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La nascita del fascismo


Il fascismo si affermò in Italia tra il 1919 e il 1922. Il 23 marzo 1919, a Milano, Benito Mussolini fondò i Fasci italiani di combattimento e sin da subito i suoi aderenti promossero violente offensive nei confronti dei socialisti e dei popolari, conquistando numerosi consensi alle elezioni del 1921. Il 7 novembre dello stesso anno Mussolini fondò il Partito Nazionale Fascista (PNF) e il 26 ottobre 1922 i suoi membri, sotto la guida di un quadrumvirato, iniziarono a convergere su Roma e, dopo le dimissioni del governo presieduto da Facta, il re invitò Mussolini ad assumere il potere e il 30 ottobre fu varato il nuovo governo. Resi illegittimi gli altri partiti al di fuori del PFN, il duce istituzionalizzò un nuovo organismo militare (MVSN) e creò il Gran consiglio del fascismo, che aveva il compito di monitorare le azioni del governo. L’acquiescenza mostrata dal re in seguito all’assassinio del deputato socialista Matteotti, il quale aveva denunciato l’iniquità della legge elettorale che aveva reso inevitabile la vittoria del partito fascista alle elezioni del 1924, segnò l’inizio del regime dittatoriale. Dopo essersi assunto la piena responsabilità del delitto, infatti, Mussolini sciolse tutti i partiti al di fuori del PFN ed emanò una serie di drastici provvedimenti per la difesa dello Stato, in seguito chiamate dagli storici "leggi fascistissime”, che vietavano la ricostituzione dei partiti disciolti: eliminò la libertà politica dichiarando illegale ogni partito diverso da quello fascista; sostituì i sindaci con podestà di nomina governativa; abolì tutte le cariche elettive; stabilì che la camera dei deputati non dovesse essere eletta democraticamente ma tramite elezioni plebiscitarie in cui si poteva accettare o respingere un’unica lista di deputati; con il patto di palazzo Vidone del 1925 soppresse le libertà sindacali vietando gli scioperi; introdusse la pena di morte e istituzionalizzò il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, un organo creato al fine di perseguitare gli oppositori politici.
Dal punto di vista economico il partito fascista abolì il monopolio statale sull’assicurazione, privatizzò la rete telefonica e lanciò inoltre la cosiddetta "battaglia del grano" con l'obiettivo di aumentare la produzione nazionale di grano scoraggiandone l'importazione dall'estero.
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