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IL MIRACOLO ECONOMICO E LA CRISI DELLA REPUBBLICA

IL MIRACOLO ECONOMICO


• Fra il 1958 e il 1963 la crescita economica italiana giunse al culmine.
• Lo sviluppo interessò soprattutto l'industria manifatturiera e siderurgica. La lira era una moneta forte e i prezzi erano stabili.
• Le attività agricole non riuscirono a modernizzarsi e ad adeguarsi alle nuove abitudini alimentari.
• La crescita dei consumi era resa possibile dall'aumento delle retribuzioni. Calò la disoccupazione e migliorarono i salari che però provocarono una riduzione del margine del profitto e quindi iniziò un processo inflazionistico.
• Così il miracolo economico si arrestò e lo sviluppo subì l'influenza della politica deflazionistica.
LE MIGRAZIONI INTERNE: In questi anni ci fu una massiccia migrazione dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città. Il Mezzogiorno assistette a uno spopolamento e iniziò a ridursi la classe dei coltivatori diretti e degli affittuari, mentre aumentava la piccola borghesia urbana e la classe operaia.
• L'urbanizzazione era segno di progresso economico, ma l'espansione delle città avvenne senza piani regolatori e senza un intervento dei poteri pubblici nel campo dell'edilizia, provocando un disordine urbano.

IL CENTRO SINISTRA


• Nel 1960 il democristiano Tamboroni, non riuscendo a trovare un accordo con socialdemocratici e repubblicani, formò un governo "monocolore" con l'appoggio dei voti del Movimento sociale.
• Il governo autorizzò il Movimento sociale a tenere il suo congresso a Genova, il che scatenò una rivolta popolare antifascista e alla fine il governo cedette facendo dimettere Tamboroni.
• Fu formato un nuovo governo monocolore presieduto da Fanfani, basato su una collaborazione di "centro-sinistra" grazie alla spinta del segretario Aldo Moro. Fu nazionalizzata l'industria elettrica con la creazione dell'Enel (Ente nazionale per l'energia elettrica).
• Con le elezioni del 1963 Democrazia cristiana e Partito socialista italiano registrarono un calo di voti, mentre liberali e Partito comunista italiano ebbero un aumento. Venne formato un nuovo governo di "centro-sinistra" presieduto da Aldo Moro.
• Il processo riformatore fu bloccato dai primi segnali di crisi economica, dall'opposizione e dal Presidente della Repubblica. La Democrazia cristiana riuscì a mantenere la sua unità, mentre il Partito socialista italiano conobbe una nuova scissione:
• La minoranza di sinistra, che si opponeva al governo e che non voleva rinunciare all'alleanza con il Pci, diede vita al Psiup (Partito socialista di unità proletaria).
• Nella maggioranza del Psi invece si fronteggiavano due linee:
• Lombardi sosteneva che le riforme dovevano fungere per modificare il sistema economico-sociale.
• Nenni mirava alla modifica degli equilibri politici e all'unificazione col Psdi.
• Venne aletto alla presidenza della Repubblica il leader socialdemocratico Giuseppe Saragat che portò all'isolamento del Pci.

LA CRISI DEL CENTRO-SINISTRA


• Il 12 dicembre 1969 esplose una bomba a piazza Fontana a Milano. L'opinione pubblica mise sotto accusa l'incapacità dello Stato di risolvere il caso e il tentativo dei servizi di sicurezza di sviare le indagini dalla destra fascista verso un'improbabile pista anarchica.
• Nel 1974 fu sottoposta a referendum abrogativo la legge sul divorzio per iniziativa dei gruppi cattolici. La vittoria dei divorzisti mostrò che la società era cambiata: la donna assumeva un ruolo più importante nella famiglia e la Chiesa aveva un influsso minore sulla vita privata.
• Il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, sostenne la necessità di un compromesso storico (accordo di lungo periodo) fra le forze comuniste, socialiste e cattoliche. Inoltre il Pci stabilì contatti con i comunisti francesi e spagnoli per stabilire una politica comune in Europa occidentale, diversa da quella sovietica, ovvero l' eurocomunismo.

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