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L'Italia di Mussolini

Alla fine del 1922 Benito Mussolini salì al potere, egli voleva instaurare un nuovo regime politico sempre più autoritario. A questo proposito istituì nuovi organismi come, nel 1923, il gran consiglio del fascismo che ebbe numerose funzioni che prima venivano attribuite al parlamento; la milizia volontaria per la sicurezza nazionale cioè una polizia privata del partito fascista che ebbe il compito di reprimere gli oppositori di Mussolini.
Nel 1924 si svolsero elezioni politiche caratterizzate da brogli e intimidazioni che portarono alla vittoria i fascisti. Giacomo Matteotti, un socialista, denunciò in parlamento questi brogli ma poco dopo fu ucciso da sicari fascisti. La morte di Matteotti suscitò indignazione che mise in difficoltà il partito fascista. In quel momento i parlamentari antifascisti abbandonarono la camera lasciando Mussolini alla guida del parlamento, anche il re non disse nulla.

Mussoli sfruttò la debolezza dell’opposizione per creare il suo nuovo partito fascista; tra il 1925 e il 1926, il governo, abolì la libertà di stampa e di sciopero, furono sciolti e dichiarati illegali tutti i sindacati e partiti (tranne quello fascista), instituì nuovi organismi come la Magistratura del lavoro (per regolare le relazioni fra lavoratori e datori di lavoro). I grandi gruppi della finanza, dell’industria e dell’agricoltura ottennero una politica a loro favorevole a causa dell’abolizione dei sindacati.
Nella mani di Benito Mussoli si concentrarono molti poteri grazie ad alcune modifiche allo Statuto Albertino del 1848, incrementò il potere del governo e del suo capo, il capo del governo doveva rispondere del suo operato soltanto al re (un re incapace di opporsi) ed infine il potere al governo di emanare provvedimenti di legge senza il controllo parlamentare.
Gli oppositori del partito fascista, dopo che i partiti politici furono resi illegali, furono processati al tribunale speciale per i reati politici; nel 1926 venne processato Antonio Gramsci, uno dei principali dirigenti comunisti.
Dal 1926, il governo diede una importante svolta all’economia dettando grandi obiettivi, in particolare puntò ad aumentare la produzione interna e a diminuire le importazioni dall’estero. A questo proposito nacquero due grandi iniziative: la battaglia del grano che puntava ad aumentare la produzione di cereali per rendere l’Italia autosufficiente; la bonifica integrale per aumentare le superfici coltivabili bonificando terreni paludosi, specialmente nel sud-Italia. Lo Stato intervenne anche su un altro punto saliente, rivalutare la lira. In quegli anni la lira aveva perso gran parte del suo potere contro la sterlina inglese, dopo l’intervento dello Stato la situazione migliorò sensibilmente. Inoltre questa “vittoria” favorì l’industria che produceva beni destinati ad essere venduti in Italia ma danneggiò le imprese che puntavano sull’esportazione.
Il nuovo regime fascista diventò a pieno titolo un regime totalitario, oltre alla repressione e l’intervento dello Stato nell’economia il nuovo regime estese la sua influenza anche nella scuola, nella associazioni professionali (medici, avvocati…), sull’esercito e sulle amministrazioni centrali come i comuni, essi erano governati da un podestà che veniva nominato dal governo.
La propaganda del regima fascista passava attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, la radio e il cinema in cui la masse venivano esortate all’amore per la patria, la disciplina, l’obbedienza e lo spirito di sacrificio. Nacque la figura del duce, il perfetto modello di fascista.
Il regime fascista si mosse anche in favore dell’aumento della popolazione istituendo sussidi economici da parte dello Stato per le famiglie con molti figli a carico e venne instituito l’Opera nazionale maternità e infanzia. Questo messaggio venne anche diffuso con lo slogan “otto milioni di baionette” perché, secondo Mussolini, la forza di un paese consiste soprattutto nel numero di abitanti.
