I MOTI DEL 1848

Nel 1800, rispetto ad altri Paesi, l'Italia era ancora arretrata.
• L'agricoltura era prevalentemente estensiva e in alcune zona vi erano ancora i latifondi (centro e sud) o era praticata la mezzadria.
• Le industrie operavano prevalentemente nei settori tessile, siderurgico e meccanico. Non si era ancora formato un vero e proprio proletariato industriale, in quanto si lavorava nelle fabbriche nei pochi momenti liberi dalla campagna. Il settore più sviluppato era quello tessile, mentre il ritardo era notevole negli altri due settori. Ciò dipendeva da:
• poche materie prime a disposizione;
• Rete viaria maltenuta e poco sviluppata;
• Gli Stati italiani spendevano molto poco nello sviluppo economico;

• Le banche non sostenevano lo sviluppo agricolo e industriale;
• Mancava un ceto imprenditoriale;
• Il reddito pro-capite era molto basso;
Infine un ruolo importante fu svolto dalle divisione politica. L'alimentazione era molto povera e la forte presenza di zone paludose favoriva lo sviluppo di malattie ed epidemie.
Dal Medioevo in poi si era andata formando un'identità nazionale italiana (facente leva sull'identità culturale e su un comune interesse economico), ma l'unità politica della penisola non era mai stata raggiunta. All'inizio del 1800 iniziò a diffondersi l'idea di unità nazionale grazie al dibattito risorgimentale, la polemica sviluppatasi sui mezzi da usare per l'unità d'Italia e sulle caratteristiche politiche di u eventuale nuovo stato. Nacquero due principali schieramenti:
• Moderati (destra risorgimentale): coinvolgimento della monarchia sabauda e raggiungimento dell'unità in modo graduale;
• Democratici (sinistra risorgimentale): vi fu il coinvolgimento del popolo e creazione di una repubblica.
Il processo che portò all'unita d'Italia venne chiamato Risorgimento.
• Un ruolo di spicco in questo periodo fu rivestito da Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovine Italia. Egli, avvicinatosi alle idee patriottiche e democratiche, ritenne che la carboneria fosse ormai passata e che l'errore di fondo dei moti precedenti fu la segretezza dei programmi delle società segrete. Così nel 1831 fondò questa nuova organizzazione politica col fine di liberare il Paese dai sovrani e costituire un'Italia "Una, Libera, Indipendente e Repubblicana", attraverso le insurrezioni. A tal proposito venne fatta una grande propaganda e ben presto la Giovine Italia si diffuse in quasi tutto il Paese; i membri provenivano in particolar modo dalle classi medie e popolari urbane. I suoi motti erano:
• "DIO E POPOLO": Dio chiama individui e popoli a contribuire al bene dell'umanità; gli individui nell'attuazione dei loro doveri personali, i popoli nella realizzazione della loro missione storica (Italia avrebbe dovuto battere lo Stato pontificio e l'impero asburgico);
• "PENSIERO E AZIONE": Occorre pensare, ma anche agire. Tuttavia i limiti di Mazzini si rivelarono proprio nell'azione in quanto dal 1833 al 1845 fallirono una serie di rivolte;
• "EDUCAZIONE E INSURREZIONE": per far sì che le rivolte siano efficaci occorre che siano noti gli scopi e quindi che il popolo sia educato (contro i moti degli anni '20 e '30);
• Un altro esponente della sinistra risorgimentale fu Carlo Cattaneo, il quale riteneva assurdo il concetto di missione storica dell'Italia portato avanti da Mazzini e non condivideva il voler costruire uno stato centralizzato: Il suo obiettivo era la Repubblica Federale e Democratica da realizzare attraverso riforme graduali, puntando sull'istruzione delle masse, sul liberismo doganale e sul miglioramento delle vie di comunicazione. In un secondo momento l'Italia Unita avrebbe preso parte agli Stati Uniti d'Europa;
• Anche Vincenzo Gioberti (schieramento moderato della destra risorgimentale) sostenne la visione federale. Il suo obiettivo era la costituzione di una Confederazione italiana sotto la presidenza del Papa (proposta definita neoguelfa, un movimento di opinione) attraverso un accordo tra gli Stati italiani;
• Cesare Balbo, liberale (destra risorgimentale) si pose il problema dell'impero Asburgico affermando che si sarebbe dovuta costituire una Confederazione Italiana sotto la guida sei Savoia attraverso un intervento diplomatico e militare del regno di Sardegna;
• Massimo D'Azeglio ipotizzò infine l'unità d'Italia sotto la guida dei Savoia, per cui una monarchia da instaurare attraverso un intervento diplomatico e militare del regno d Sardegna;
Colui che seppe dare una svolta alla situazione per far sì che avvenisse l'Unita d'Italia fu Camillo Benso, conte di Cavour.
Gli anni '40 del 1800 furono un periodo di crescente crisi:
• economica: una grande crisi agricola provocò carestie e una crisi anche nel settore industriale;
• Sociale: ni Paesi già industrializzati il proletariato, vedendo peggiorare le proprie condizioni di vita, acuì le proteste;
• Politica: forte influenza dei principi della Rivoluzione francese. Si richiedeva l'estensione al diritto di voto e l'indipendenza nazionale.
Nel 1848 la crisi sfociò in una grande ondata rivoluzionaria:
• FRANCIA: La politica (la meno oppressiva) di Luigi Filippo d'Orleans crollò a causa della politica economica del Primo ministro Guizot, che favoriva gli interesse della borghesia. L'opposizione al regime era costituita da:
