Il movimento fascista diventa una sorta di partito-milizia, all'interno del quale le squadre d'azione fasciste non sono certo qualcosa di cui vergognarsi ma qualcosa da esibire con orgoglio, tanto che finiscono per diventare addirittura una delle istituzioni dello Stato fascista. Le squadre sono importanti perché ricollegano direttamente il movimento all'esperienza della Grande Guerra. Nella mitografia fascista il nesso con la guerra è importantissimo perché è la guerra che ha propiziato la scelta interventista di Mussolini e la sua conseguente fuoriuscita dal Partito socialista. D'altro canto le squadre d'azione con le loro azioni di carattere militare permettono a molti giovani ex combattenti di non allontanarsi bruscamente da un'esperienza dalla quale si sentono segnati e di cui vanno estremamente fieri. Infine le squadre d'azione sono importanti anche perché intorno alla morte dei loro militanti, avvenuta negli scontri con gli avversari, si costruisce un elaborato culto funebre che si intreccia intimamente con il culto dei caduti della Grande Guerra. I culto mortuario è essenziale per la definizione dei riti che costruiscono la comunione squadrista cioè il sentirsi parte di uno stesso esclusivo gruppo politico-militare. Questo comune sentire è rinsaldato da un atto liturgico essenziale per il fascismo, cioè il giuramento di appartenenza. La formula ufficiale del giuramento delle squadre fasciste, approvata alla vigilia della marcia su Roma esprime con grande chiarezza la natura mortuario-sacrale del vincolo di appartenenza che unisce i membri delle squadre fasciste. Ancora più esplicitamente il sangue dei caduti viene celebrato, in forma lugubre e suggestiva, da un capo fascista che nel luglio del 1921 a Lucca commemora tre commilitoni morti in uno scontro con gli avversari pronunciando queste parole "Sorta dal sangue, o trinità di luce, tu sei: dal tuo, dal nostro sangue. Si vuotino le vene del loro più gagliardo flutto a formare il nuovo fonte battessimale, pieno il calice del dono vermiglio, sia innalzato dai nostri cuori, o fratelli, fino agli altissimi cieli a compiere il riscatto dal passato all'avvenire. Parole e rituali di questo tipo fanno del fascismo un movimento animato da un'intensa sacralizzazione dell'azione politica, anche della più violenta, aggressioni fisiche degli avversari. Peraltro riecheggiata in tutta questa ritualità le vocazione della morte di militanti ha una componente fortemente vitalistica. Le morti commemorate sono considerati degli esempi per i vivi, che ne devono trarre un nuovo impulso a lottare per il successo della causa fascista. Per questo motivo, uno dei momenti emotivamente più forti dei rituali fascisti è l'appello dei caduti: davanti ai gruppi fascisti con i loro che gagliardetti e le loro bandiere uno dei capi grida il nome dei militanti caduti e la folla inginocchiata risponde in coro: presente!. È un modo per dire che chi è morto invano, che la sua anima è ancora tra i vivi, i quali devono saper apprezzare e ricordare l'esempio della situazione e della sua fede nel fascismo.

Rituali di questo genere continuano a essere parte dell'esperienza fascista anche dopo la trasformazione del movimento in regime monopartitico. Essi restano soprattutto patrimonio dei veri credenti, cioè dei militanti più determinati e convinti.

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