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Ideologie nazionaliste

Il primo quindicennio del 900 è conosciuto come la “ belle epoque” per il fatto di essere stato un periodo caratterizzato da una straordinaria crescita economica, seppur con qualche battuta di arresto, da un significativo miglioramento delle condizioni di vita di gran parte dei ceti sociali, da un processo di democratizzazione delle istituzioni, ma soprattutto per lo stile di vita condotto in questi anni dalla borghesia, dedita sempre più agli svaghi e ai divertimenti. La borghesia comincia infatti a frequentare il nascente cinema, i caffè, il teatro, le mostre e i locali notturni. Dietro quest’apparente serenità, però, si nascondevano tensioni sociali, politiche ed economiche, dovute forse in parte alla nascita e alla diffusione delle tendenze irrazionaliste che si coniugano sul piano politico con le ideologie nazionaliste e razziste. Il termine “ belle epoque” era già utilizzato dagli stessi contemporanei, ma il suo significato fu ulteriormente rafforzato dopo la Prima Guerra Mondiale, per sottolineare le differenze tra i due periodi.

Le ideologie nazionaliste e razziste si diffondono nell’ultimo trentennio dell’800. Esse si diffusero in parte in seguito al positivismo, ossia una tendenza culturale sviluppatasi in Europa intorno alla metà dell’800, il cui esponente più importante fu Kompt. La cultura del positivismo si contrappone per certi aspetti alla cultura romantica e sembra quasi essere un ritorno alla mentalità illuminista. Il positivismo si può considerare come l’ideologia della borghesia ottocentesca, la quale, essendo stata protagonista della straordinaria rivoluzione in campo economico, guardava alla storia e all’evoluzione della realtà con grande positività e incondizionata fiducia al progresso. Il positivismo, così, celebra le possibilità della ragione umana di rendere possibile il progresso scientifico, il quale a sua volta renderà possibile il progresso sociale ed economico. Questa cultura cominciò ad entrare in crisi già negli anni 70 dell’800, a seguito del manifestarsi di alcune contraddizioni economiche, sociali e politiche, che rendevano evidente il fatto che il progresso propugnato dalla borghesia non era così ordinato, scontato, continuo e pacifico come credeva.
Le principali contraddizioni in campo economico e sociale che si manifestarono furono: le prime crisi di sovrapproduzione, che furono poi conseguenza dell’aspra concorrenza sia tra gli Stati europei che tra diversi gruppi industriali, che costrinse quindi i governi ad attuare politiche protezionistiche e a promuovere l’imperialismo. Il progresso propugnato dalla borghesia, inoltre, a causa di una distribuzione diseguale delle ricchezze, portò alla nascita di tensioni sociali tra le diverse classi sociali e alla formazione di organizzazioni dei lavoratori ispirate dalle ideologie marxiste, che avevano lo scopo di sovvertire l’ordine socio-economico illuso dai borghesi. La borghesia, infatti riteneva di aver stabilito un ordine politico, sociale ed economico, che era il migliore possibile. In realtà vi erano notevoli disuguaglianze economiche tra le diverse fasce sociali.
Queste contraddizioni contribuirono a mettere in discussione quel progresso borghese. Così, cominciarono a diffondersi in Europa istanze di matrice irrazionaliste, cioè filosofie che tendono a ricondurre non solo i meccanismi psicologici ma anche quelli sociali agli istinti e all’inconscio, e non più alla ragione ordinata. Questa filosofia conduce quindi a dire che i meccanismi di sviluppo della storia e dell’uomo stesso sono regolati da istinti caotici, impulsivi e irrazionali. I 3 filosofi che propongono questa filosofia irrazionalistica furono: Freud, Nietzsche, Berson. Spesso queste tendenze irrazionalistiche assunsero l’aspetto di ideologie conservatrici, di cui forse il nazionalismo, il razzismo e l’antisemitismo sono l’esempio più significativo.
