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Laicità

“ Laico ” è un termine ricorrente nel dibattito culturale e anche politico attuale. Esso ha due significati: per il primo e più antico, “ laico ” vuol dire semplicemente “ non appartenente all’ ordine sacerdotale ”, ma comunque appartenente alla comunità dei fedeli. Il secondo significato, centrale nella cultura dell’ età moderna, intende “ laico ” come “ indipendente dai principi e dall’ autorità religiosi ” ( ma non per questo necessariamente ostile alla religione ).
Il sostantivo ( e l’ aggettivo ) laico derivano dal latino ecclesiastico “ laicum ”. Nel suo primo significato, quello riguardante i non appartenenti all’ ordine sacerdotale, fa riferimento a popolo dei fedeli. Va osservato che nel cristianesimo riformato tale opposizione tra chierico ( il fedele ) e il sacerdote appare molto sfumata. La dottrina del sacerdozio universale implica infatti il venir meno di essa, almeno in linea di principio. Come sappiamo, Lutero aveva escluso che il rapporto del singolo credente con Dio dovesse avvenire tramite l’ intervento di un gruppo separato di sacerdoti ( o chierici ), depositari di una particolare e superiore dignità rispetto al resto del popolo credente. La distinzione è invece importante per la chiesa cattolica. Contro la dottrina luterana, il concilio di Trento riaffermò infatti il ruolo specifico e preminente sul resto dei fedeli dell’ ordine sacerdotale, che i cattolici ritengono fondato da Cristo ( a differenza dei protestanti ). Per quel che riguarda il suo secondo significato, il termine designa l’ orientamento di chi fonda la propria visione del mondo e guida i propri comportamenti morali sulla base di principi indipendenti da dogmi e fedi religiose, principi ricavati dalla ragione umana e dal suo esercizio critico in ogni campo. Sono definite in questo senso laiche anche le istituzioni ( scuola laica, stato laico ) la cui fonte di legittimazione e criteri di funzionamento sono indipendenti e autonomi da principi religiosi, e i cui poteri e le cui funzioni non derivano dall’ autorità ecclesiastica. All’ origine del secondo significato di laico vi è un orientamento di pensiero che risale alla prima età moderna. L’ affermazione della dignità dell’ uomo e dei suoi valori, operata dall’ Umanesimo; la sensibilità e l’ interesse per la natura, proprie del pensiero Rinascimentale; la lotta per l’ emancipazione della ricerca filosofica e dell’ attività scientifica dai dogmi delle religioni positive, condotta tra gli altri da Giordano Bruno e Galileo Galilei: queste idee rappresentano altrettante premesse della cultura laica. Vi è l’ idea cardine della cultura laica moderna secondo cui il sapere umano, fondato su ragione ed esperienza, nonostante la sua grande potenza conoscitiva, incontra dei limiti ed è destinato a convivere con questi limiti, pur sforzandosi sempre di ampliarne l’ orizzonte. La consapevolezza dei limiti del sapere umano, si espresse con particolare forza nell’ epoca dell’ Illuminismo, a opera per esempio del filosofo scozzese David Hume e del tedesco Immanuel Kant. Il primo è portato a negare che le nostre credenze più comunemente accettate e le stesse conoscenze scientifiche abbiano un fondamento universale e necessario.