- Socialisti: richiedevano riforme per un’ equa distribuzione della ricchezza;
- Democratici: l'obiettivo era il suffragio universale;
-Repubblicani: formazione di una repubblica;
-Legittimisti: rivendicavano i diritti al trono dei Borboni.
Per richiedere la riforma elettorale le opposizioni organizzarono La campagna dei banchetti, ma quando la riforma venne negata il 22 febbraio 1848, con la rivoluzione di febbraio il popolo parigino insorse e in soli 3 giorni proclamò la seconda Repubblica. Il governo provvisorio emanò dei provvedimenti democratici tra i quali la creazione degli Ateliers Nationaux per dare lavoro ai disoccupati, mentre venne respinta la proposta di Blanc il quale aveva pensato a delle società di lavoro autogestito ( ateliers sociaux). Questo esperimento fece tuttavia emergere le divergenze tra liberali e socialisti e ad aprile si andò alle elezioni (a suffragio universale maschile). Al governo passarono i moderati e furono abolite alcune riforme. Operai e disoccupati insorsero nella Rivoluzione di giugno, ma venne repressa. Una nuova Costituzione decretò l'elezione diretta di un Presidente della Repubblica, ruolo che a dicembre venne affidato e Luigi Bonaparte, il quale in pochi anni trasformò il governo repubblicano in una dittatura personale e che nel 1852 con un plebiscito si fece proclamare imperatore (avendo con una precedente costituzione esautorato il Parlamento).
• Impero asburgico: il 13 marzo 1848 la protesta scoppiò a Vienna, ma ben presto si diffuse in tutto l'impero. In Italia, in Cecoslovacchia e in Ungheria i governi rivoluzionari si proclamarono autonomi e indipendenti. Tuttavia l'impero seppe fronteggiare e reprimere le rivolte approfittando delle divisioni nelle singole nazioni e della mancanza delle iniziative rivoluzionarie. Ferdinando I abdicò poi in favore di Francesco Giuseppe.
• STATI TEDESCHI: la rivoluzione scoppiò a Berlino il 14 marzo 1848, propagandosi in tutti gli Stati tedeschi e facendo emergere il problema dell'unità nazionale; venne eletta un'assemblea nazionale costituente con l'obiettivo di elaborare una costituzione per il nuovo stato unitario. Il tema di questa assemblea fu:
- Grande Germania: comprendeva l'Austria, mentre la Piccola Germania escludeva l'Austria e lasciava il potere alla Prussia. Prevaleva il progetto della piccola Germania e la corona fu offerta al re di Prussia Federico Guglielmo IV. Questi rifiutò e dopo l'assemblea venne sciolta con la forza e le costituzioni concesse ai vari stati abrogate.
• ITALIA: dal 1846 al 1848 vi fu il cosiddetto Biennio delle riforme. Venne eletto Papa Pio IX il quale, pur essendo un moderato, suscitò le simpatie dei liberali a causa di alcune aperture progressiste (egli concesse l'amnistia ai detenuti politici, aprì anche ai laici la Consulta di Stato e in parte abolì la censura preventiva della stampa). Il regno di Sardegna e il Granducato di Toscana imitarono Pio IX, l'unico stato che rifiutava ogni riforma era il Regno delle Due Sicilie, che scatenò la rivolta popolare il 12 gennaio 1848 (partita da Palermo).
Ferdinando II proclamò l'autonomia della Sicilia e per primo concesse la Costituzione. Seguirono quelle della Toscana, dello Stato Pontificio e del Regno di Sardegna con lo Statuto Albertino. Nel frattempo anche Venezia, Milano (che con le Cinque giornate aveva cacciato l'esercito austriaco guidato da Radetzky) e i ducati di Parma e Modena insorsero. Si cominciò a premere per l'intervento di Carlo Albero in Lombardia, il quale il 23 marzo dichiarò guerra agli austriaci col fine di acquisire nuovi territori e impedire che l'iniziativa indipendentista fosse condotta dai democratici e dai repubblicani. Altri eserciti italiani si associarono alla sua iniziativa e questo conflitto si trasformò in guerra federale Dopo le sconfitte di Goito e Pastrengo gli austriaci di Radetzky si asserragliarono nel quadrilatero e minacciarono Pio IX di uno scisma, il quale si ritirò dalla guerra seguito da Leopoldo II e da Ferdinando II. Pur rimasto solo Carlo Alberto riuscì a sconfiggere gli austriaci a Curtatone, Goito, Montanara e Peschiera e così Milano, Parma, Modena e Venezia furono annesse al Regno di Sardegna. Lo scontro decisivo a Custoza sancì la fine della prima fase della guerra: gli austriaci avevano sconfitto i piemontesi e venne firmato l'armistizio a Vigevano il 9 agosto 1848 dal generale Salasco.
Tuttavia i patrioti, non accettando la sconfitta, insorsero e nello Stato pontificio Pio IX fu costretto alla fuga; il 9 febbraio 1849 si dichiarò la fine del potere temporale dei papi e l'inizio della Repubblica Romana presieduta da Mazzini, Armellini e Saffi. Anche in Toscana, fuggito Leopoldo II, fu instaurato un triumvirato con l'obiettivo di instaurare una repubblica. Carlo Alberto, nel frattempo, avendo ceduto alle pressioni dei democratici, riprese la guerra con l'Austria, ma il suo esercito fu pesantemente sconfitto a Novara. In seguito abdicò in favore di Vittorio Emanuele II e con l'Armistizio di Vignale il Regno di Sardegna tornò ai domini precedenti. Le repubbliche appena nate dovettero presto cedere agli Austriaci.

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