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Italia - conquista della Libia


Nel 1911, sfruttando una grave crisi scoppiata all'interno dell'Impero ottomano il governo Giolitti decide di attaccarlo militarmente per impossessarsi della Libia, territorio ancora sotto sovranità ottomana. L'impresa è sostenuta da un'ampia gamma di sostenitori: da gruppi finanziari italiani, i quali sperano che una conquista territoriale possa offrire nuove occasioni di investimento; da piccoli gruppi nazionalisti radicali, tra i quali spicca in particolare l'Associazione Nazionalistica Italiana fondata nel 1910 e guidata da Enrico Corradini e Luigi Federzoni, che considera la guerra di Libia una grande occasione per provare la grandezza militare della nazione italiana; da una parte della stampa e delle organizzazioni cattoliche, che vedono nella guerra una possibile nuova crociata contro l'Islam; tutta la grande stampa italiana di orientamento liberale, la quale ritiene che l'iniziativa possa far comparire definitivamente e autorevolmente l'Italia fra le grandi potenze.

Giolitti cogliendo l'occasione delle debolezze interne che tormentano l'Impero ottomano e della crisi internazionale tra Francia e Germania per il controllo del Marocco, senza consultare il Parlamento manda un "ultimatum" all'impero e ai primi di ottobre del 1911, autorizza l'attacco militare. La guerra è durissima. L'esercito italiano trova in Libia una notevole resistenza sia da parte dell'esercito ufficiale ottomano sia da parte delle formazioni di regolari costituite da popolazioni locali. Nell'aprile del 1912 la flotta italiana attacca e occupa le isole del Dodecaneso, nell'Egeo, davanti alle coste turche e arriva a minacciare anche lo Stretto dei Dardanelli. L'Impero ottomano decide allora di cedere: il trattato di pace firmato a Losanna il 18 ottobre 1912 riconosce la sovranità italiana sulla Libia: ma la Libia è tutt'altro che sotto controllo e ci vorranno ancora diversi anni (e l'impiego di tecniche militari durissime sia contro i combattenti sia contro i civili) per domare la resistenza delle popolazioni delle zone interne.

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