Quando si parla di nazionalismo di fine 800 non si può negare che esso abbia un legame con quello che era stato il patriottismo ottocentesco ( prima metà 800), ossia la lotta dei popoli per la libertà e l’indipendenza delle nazioni. I patrioti della prima metà dell’800 già richiamavano all’idea di nazione formulata da Rousseau, secondo cui la nazione era infatti espressione dell’autodeterminazione dei popoli. Secondo Rousseau, la nazione è l’espressione della volontà generale, cioè della sovranità popolare. Mazzini concepì invece la nazione come un’entità spirituale e culturale e assegnava infatti a tutte le nazioni il compito di lottare per il sogno di un’umanità libera che potrà collaborare in tutte le sue parti pacificamente. Il patriottismo, infine, si coniugava con i valori liberali e democratici . Il nazionalismo, in un certo senso, è un’evoluzione ed una degenerazione del patriottismo. Infatti, le ideologie della fine dell’800 affermavano la superiorità di un popolo rispetto ad un altro, ed essa poteva essere affermata anche attraverso il ricorso alla violenza e quindi alle guerre. Questa ideologia presentava radici di carattere biologico e razziale.
Le ideologie nazionaliste furono fatte proprie dai gruppi della destra conservatrice. La destra conservatrice, infatti, non solo considerava la propria nazione superiore alle altre, ma riteneva inoltre che all’interno della stessa nazione ci fossero differenze tra le varie fasce sociali e che la guida della nazione dovesse essere affidata ad un’elite. All’idea del nemico esterno ( cioè delle altre nazioni) , la destra faceva spesso corrispondere l’idea del nemico interno, ossia chiunque, pur facendo parte della nazione, ne minacci fortemente l’unità o ne ostacoli la sua affermazione. Alla ricerca di un colpevole, questo fu spesso identificato con l’ebreo, considerato infatti un corpo estraneo all’interno dei paesi europei. Gli ebrei infatti appartenevano ad una comunità transnazionale, continuando però a rappresentare una comunità legata da vincoli religiosi e culturali. Questi vincoli, infatti, travalicavano i limiti delle singole nazioni europee nelle quali gli ebrei erano sparsi. Tradizionalmente, inoltre, gli ebrei erano stati discriminati per aver portato, nel 600, la peste e aver contagiato le popolazioni europee. In realtà, però, all’origine di queste discriminazioni vi erano spesso motivi economici, perché gli ebrei originariamente gestivano, professando spesso il mestiere di banchiere, grandi quantità di soldi. I nemici interni spesso furono identificati, oltre con gli ebrei, anche con i socialisti. Il socialismo, infatti, aveva una ideologia egualitaria secondo cui non vi erano disuguaglianza tra le diverse classi sociali. I socialisti erano inoltre fortemente temuti dai nazionalisti in quanto essi sono internazionalisti, ossia negano qualsiasi appartenenza alla nazione, ma riconoscono soltanto l’appartenenza ad una classe operaia su scala mondiale. Il fatto di appartenere ad una classe operaia internazionale determina quindi una forte spaccatura all’interno delle fasce sociali, causando quindi una lotta con la classe borghese volta a raggiungere l’obiettivo di una società egualitaria.

Internazionalismo socialista

Nel momento in cui in Europa le ideologie nazionaliste si diffondono sempre di più e diventano sempre più forti, l’unica alternativa sembrava essere l’internazionalismo socialista. I movimenti socialisti, fino agli anni 70-80 dell’800 costituivano delle minoranze e puntavano le loro carte sulla prospettiva di un radicale sconvolgimento rivoluzionario. La situazione cambiò però radicalmente alla fine dell’800, quando sorsero partiti socialisti in tutti i più importanti paesi europei, che cercavano di organizzarsi sul piano nazionale e che lentamente tentavano di promuovere un’azione legale all’interno delle istituzioni. Furono proprio i partiti socialisti a proporre per primi il modello di quel “partito di massa” che si sarebbe poi affermato come la forma di organizzazione politica più diffusa nelle democrazie europee.

