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Il Marxismo

Una dottrina politica dell’800 è il marxismo, il cui maggiore teorizzatore fu Karl Marx. Marx è fermamente convinto che per formulare una dottrina economica è necessario lo studio scientifico del capitalismo, vedendo in che modo e come si è sviluppato. In primis egli afferma che un capitalista che ha deciso di fondare un’industria ha bisogno delle materie prime, delle macchine, vale a dire dei mezzi di produzione, e della forza lavoro: il concorso delle prime spese o uscite che il capitalista deve sostenere per entrare nel mondo industriale fanno sì che esca dalla fabbrica il prodotto finito, vale a dire la merce. Il capitalista sa però, già dal momento in cui decide di costruire una fabbrica, che tutta la merce che produce sarà venduta e che il suo guadagno sarà di gran lunga superiore rispetto alle spese che ha sostenuto, ed è proprio per questo motivo che decide di iniziare un’attività: ed è proprio questa la prima considerazione certa che può fare Marx rispetto al sistema capitalista. Il valore della merce, secondo la tradizione liberale rappresentata soprattutto da Ricardo e Smith, ripresa da Marx ma non accettata dagli economisti moderni, che sostengono che il valore della merce è dato dall’equilibrio tra domanda ed offerta, affermava che il valore della merce doveva essere stabilito in base alla quantità di lavoro impiegata per produrre tale merce. Gli operai nel sistema capitalistico possono essere considerati da Marx come della merce-lavoro, il cui lavoro viene comprato come una merce qualsiasi attraverso il salario, che diventa quindi il costo della merce-lavoro, e che viene determinato non soltanto dalle spese di ammortamento, o spese fisse, che ogni capitalista sostiene, ma anche in base alla quantità di lavoro che serve per produrre la merce-lavoro, che sarebbe quel tanto che basta affinché l’operaio possa sopravvivere e rendere, cioè il salario minimo: il salario viene quindi determinato in base al fatto che l’operaio può e deve essere in grado di lavorare. Nelle fabbriche però non vi sono soltanto gli operai che svolgono il loro lavoro e riescono a produrre la merce, ma nel corso delle rivoluzione industriale si sono aggiunte anche le macchine, e quindi il sistema tecnologico era in un certo senso più avanzato rispetto agli anni precedenti e il processo produttivo si era meccanizzato, facendo sì che la produzione aumentasse e l’operaio riuscisse a restituire in termini di merce il suo salario non alla fine del mese ma anche alcuni giorni prima. A tal punto due potevano essere le decisioni che poteva prendere l’industriale: o pagare il corrispettivo della merce che aveva venduto in più oppure non far lavorare l’operaio per i restanti giorni. L’industriale però non fa nulla di tutto ciò in quanto difficilmente avrebbe pagato di più l’operaio e ancora peggio avrebbe rifiutato del profitto extra: l’operaio quindi non viene a conoscenza di tale situazione e continua a lavorare, generando un plus-lavoro, producendo più merce, e realizzando un plus-valore per l’industriale: il plus-valore finisce nelle mani del capitalista che realizza di conseguenza un guadagno molto elevato per ogni operaio. Di conseguenza dopo aver analizzato il modo in cui si era sviluppato il sistema capitalistico e le falle che esso aveva, Marx propone la sua personale soluzione: una prima soluzione sarebbe quella di mantenere il capitalismo ma riducendo se non eliminando il guadagno in più dei capitalisti, ma ciò sarebbe andato contro anche la stessa definizione di capitalismo, dove l’industriale cercava sempre di realizzare il massimo guadagno. Il problema che si pone è dato dal fatto che con il capitalismo c’è lo sfruttamento degli operai ma senza sfruttamento verrebbe meno il capitalismo stesso: secondo Marx l’unica soluzione è l’eliminazione del capitalismo, che aveva prodotto la nascita di una classe nettamente ricca e di una più svantaggiata attraverso la lotta di classe. Con tale termine egli indica il fatto che la lotta non deve essere più sostenuta dalle diverse nazioni, bensì tra le classi sociali degli operai e dei capitalisti: in tal modo il regime capitalistico sarebbe stato finalmente debellato e sarebbe terminato lo sfruttamento che era però generato agli occhi di Marx dalla ricchezza, e sarebbe venuto meno solo con l’eliminazione della proprietà privata. Infine afferma che poiché il passaggio da un regime capitalistico ad uno comunista sarebbe traumatico, vi era la necessità di un anello di congiunzione rappresentato dalla dittatura del proletariato, che avrebbe preceduto l’eliminazione dell’identità stessa dello stato, nella quale ci sarebbe stato un solo partito, quello comunista, che si identifica con lo stato che sarà poi anche soppresso. Negli stati in cui verrà attuato il comunismo però non si arriverà mai a tale situazione.

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