Le principali problematiche che ha dovuto affrontare il Regno d'Italia dopo l'unità sono: la diffusa condizione di povertà, il predominante analfabetismo, il grande divario tra Nord e Sud e l'economia, estremamente arretrata e basata soprattutto sull'agricoltura. Un grande problema è anche il fatto che gli italiani parlano dialetti e lingue diversi, non conoscono il proprio paese e non hanno simboli in cui riconoscersi come uno stato: per questo vengono create celebrazioni pubbliche, un inno, una bandiera, vengono migliorate le reti dei trasporti e imposto il servizio militare obbligatorio. Le questioni più urgenti sono: trovare un ordinamento amministrativo comune allo Stato, sopperire all'enorme debito pubblico dovuto ai costi dell'unificazione, la questione meridionale e l'annessione di Roma e del Veneto. Il primo parlamento italiano vede affrontarsi due diversi partiti, la Destra e la Sinistra storica, che difendono ideali opposti ma hanno la stessa base sociale, la borghesia e l'aristocrazia. La Destra è sostenuta soprattutto dai settentrionali, in particolar modo dai proprietari terrieri, ed è a favore dell'accentramento amministrativo e del liberoscambismo; la Sinistra è invece sostenuta da garibaldini e mazziniani ed è favorevole al decentramento amministrativo, ad un'economia protezionistica e auspica delle riforme sociali come il suffragio universale. Il primo governo italiano, di Destra, porta avanti un'opera di piemontizzazione: vengono estesi a tutte le regioni d'Italia le strutture e le leggi piemontesi, come lo Statuto Albertino, viene scelto un modello di accentramento amministrativo, lo Stato è diviso in 59 province, poi divise in comuni; la coscrizione diviene obbligatoria, così come frequentare due anni di scuola. Per fronteggiare l'enorme debito pubblico viene adottata un'economia fondata sul liberoscambismo, viene modernizzata l'agricoltura nel meridione e si ha una progressiva industrializzazione delle regione del Nord Italia. Non ottenendo i risultati sperati, il ministro delle finanze Sella decide di imporre nuove tasse indirette come quella sul macinato, imposta nel 1868 e che provoca molte rivolte. Solo nel 1875 sarà raggiunto il pareggio di bilancio, ma il malcontento provocato dalle misure prese dalla Destra gli costerà le elezione del 1876.

Nella pianura padana si ha una prevalenza di un'agricoltura "moderna" gestita da grande aziende capitalistiche, al centro si ha soprattutto la mezzadria, mentre al sud domina il latifondo. I problemi già presenti al Sud, insieme alla leva obbligatoria che porta via manodopera alle campagne, porta alla nascita del brigantaggio e della criminalità organizzata, che la Stato cerca di eliminare inviando truppe, che reprimono le rivolte nel sangue. Nonostante i tentativi da parte dello stato, le differenze tra Nord e Sud restano ancora tanto. Viene scelto l'accentramento amministrativo per cercare di uniformare le regioni, e di privilegiare uno sviluppo industriale nel Settentrione per poi occuparsi successivamente dello sviluppo del Sud e l'élite liberale del Nord si allea con l'aristocrazia terriera del Sud, anche se diffida delle sue capacità.
Nel 1865 si ha una terza guerra d'indipendenza in cui l'Italia combatte contro l'Austria fiancheggiata dalla Germania. Il regno italiano perde svariate battaglie, ma grazie alle vittorie tedesche, con la Pace di Vienna riesce ad ottenere il Veneto. Garibaldi prova più volte a conquistare Roma, ma viene fermato una prima volta in Aspromonte dall'esercito piemontese e la seconda a Mentana dall'esercito francese. Nel 1870 Napoleone III abdica dopo la sconfitta riportata nella guerra Franco-prussiana e si apre uno spiraglio: i bersaglieri riescono ad entrare a Roma penetrando per la breccia di Porta Pia. Nel 1871 diventa la capitale dello Stato italiano e con le leggi guarentigie viene garantito al papa l'esercizio del potere spirituale, il territorio del Vaticano e un vitalizio annuo a carico dello Stato italiano. Pio IX rifiuta la proposta e nel 1874 con il "Non expedit" vieta ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni. Il contrasto tra Stato e Chiesa caratterizza tutto il periodo liberale e terminerà solo nel 1929, con la firma del Concordato da parte di Mussolini. Nel 1876 il governo viene affidato a Agostino Depretis, che trionfa nelle elezioni di novembre,ottenendo anche il voto di alcuni deputati della Destra. La Sinistra resta al potere fino al 1887 e propone molte riforme: viene ampliato il suffragio , l'obbligo scolastico viene innalzato a 3 anni, è creata una cassa per gli infortuni sul lavoro e si ha una riforma fiscale. Per garantirsi il sostegno, applica il trasformismo, che porta alla diffusione del clientelismo e della corruzione. La Sinistra auspica anche una progressiva industrializzazione, che sarà raggiunta solo dopo la grande depressione e solo nel Nord Italia. Nell'ultima parte del XIX secolo inizia la grande emigrazione, soprattutto proveniente dal Meridione verso l'America o l'Europa continentale. La politica estera è un tasto delicato perché, nonostante la partecipazione al Congresso di Berlino (1878), l'Italia non entra a far parte delle alle alleanze europee: nel 1882 entra a far parte della Triplice alleanza con Germania e Austria, rinunciando momentaneamente alla possibilità di concludere l'unità della penisola. L'alleanza verrà poi rovesciata nel 1915 con l'entrata in guerra dell'Italia. Nel 1887 muore Depretis, a cui succede Francesco Crispi, ex garibaldino passato allo schieramento nazionalista:accentua il potere del governo sull'amministrazione e propone varie riforme, tra cui l'ampliamento del suffragio, l'eleggibilità dei sindaci nei comuni con più di 10000 abitanti e una riforma del Codice penale che elimini la pena di morte. Nel suo primo governo, nel 1887, rafforza i poteri della polizia, attua una riforma elettorale e una politica anticlericale. Inoltre dà avvio alla politica coloniale italiana, comprando la baia di Assab e iniziando la penetrazione in Abissinia; è però costretto a dimettersi a causa delle proteste per i costi astronomici della campagna di conquista. è succeduto da Giolitti, che a causa di alcuni scandali, nel 1893 è costretto a dimettersi e il potere torna nelle mani di Crispi. Si ha una svolta autoritaria del governo: il Partito Socialista italiano viene sciolto, vengono repressi i Fasci siciliani, i nomi di alcuni cittadini vengono cancellati dalle liste elettorali; si ha anche il fallimento della politica coloniale, con la disfatta di Adua del 1896: l'Italia perde il protettorato sull'Etiopia e mantiene soltanto l'Eritrea.
Nel 1891 nasce la prima Camera del lavoro in Italia, a Milano e nel 1895 nasce il Partito Socialista italiano.
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