Leggi fascistissime

Tra il 1925 e 1926 vengono emanate leggi con cui Mussolini smantella tutte le istituzioni democratiche, le leggi fascistissime. I quattro tentativi nel corso del 1925 di ucciderlo furono lo spunto per queste leggi:
→ impedita qualsiasi libertà di stampa e associazione (quindi viene abrogato lo Statuto Albertino);
→ Si inaugura la prassi del partito unico, perché vengono sciolti tutti i partiti antifascisti;
→ Viene esautorato completamente il Parlamento con una legge che tesa a rafforzare il capo del Governo rispetto agli altri ministri, ma soprattutto rispetto al Parlamento. La legge è tale al punto che il Capo del Governo diventa responsabile solo davanti al re;
→ Abolite le autonomie locali (i sindaci diventano di nomina governativa e si chiameranno podestà);
→ Dichiarati decaduti tutti i deputati dell’opposizione, ossia dell’Aventino. Non a caso una parvenza di opposizione, più culturale che politica, rimane al Senato, perché è di nomina regia. Mussolini fa decadere i deputati, non i senatori. Per cui nel Senato rimane una parvenza di opposizione, il cui punto di riferimento è Croce (ecco la differenza enorme con il regime nazista che mai avrebbe consentito un'opposizione, anche se solo culturale).

In Italia si afferma in questo modo uno Stato totalitario. Formalmente viene tenuto in vita lo Statuto Albertino e, infatti, sarà il re a togliere l’incarico a Mussolini e darlo a Badoglio, quando il fascismo entrerà in crisi.
L’intento è quello di instaurare uno Stato totalitario che controllasse ogni forma di vita, civile e associativa, che reprimesse il dissenso e che uniformasse il Paese in tutti i modi. Si oppone anche all’uso di parole straniere (camion diventa autocarro, Armstrong diventa forte braccio), si crea anche un clima di oppressione nei confronti delle minoranze linguistiche e vengono cambiati i nomi delle città.

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