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Lenin e Russia sovietica


A partire dal 1917 in Russia si verificano molte proteste a causa della sofferenza causata dalla guerra; con la Rivoluzione di febbraio si giunge alla caduta dello zarismo e alla fine della dinastia dei Romanov. Ciò che la maggior parte del popolo chiede è l’uscita del paese della guerra ed è proprio questo il motivo del rientro di Lenin, dirigente dei socialisti bolscevichi. Lenin, notoriamente favorevole alla fine della guerra, viene condotto dal governo tedesco dalla Svizzera a Pietrogrado, dove rende note le sue posizioni (Tesi d’aprile). Il suo programma prevede il rovesciamento del governo provvisorio formatosi dopo l’abdicazione dello zar e il trasferimento del potere ai soviet, i comitati di operai e soldati.
Dopo aver formato le Guardie rosse, nell’ottobre 1917 Lenin organizza un colpo di Stato al Palazzo d’Inverno: questo avvenimento prende il nome di Rivoluzione Bolscevica (o Rivoluzione d’ottobre) e il nuovo governo che si costituisce è presieduto da Lenin, con a fianco Trostkij e Stalin.
Le prime mosse attuate dal nuovo governo sono l’uscita dalla guerra e la confisca di tutte le proprietà terriere dei possidenti e della Chiesa. Tuttavia il consenso per i social-rivoluzionari, contrapposti ai bolscevichi, è ancora molto forte nella popolazione e le elezioni per l’Assemblea Costituente non fanno che dimostrarlo. Per questo motivo, i bolscevichi dopo poche settimane dalla sua costituzione sciolgono l’Assemblea con la forza, ponendo le basi per la costruzione di un regime politico autoritario a partito unico.
A seguito della guerra civile e la vittoria dei bolscevichi contro tutte le forze a loro ostili, emergono i tratti più autoritari e dittatoriali del comunismo. Dopo l’espropriazione di terre e fabbriche, Lenin ricorre al «comunismo di guerra », sequestrando viveri nelle campagne e negozi e ristoranti nelle città e distribuendo tessere annonarie ad ogni famiglia. Tutto ciò scatena il fenomeno del mercato nero e per reprimere tale attività il governo fece ricorso alla Ceka (la polizia politica), la quale sarà responsabile di innumerevoli esecuzioni sommarie. Solo nel 1921, dopo la ribellione dei marinai di una base navale russa, viene abbandonato il «comunismo di guerra » a favore del Nep, la nuova politica economica. Quest’ultima liberalizza parzialmente il mercato e le attività produttive, specie nel settore agricolo, ma causa anche l’arricchimento dei cosiddetti kulaki.
Nel 1924 Lenin muore. Il confronto per la sua successione vede la vittoria di Stalin su Trotskij, che determina l’affermazione della teoria del «socialismo in un solo paese».
Dopo la morte di Lenin il regime comunista, che fino ad allora si reggeva sulla paura che incuteva o sul consenso degli operai e dei contadini, opera la sacralizzazione del Partito stesso e dei suoi dirigenti: ne è un esempio l’imbalsamazione della salma di Lenin, visto come il «padre della Rivoluzione».
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