrò nelle mani di Stalin, Zinov’ev e Kamenev. Stalin si opponeva a Trokij anche per quanto riguarda la politica estera dell’Unione sovietica, egli non credeva nella rivoluzione mondiale, ma nel socialismo in un solo paese. Quando in Europa scomparve la prospettiva di movimenti rivoluzionari, l’Unione Sovietica puntò sull’Asia, in particolare sulla Cina, ma questa ebbe una volta conservatrice e quindi sospese anche questo piano. Quando Kamenev e Zinov’ev si riavvicinarono a Trokij Stalin espelle Trokij dal partito, lo esilia e lo condanna a morte, facendolo assassinare dai suoi sicari. Assunto dunque potere personale avviò un piano quinquennale per il problema dell’industria, specialmente egli impose un’industrializzazione forzata, così facendo si doveva estrarre dalle campagne le risorse disponibili, per cui vennero create aziende collettive la cui produzione andava allo stato. Le aziende collettive erano cooperative e statali, le prime erano i kolchoz, le imprese agricole cooperative formate dai contadini in cui la terra era di proprietà comune, salvo piccoli appezzamenti individuali, il prodotto agricolo andava nelle mani dello stato a un prezzo prefissato, e solo una piccola parte potevano liberamente venderla. Le seconde erano i sovchoz, la terra qui era interamente di proprietà pubblica, dello stato. Oltre alle aziende cooperative Stalin eliminò i kulaki, sia fisicamente che espropriandoli dei loro beni, e militarizzò il lavoro.

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