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Il massacro degli Armeni

Con più di un milione di persone assassinate, il massacro degli Armeni, ad opera della Turchia, può essere considerato a giusto titolo, come il primo genocidio del XX secolo.
In seguito alla loro disfatta contro i Russi nel 1915, i Turchi si vendicarono sugli Armeni, localizzati principalmente ad est della Turchia in quanto accusati di aver collaborato con il nemico.
Fu il parossismo di una lunga e crudele lotta fra la Turchia ed i sudditi armeni, lotta segnata dall’oppressione ed i massacri che erano stati già oggetto di dibattiti internazionali alla fine del XIX secolo. Fin dal mese di aprile 1915, centinaia di migliaia di Armeni furono accerchiati e 50.000 assassinati. La città di Van fu assediata e le perdite da parte armena furono spaventose. Il 25 aprile, in seguito decretato giorno di lutto per gli Armeni, il capo della Chiesa Armena fece appello al presidente degli Stati Uniti, W. Wilson, che non poté intervenire, ma in tutto il mondo l’opinione pubblica fu messa al corrente di quanto stava succedendo.
Il 24 maggio 1915, la Russia, la Francia e la Gran Bretagna denunciarono il massacro degli Armeni come “atti contro l’umanità e la civiltà”. I Turchi respinsero l’accusa dichiarando che gli alleati erano i primi responsabili, poiché avevano incitato gli Armeni a ribellarsi. Tre giorni più tardi, il governo turco decise di far scomparire tutta la popolazione armena, scatenando il primo genocidio del secolo, anche se questo termine sarà utilizzato solo dopo il 1944. A Baibourt, ad est della Turchia, dove vivevano 17.000 Armeni, il vescovo e sette capi locali furono impiccati, altri 70 rastrellati e fucilati mentre il resto della popolazione fu deportata. Durante il viaggio, tutti gli uomini di più di 15 anni furono uccisi a bastionate. A Bitlis, 15.000 Armeni furono uccisi il 17 giugno, ed altre centinaia perirono a Sirt. Fra il 7 e il 213 luglio, ci furono solamente un centinaio di sopravvissuti al massacro dei 17.000 Armeni nel porto di Trebisonda, sul Mar Nero. In sette mesi, 600.000 armeni furono massacrati e 500.000 deportati, con marcia forzata, verso il sud, attraverso il Taurus, verso la Mesopotamia; 400.000 di essi morirono. In totale, il numero di morti è stimato a più di i milione, senza contare i 200.000 costretti a convertirsi con la forza all’ Islam. Per gli Armeni, questo massacro corrisponde all’olocausto degli Ebrei.
Purtroppo, oggi di questa triste vicenda si parla molto poco o non se ne vuole parlare. I paesi che attualmente riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono soltanto 22, tra cui l’Italia. Gli Stati Uniti e Israele, continuano a non usare il termine genocidio per timore di una crisi nei rapporti con la Turchia. Addirittura Obama, prima di essere eletto presidente degli USA, si era espresso in favore del riconoscimento, ma da quando è stato eletto ha sempre evitato di usare tale parola.
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