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Problemi affrontati dalla sinistra storica

La Sinistra storica salì alla guida del Paese nel 1876 (con Agostino Depretis) e vi rimase per venti anni fino alla caduta del secondo governo Crispi. I problemi che questa dovette nel tempo affrontare furono diversi e complessi. I primi problemi che la sinistra storica dovette fronteggiare risultavano essere: l’analfabetismo, la tassa sul macinato, la necessità di una riforma elettorale. Inoltre in campo economico la Sinistra storica dovette affrontare la “grande depressione” alla quale De Pretis reagì con una politica protezionista che avvantaggiò gli industriali del Nord, ma aggravò la situazione al Sud. Le risposte che questa seppe dare furono: la Legge Coppino del 1877( che elevava l’età dell’obbligo scolastico fino a 9 anni), la diminuzione e poi l’abolizione della tassa sul macinato che però fece ripresentare problemi di bilancio e infine l’allargamento della platea elettorale dal 2 al 7 % (con l’abbassamento dell’età minima per votare da 25 a 21 anni).

Crisi di fine secolo

La crisi di fine secolo è un periodo storico segnato da una profonda crisi istituzionale, politica ed economica, che ha inizio con le dimissioni nel 1896 da parte di Francesco Crispi in seguito al’esito disastroso della sua politica coloniale. A. Di Rudinì gli successe e nel 1896 firmò il trattato di Addis Abeba con il negus Menelik, con il quale rinunciava alla pretesa sull’Etiopia. Intanto nel Paese imperversava una profonda crisi economica che portò gran parte del popolo a soffrire la fame, tutto ciò sfociò in numerose rivolte: la più grave fu quella del 6 maggio 1898 a Milano dove il generale Bava Beccaris fece sparare sulla folla, causando la morte di almeno cento persone e molti feriti. Per tutto questo Beccaris fu premiato dal re Umberto I. A causa dell'insostenibile tensione, Di Rudinì decise di dimettersi e il governo fu affidato al generale Pelloux, il quale presentò alla Camera diversi provvedimenti liberticidi che incontrarono l’ostruzionismo operato dall’estrema sinistra al fine di ritardare i tempi parlamentari utili per l’approvazione. Pelloux si dimise e, quando al seguito della morte del padre Vittorio Emanuele III salì al potere, il governo fu affidato a Zanardelli affiancato da Giolitti.

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