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Dal liberalismo italiano all’unificazione della penisola


Il liberalismo itali
rammi mazziniani, il Neoguelfismo ebbe ancora più seguaci.

Durante il 48 italiano si cercò di rendere l’Italia indipendente dal’Austria. A partire dal 1846, il papa Pio IX si mostrò pronto a dare una svolta liberale allo stato pontificio a discapito dell’assolutismo. Dal 1847 in avanti Pio IX divenne il simbolo dei liberali di tutta l’Italia. L’intera penisola, trascinata dall’entusiasmo delle nuove politiche di Pio IX, reclamava la promulgazione di costituzioni liberali.
A Palermo, nel gennaio del 1848, a seguito di rivolte, il sovrano Ferdinando II di Borbone emanò una costituzione e per gli stessi motivi furono costretti ad imitarlo Carlo Alberto di Savoia, Leopoldo II di Toscana e Pio IX, le cui carte costituzionali erano basate sulla costituzione emanata in Francia nel luglio del 1830 di tipo liberale-censitaria che rispettava ancora le prerogative del re.

A marzo insorsero vittoriosamente le città di Venezia e Milano, ma queste rivolte ebbero carattere un po’ diverso, in quanto gli insorti chiedevano, oltre ad una costituzione, l’indipendenza dall’Austria.
A Venezia il leader democratico Daniele Manin proclamò la fondazione di una nuova repubblica liberale e a Milano, durante le cinque giornate tra il 18 e il 22 marzo, ci furono molti scontri tra gli austriaci e gli insorti.

Sollecitato dallo stato di generale entusiasmo, l’appena costituzionalizzato Piemonte di Carlo Alberto il 23 marzo dichiarò guerra agli Asburgo e fu subito imitato dagli altri sovrani della penisola, che inviarono contingenti armati in quella che è passata alla storia come la prima guerra di indipendenza. Agli eserciti volontari si unirono molti volontari di ispirazione democratica. I piemontesi riuscirono a sconfiggere gli austriaci a Goito il 30 maggio.
In seguito tuttavia i democratici cominciarono a diffidare da Carlo Alberto, il cui principale obiettivo pareva quello di espandere il regno sabaudo. Così il re delle due Sicilia, del ducato di Toscana e il papa gli negarono il proprio appoggio.
Così dal 23 al 25 luglio, gli austriaci, guidati dal generale Radeschi, sconfissero le truppe sabaude, Milano fu riconquistata e Carlo Alberto fu obbligato a sottoscrivere l’umiliante armistizio di Salasco, con cui si impegnava a sgomberare i territori ad est del Ticino.
Nel 49 il conflitto assunse un carattere politico e riguardò le questioni interne dei vari stati. I leader democratici ebbero quasi ovunque il sopravvento sul notabilato moderato. Fu così che il papa scappò rifugiandosi a Gaeta, sotto la protezione del regno di Napoli, lasciando campo libero alle frange più radicali. Nel febbraio del 1849 un’assemblea costituente eletta a suffragio universale, in cui sedevano pure Mazzini e Garibaldi, proclamò la decadenza del potere temporaneo dei papi e l’istituzione della repubblica romana, vista come il primo nucleo di una nazione italiana unitaria.

Un mese dopo, i democratici presero il potere anche in Toscana, dalla quale a sua volta il grande duca fuggì e i democratici piemontesi riuscirono ad indurre Carlo Alberto a dichiarare nuovamente guerra all’Austria.
Sconfitto a Novara a marzo, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Pochi giorni più tardi Gli austriaci soffocarono nel sangue un’insurrezione, le cosiddette dieci giornate, scoppiata a Brescia. Intanto le potenze cattoliche (la Spagna, la Francia il regno delle due Sicilie, l’Austria)avevano fatto cadere la repubblica romana. La reazione sembrava aver avuto partita vinta in Italia così come nel resto dell’Europa.
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