Il primo e il più importante di questi partiti fu quello socialdemocratico tedesco, nato nel 1875. L’efficienza organizzativa raggiunta dalla Spd, i successi elettorali, la compattezza ideologica fornita dal marxismo, assunto definitivamente come dottrina ufficiale, ne fecero un esempio e un modello per gli altri partiti nazionali che vennero sorgendo. In Francia, ad esempio, un partito di ispirazione marxista si formò nel 1882; esso fu poi riunificato in nuovo partito, detto Sfio ( sezione francese dell’internazionale operaia). In Gran Bretagna, invece, l’unico paese in cui da tempo era attivo un forte movimento sindacale, i gruppi marxisti non riuscirono ad imporre la loro egemonia sui lavoratori organizzati nelle Trade Unions. Maggiore influenza sulle vicende del movimento operaio britannico ebbe la Società fabiana, una piccola associazione formata da intellettuali. Furono poi gli stessi dirigenti delle Trade Unions, all’inizio del 900, a proporre la formazione di forza politica che fosse espressione dell’intero movimento operaio. Nacque così, nel 1906, il Partito laburista, che si fondava, dal punto di vista organizzativo, sull’adesione collettiva delle organizzazioni sindacali ed era privo di una caratterizzazione ideologica ben definita. Al di là delle diversità organizzative, delle divergenze ideologiche e delle peculiarità nazionali, i partiti operai europei si muovevano su una piattaforma comune: tutti si proponevano il superamento del sistema capitalistico e la gestione sociale dell’economica; tutti si ispiravano a ideali internazionalisti e pacifisti; tutti tendevano a partecipare attivamente alla vita politica e tutti facevano capo a un’organizzazione socialista internazionale, erede di quella che si era dissolta all’inizio degli anni 70.
Il movimento socialista, a quel tempo, per le sue prospettive internazionali, promosse la nascita di 2 diverse organizzazioni internazionali dei lavoratori, che avevano lo scopo di coordinare il movimento operaio su base mondiale. - La Prima Internazionale, nata a Londra nel 1864, alla quale partecipò anche Marx, ma che fu fallimentare e si sciolse negli anni 70 per i continui conflitti tra anarchici e socialisti ( tra Bakunin e Marx in particolare). . - LA SECONDA Internazionale, nata a Parigi nel 1889, la quale prese decisioni molto importanti tra cui il principio della giornata lavorativa a 8 ore, la festa dei lavoratori il 1 maggio, assunse una posizione ostile contro la guerra tra nazioni. La Seconda Internazionale, inoltre, escluse dal partito gli anarchici e vide quindi la piena affermazione della tendenza marxista. Rispetto alla Prima, che aveva avuto l’ambizione di costituire una specie di centro dirigente della classe lavoratrice di tutto il mondo, la Seconda fu più che altro una federazione di partiti nazionali autonomi e sovrani. Alla nascita della Seconda, infatti, il partito socialista si era già organizzato su base nazionale ( nacque, ad esempio, il Partito socialista italiano nel 1892). Essa, comunque, svolse un’importante attività di indirizzo e coordinamento dei vari partiti nazionali. I suoi congressi, inoltre, costituirono un luogo fondamentale di incontro e discussione sui grandi problemi di interesse comune a tutti i partiti, come ad esempio lo sciopero generale, la lotta contro la guerra, la questione coloniale e così via. Allo scoppio della prima guerra mondiale, molti partiti socialisti, nonostante il rifiuto categorico alla guerra, intervennero a sostegno dei loro paesi, facendo in un certo senso prevalere i loro ideali patriottici e nazionalisti. La seconda internazionale quindi si sciolse