Ai nuovi nati, fin dalla più tenera età, venivano inquadrati in formazioni paramilitari, in cui imparavano a marciare e sfilare e ad usare le armi.
I rapporti fra il regime fascista e la chiesa cattolica non erano dei migliori ma, dopo lunghe trattative, inizialmente riservate, nel 1929 la chiesa arrivò a firmare i patti lateranensi con lo Stato italiano che comprendevano:
- la piena sovranità del papa sullo Stato del Vaticano
- lo Stato pagò un’indennità al Vaticano per risarcire i beni sottratti durante la presa di Roma
- la religione cattolica fu dichiarate religione nazionale e divenne materia di studio nella scuole pubbliche
- il matrimonio religioso acquisì anche il valore civile, furono tutelati i diritti dei sacerdoti
Questi patti fecero accrescere la stima delle folle verso il partito fascista.
Il modello fascista trovò ammiratori in tutta Europa, ad esempio apprezzamenti verso Mussolini arrivarono da Gran Bretagna, il partito fascista in Italia divenne punto di riferimento per i movimenti politici di destra in Europa.
In Spagna dopo una grave crisi politica si instaurò un regime di stampo fascista, come negli anni successivi anche in Portogallo e Polonia. In Germania nacque un nuovo movimento politico, il nazismo guidato da Adolf Hitler, grande ammiratore di Mussolini, che salì al potere nel 1933.
Nel 1929, prima negli Stati Uniti poi in tutta Europa, scoppiò una grave crisi economica. In Italia la crisi ridusse la produzione industriale, questo calo coinvolse anche la banche che rischiavano il fallimento mentre la disoccupazione tornò a crescere.
Il regime fascista si mobilitò contro la crisi mettendo in cantiere nuovi progetti per diminuire la disoccupazione e risanare le casse delle industrie in crisi; ma il regime non si limitò solo a questo perché l’aspetto più importante fu l’ampliamento dell’intervento dello Stato nell’industria assumendo il controllo diretto delle industrie, nacque così l’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale), Lo Stato italiano quindi concedeva finanziamenti alle industrie in difficoltà, era il suo principale cliente, si impegnava nel accrescere la produzione nazionale (nacque l’Agip; Azienda Generale Italiana Petroli) e inoltre il regime consolidava la politica protezionistica.
Il risultato di questi interventi da parte dello Stato fu eccellente ma il regime fascista si servì della propaganda per trovare consenso popolare nelle folle per gli interventi sull’economia dopo questa crisi il regime scelse l’Autarchia come forma di riferimento in campo economico cioè bastare a se stessi, con la propaganda attraverso radio, manifesti e discorsi pubblici la gente iniziò a scegliere soltanto prodotti italiani per favorire l’economia interna.
Mussolini inoltre cercò una nuova avventura coloniale in Africa, tra il 1935 e il 1936 l’Italia portò a termine la colonizzazione della così detta Africa orientale italiana che comprendeva l’Etiopia, la Somalia e l’Eritrea. L’aggressione all’Etiopia fu condannata dalla Società della Nazioni perché l’Italia non aveva stipulato alcuna dichiarazione di guerra con l’Eritrea. Il regime fascista seppe sfruttare il consenso popolare dovuto alla recente colonizzazione esaltando le capacità autarchiche italiane.
Nel 1936 Italia e Germania stipularono il così detto Asse Roma-Berlino che sanciva l’alleanza fra i due regimi (fascista in Italia e Nazista in Germania) e riconosceva l’aspirazione di entrambi i regimi di espandersi.
In Germania, nel 1933, era salito al potere Adolf Hitler, il quale aveva costituito il regime nazista, un regime totalitario di tipo fascista. Negli anni seguenti i rapporti fra i due regimi si rafforzarono sempre più stipulando un nuovo patto militare più preciso e vincolante.

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