Le nostre conoscenze sono soltanto probabili, anche se questo non significa che dobbiamo rifugiarci in un atteggiamento di scetticismo assoluto: alcune delle nostre conoscenze infatti sono dotate di un elevato grado di probabilità e hanno una grande utilità pratica, possono dunque aiutarci a risolvere i problemi concreti della vita. A differenza di Hume, Kant riteneva che non si potessero alimentare dubbi sull’ attendibilità delle conoscenze scientifiche: gli enunciati della fisica, le sue leggi non sono soltanto probabili, ma hanno carattere di necessità e di universalità ( ossia valgono ovunque e in ogni tempo ). Anche Kant, tuttavia, stabilì dei limiti ben precisi alla conoscenza scientifica. Egli affermò infatti che noi possiamo avere una conoscenza scientifica soltanto di ciò che rientra nell’ ambito della nostra esperienza, ma non possiamo avere nessuna conoscenza certa circa questioni come l’ esistenza di Dio o l’ immortalità dell’ anima. Dall’ Illuminismo in poi, la consapevolezza dei limiti della ragione umana sarà alla base di una forte critica, tipica della cultura laica, nei confronti della pretesa delle religioni rivelate di presentare come verità assolute cose che sfuggono a qualsiasi possibilità di verifica. Questa critica si alimenterà, in particolare, della constatazione che le differenti religioni propongono come verità dogmi tra loro contrastanti, e rivolgono alle altre religioni l’ accusa di essere false, superstiziose ed eretiche, senza che vi sia alcuna possibilità di risolvere razionalmente il conflitto tra le differenti dottrine, con l’ aggravante che in nome delle opposte convinzioni religiose gli esseri umani si sono combattuti e uccisi. L’ impossibilità di giungere a una verità oggettiva in campo metafisico e religioso comporta importanti conseguenze in campo morale. La consapevolezza degli irresolubili contrasti in materia di fede ( e l’ esperienza delle guerre generate dal fanatismo religioso tra 500 e 600 ) si traducono nella prima età moderna in appello alla tolleranza. Tutti hanno diritto a professare la propria fede, senza che nessuno in questo campo debba subire intimidazioni o persecuzioni da chi pensa diversamente o da pubblici poteri che si identifichino con l’ una o con l’ altra confessione. Inoltre, le guerre di religione e gli opposti fanatismi conducono ad una ricerca volta a svincolare la morale dai dogmi delle religioni positive: nasce la “ morale laica ”, che rinuncia a presupposti confessionali e vuole fondarsi solo su strumenti e facoltà umane, la ragione o il sentimento. In questa direzione si era già mosso l’ Umanesimo cristiano, soprattutto con Erasmo da Rotterdam (1466 – 1536 ), che contro le degenerazioni morali della chiesa e la cultura ecclesiastica chiusa e dogmatica, aveva proposto una forma di cristianesimo poco interessato alle sottigliezze dottrinali e invece proiettato a riprendere il messaggio morale di Cristo. Sulla linea di Erasmo si era mosso tra 500 e 600 Giordano Bruno: l’ opera del filosofo italiano può essere letta come severo monito contro il fanatismo che insanguinava l’ Europa, e come appello ad una nuova religiosità, rispettosa e garante di valori umanistici universali, contro la “ pedanteria ” con cui i cattolici e i protestanti difendevano particolarità dottrinali. Alla fine del 600, fu il filosofo francese Bayle a sostenere la necessità della tolleranza non solo nei confronti delle differenti confessioni religiose, ma anche degli atei.
Fu Kant che pervenne alla fine del 700, a dare compiuta affermazione alla morale laica. Secondo Kant, infatti, è la nostra ragione che detta la legge morale: “ agisci in modo tale che il criterio della tua azione possa divenire principio di una legge universale; considera l’ altro uomo sempre come fine e mai solo come mezzo o scopo ”. Nei secoli nei quali si apriva la strada alla moderna visione laica della verità e della morale, venivano anche delineandosi i tratti fondamentali dello stato laico moderno. Gli elementi di maggiore rilievo, che contraddistinguono lo stato laico sono: l’ idea che le istituzioni politiche si fondano su un ideale patto fra gli uomini e non su una investitura divina; il riconoscimento, tra le libertà civili, della libertà religiosa dei cittadini; il principio della separazione tra stato e chiesa. All’ autorità politica (secondo il principio della separazione ) non è riconosciuto alcun potere in ambito religioso e l’ autorità religiosa non ha titolo a interferire nelle scelte delle istituzioni politiche. Invece, nello stato confessionale ( così viene per lo più definito lo stato che non rispetta i criteri su ci fonda lo stato laico ), il potere politico interviene nelle vicende religiose, per esempio riconoscendo a una professione religiosa forti privilegi nei confronti di altre professate nei territori dello stato: per esempio, con la posizione di privilegio riconosciuta in Inghilterra alla chiesa anglicana all’ epoca di Enrico VIII e di Elisabetta. Oppure le autorità religiose ottengono che le istituzioni politiche agiscano in conformità a principi religiosi o criteri confessionali, come avviene per esempio in Italia all’ epoca della Controriforma, quando i principi, su pressione di Roma, perseguitano sistematicamente i seguaci delle confessioni protestanti.

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