In Francia, la vita della 3 Repubblica fu caratterizzata dall’opposizione tra 2 diversi orientamenti politici, cioè le forze progressiste, tra cui vi erano repubblicani, socialisti e radicali, e le forze conservatrici, tra cui vi erano bonapartisti, monarchici e una parte consistente del movimento cattolico. Le ideologie nazionaliste trovarono terreno fertile soprattutto tra i conservatori e nell’ambiente militare. Il nazionalismo francese si fece portatore di forti sentimenti antisemiti ed, infatti, alla fine dell’800 in Francia si verificò il più celebre episodio di antisemitismo dell’Europa di fine Ottocento, detto “ Affare Dreyfus”. Dreyfus era un generale ebreo dell’esercito francese che fu accusato di spionaggio per aver passato alcuni documenti ai tedeschi. Egli fu processato al Tribunale militare e condannato a svolgere lavori forzati nell’isola del Diavolo. La sua condanna non aveva però prove molto consistenti e così fin da subito agli occhi dell’opinione pubblica la sua condanna apparve ingiusta. Si decise quindi di rivedere il processo ma i giudici militari, resisi conto di aver sbagliato, si rifiutarono per non essere screditati agli occhi dell’opinione pubblica. A seguito di questo rifiuto, si aprì un aspro conflitto tra le forze progressiste, che rivendicano la riapertura del processo e la riabilitazione di Dreyfus, e le forze conservatrici, che continuavano a sostenere la colpevolezza di questi, soprattutto per motivazioni antisemite. Il conflitto non fu soltanto ideologico, ma provocò una vera e propria spaccatura all’interno del paese, tanto che si arrivò quasi ad una guerra civile, con proteste, scontri e manifestazioni di piazza. In un celebre intervento, un’intellettuale nazionalista francese, Zola, scrisse una lettera aperta al presidente della repubblica francese intitolata “J’accuse”, nella quale egli denunciava pubblicamente tutti i giudici che avevano partecipato al processo, facendo addirittura nomi e cognomi. Egli fu accusato di vilipendio e condannato ad un anno di carcere. Nonostante ciò, il processo di Dreyfus fu riaperto nel 1899, ma egli venne condannato nuovamente. Soltanto nel 1906 fu stabilita la sua non colpevolezza e fu quindi riabilitato. La Francia superò questa crisi e vide, nei primi anni del 900, una maggiore affermazione delle forze progressiste, nonostante i conservatori svolgevano ancora importanti ruoli all’interno della società. De Gobineau, un’intellettuale francese, scrisse nel 1855 un’opera, detta “Saggio sull’ ineguaglianza delle razze umane”, che ebbe grande successo intorno alla fine dell’800. In quest’opera, De Gobineau ritiene che le differenze biologiche tra le razze determinavano differenze nello sviluppo civile e culturale del paese. Egli credeva anche che le razze non si dovessero in alcun modo mischiare tra di loro, poiché infatti i ceppi più progrediti sono quelli che hanno mantenuto il ceppo raziale puro ed incontaminato. Secondo l’intellettuale, quindi, i popoli che in Europa sono più sviluppati sono quelli di razza ariana, cioè la cui razza si è mantenuta incontaminata. Tra questi popoli, secondo l’intellettuale, soltanto i tedeschi e l’aristocrazia francese sono rimasti puri.
In Germania, un’intellettuale di nome Chamberlain assunse nella sua opera, “ I fondamenti del IX secolo” assunse una posizione nettamente antisemita, affermando che in Europa, così come in Germania, esistono 2 razze che si contrappongono, quella ariana e quella ebrea, e tra di loro non vi è possibilità di pacifica convivenza. Lo scontro si doveva quindi risolvere con la sopraffazione del dominio di una razza sull’altra e averla vinta sarà sicuramente la razza ariana, in quanto superiore. Il suocero di Chamberlain, Richard Wagner, fu un famosissimo musicista nella metà dell’800. Anch’egli era espressamente antisemita e scrisse infatti un’opera, detto “ Il giudaismo nella musica”, nella quale affermava che l’ebreo è un tipo materialista e non artista, al contrario del tedesco. La presenza di ebrei nella società limitava quindi le possibilità del genio tedesco. Molte delle sue opere, inoltre, furono riprese dalla cultura dei popoli germanici pagani, come fecero molti altri artisti, in quanto lì intendevano rintracciare le radici della propria identità etnica e culturale. In Germania, alla fine dell’800, nacque un movimento che riscosse moltissime adesioni, cioè la cosiddetta Lega Pantedesca ( Pangermanesimo). Tale movimento aspirava alla formazione di un grande Stato tedesco nel cuore dell’Europa, che doveva raccogliere al suo interno tutte le popolazioni e le lingue di cultura tedesca, e quindi ad esempio l’Austria.
