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Leggi fasciste e fascistissime

Al governo, c’erano degli uomini del partito fascista e simpatizzanti della politica di Mussolini che presero il nome di podestà non più sindaci. Molti quindi tra le persone cominciano a manifestare dissidenza rischiando ed è qui che il regime per evitare l’insurrezione delle dissidenze introduce la pena di morte, l’asilo e quindi come reazione più immediata vi è stato l’abbandono della nazione da parte di molti politici e intellettuali. Altre leggi che introduce sono le cosiddette leggi “fascistissime” che consolidarono il regime e che riguardavano lo scioglimento di ogni partito, associazioni politiche e organizzazioni sindacali e l’introduzione della pena di morte. Un’altra legge introdusse il “tribunale speciale per la difesa dello stato” dove venivano giudicati i prigionieri politici, venivano processati in direttiva (pena di morte o asilo) e furono dichiarati deceduti tutti i deputati aventiniani. Venne quindi istituita una speciale polizia politica che andava a ricercare i dissidenti politici che prese il nome di O.V.R.A. ovvero un corpo speciale che portò all’arresto di molti partiti politici come Antonio Gramsci, Alcide de Gasperi successivamente condannato a più di 10 anni di carcere. Inoltre, dirigenti politici e intellettuali furono mandati al “confino”. Questo era un provvedimento n il quale gli intellettuali venivano isolati in piccole isole sotto il controllo della polizia e da li non potevano muoversi. Agli oppositori più pericolosi veniva imposta la pena di morte. Molti intellettuali furono costretti ad abbandonare il paese come Palmiro Togliatti, leader del Partito comunista e con lui Salvemini. Altre iniziative legislative introdotte dal Fascismo miravano a soddisfare il disagio dei lavoratori che chiedevano migliori condizioni salariali. Uno di questi fu l’introduzione della carta del lavoro, questo provvedimento prevedeva la fine del diritto di sciopero, gli operai non potevano più scioperare, vedendo così un’eliminazione della contrattazione nei confronti dei proprietari, eliminando i sindacati non fascisti. Gli operai quindi non potevano più manifestare il loro problemi ai datori di lavoro. Poi l’introduzione delle corporazioni fasciste come organo di stato che sostituivano i sindacati. Le corporazioni avevano il compito di organizzare le forze della produzione, favorire una migliore produzione nelle fabbriche e di dettare norme obbligatorie sulla disciplina e sulle norme di lavoro. Quindi non trattavano gli interessi degli operai, ma quelli della borghesia industriale. Obbligatorio era la disciplina nei rapporti di lavoro, tutto ciò volto ad aumentare la produttività. Altra iniziativa nella “carta del lavoro” introduceva la previdenza o assistenza sociale attraverso assicurazioni per gli infortuni e per la maternità dove quindi la donna madre continua ad essere pagata e per le malattie professionali c’era un’assicurazione che risarciva i danni della malattia e anche sugli invalidi di lavoro c’era un’assicurazione che pagava l’individuo. Queste erano quindi iniziative che incoraggiavano i lavoratori nel posto di lavorativo.

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