In Russia ( era ancora un grande impero che raccoglieva al suo interno diversi popoli) si diffuse il movimento del cosiddetto panslavismo, che aveva l’obiettivo di raccogliere in unico stato tutte le popolazioni slave. Questi sentimenti di panslavismo si diffusero rapidamente in tutti le popolazioni slave e in particolare in Serbia, che accettava l’idea di far confluire la Serbia e tutte le altre popolazioni slave all’interno di un unico grande stato, cioè la Russia. Per quanto riguarda le discriminazioni, in Russia si verificarono numerosi episodi antisemiti a danno degli ebrei (circa 6 milioni), e tali episodi furono alimentati dagli stessi vertici politici. La Russia, a differenza degli altri paesi europei, non era uno stato liberale fondato su una costituzione. L’antisemitismo veniva utilizzato da parte delle istituzioni russe come strumento per far confluire le tensioni sociali e per scaricare le colpe contro un capro espiatorio, cioè gli ebrei. In Russia, infatti, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, si verificarono i cosiddetti pogrom, ossia attacchi da parte del popolo ai danni delle comunità ebraiche, sia verso i loro beni che contro gli individui stessi. Durante uno di questi pogrom, nel 1903, furono uccisi più di 40 ebrei. In Russia si verificò anche una straordinario operazione propagandistica di stampo antisemita. Venne infatti pubblicato un testo, detto “ I protocolli dei savi anziani di Sion”, che raccoglieva una serie di verbali, spacciati come autentici, di alcune riunioni a cui avrebbero partecipato i rabbini della comunità ebraiche nel mondo. In queste riunioni, secondo i verbali, i rabbini avrebbero progettato di imporsi al controllo di tutte le società europee, tramite il controllo della finanza e dei media, e di imporsi quindi come gruppo dominante nel mondo arrivando addirittura al punto da riuscire a condizionare le scelte di governo. Questi documenti, naturalmente falsi, scatenarono comunque un vero e proprio conflitto in Europa. Proprio a seguito di questo episodio, nacque un movimento di matrice ebraica, chiamato sionismo, il cui fondatore fu un ebreo austriaco chiamato Theodore Herzl. Il sionismo era un movimento che proponeva la costituzione di uno Stato ebraico, all’interno del quale tutti gli ebrei avrebbero potuto riconoscere la loro patria. Secondo Herzl, infatti, gli ebrei non hanno e non avranno mai la possibilità di integrarsi all’interno della società europea. Per questo motivo, egli proponeva la formazione di uno Stato ebraico e per farlo richiese l’appoggio di tutti i paesi europei, che si sarebbero quindi potuti liberare dagli ebrei. Tale progetto riscosse grandi attenzioni ma anche parecchie critiche soprattutto dagli ebrei, che infatti aspiravano ad integrarsi nelle società nelle quali vivevano. Essi, inoltre, temevano che il sionismo avrebbe potuto aumentare ancor più l’odio e il sospetto nei loro confronti. Lo Stato ebraico doveva realizzarsi in Palestina, che era il territorio originario degli ebrei. L’idea di Herzl fu quindi quella di favorire l’emigrazione ebraica in Palestina, che faceva parte dell’impero ottomano che si stava ormai disfacendo. Grazie alle loro ampie disponibilità economica, gli ebrei avrebbero quindi potuto coltivare quelle terre e successivamente colonizzarle. L’emigrazione ebrea ebbe inizio verso gli inizi del 900, e a trasferirsi furono soprattutto gli ebrei orientali. Questi trasferimenti, oltre a contribuire ad un’aspra conflittualità tra ebrei ed arabi, raggiunsero il loro apice negli anni 30 e 40. Lo Stato di Israele nacque poi nel 1948 in seguito alla decisione dell’Onu di formare 2 diversi stati, cioè Israele e Palestina.
In Italia i sentimenti nazionalisti si diffusero inizialmente in alcuni ambienti letterali e intellettuali. In particolare, a tali idee aderirono alcuni intellettuali italiani che collaboravano con alcune importanti riviste letterarie del tempo, ossia “ Il Regno”, “ Il Leonardo” e “La voce”. Tra questi intellettuali ricordiamo soprattutto Corradini, Papin e Prezzolini. I valori nazionalisti furono accolti anche da importanti letterati italiani, ad esempio D’Annunzio e Pascoli, e si può quindi dire che essi furono accolti nell’ambito di quella corrente letteraria detta “decadentismo”. D’Annunzio celebrò la campagna di Libia con la canzone “ Gesta d’Italia d’oltre mare” e fu poi anche favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale, alla quale partecipò attivamente tramite alcune azioni propagandistiche e patriottiche. Anche Pascoli, in occasione della campagna di Libia, scrisse un testo, detto “ La grande proletaria si è mossa”. Pascoli si rifaceva al pensiero di Corradini, il quale contrapponeva le nazioni proletarie a quelle capitalistiche, borghesi. Corradini riteneva che l’Italia fosse una nazione proletaria, in quanto era ricca di popolo ma povera di territorio e di risorse. Non avendo quindi la possibilità di affermarsi, l’Italia aveva tutto il diritto di conquistare un proprio “ posto al sole”, tramite un impero coloniale che offra alla popolazione risorse e possibilità di arricchimento. Pascoli, tramite quest’opera, rientra quindi pienamente nella corrente del decadentismo.

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