Il risorgimento e l’unità d’Italia

1. L’Italia, uno sviluppo in ritardo

L’Italia, dopo il Congresso di Vienna, era un paese diviso politicamente in molti Stati ed era economicamente arretrata, tranne che nel settentrione.
Infatti in queste aree, nel settore agricolo si era affermata la grande azienda capitalista che alternava la coltura dei campi con l’allevamento e al centro dell’Italia prevaleva ancora la mezzadria che era un contratto nella quale colui che coltivava il campo doveva dividere i prodotti ottenuti con il proprietario del terreno.
Inoltre c’era stato un certo sviluppo industriale.

Le cause di questa arretratezza economica era:
• Presenza di barriere doganali che impedivano il libero scambio e la circolazione delle merci
• Non c’erano vie di comunicazione moderne
• Agricoltura era arretrata

• Popolazione troppo povera che viveva nella miseria e quindi non era in grado di sostenere un mercato interno di prodotti industriali
• Non era presente un sistema bancario in grado di erogare prestiti per coloro che volevano dare via un’attività industriale

2. Il Risorgimento e le sue idee

Il periodo che va dal 1840 al 1861, viene chiamato Risorgimento in quanto si ha la rinascita del sentimento nazionale.

Questi ideali nazionali si trasformarono in un vero programma politico per ottenere l’indipendenza della nazione e quindi raggiungere l’Unità d’Italia.
Si hanno due schieramenti politici:
• Liberali moderati: che ritenevano che l’indipendenza e l’unificazione si potesse raggiungere gradualmente.
• Repubblicani e democratici: che ritenevano che l’indipendenza e l’unificazione si potesse raggiungere radicalmente con delle rivoluzioni.

I maggiori esponenti liberali moderati furono:
- Gioberti proponeva una federazione di Stati sotto la presidenza del papa.
- Balbo proponeva una federazione di Stati sotto la guida dei Savoia.

Un repubblicano democratico fu Mazzini che affermava che secondo lui il protagonista della rivoluzione era il popolo e concepiva l’Italia futura come una repubblica unitaria, fondata sul principio della sovranità popolare.
Per diffondere le sue idee fondò la Giovine Italia, un’associazione con un programma pubblico.

Cattaneo, proponeva un federalismo democratico, quindi condivideva le idee dei repubblicani democratici ma vedeva il Risorgimento come un progressivo avanzamento economico civile.
Egli vedeva l’Italia futura come una federazione di Stati.

3. Il Quarantotto e la prima guerra di indipendenza

Con l’elezione nel 1846 del papa Pio IX, i liberali moderati credettero di aver trovato una persona in grado di portare avanti il loro programma neoguelfo.
Il pontefice concesse un’amnistia per i reati politici e portò avanti una serie di riforme.
Queste riforme vennero interpretate come delle trasformazioni, ma questa speranza venne ben presto delusa.

Il Regno delle due Sicilie rimase estraneo da queste rivoluzioni in quanto Ferdinando II di Borbone, sostenuto dagli austriaci, non accettò nessuna richiesta di rinnovamento.
Fu così che scoppiò la prima insurrezione a Palermo e si estese a Napoli, quindi Ferdinando II di Borbone con la speranza di poter controllare l’insurrezione, concesse la costituzione.
Fecero la stessa cosa Leopoldo di Toscana, Papa Pio IX e Carlo Alberto.
I moti insurrezionali seguenti si ebbero a Venezia e a Milano.
A Venezia vennero cacciati gli austriaci e venne proclamata la Repubblica di S.Marco.
A Milano l’insurrezione durò ben 5 giorni, durante la quale popolani e borghesi si unirono per combattere contro le truppe austriache e il comandante austriaco Radetzky, ritirò le sue truppe e fuggì via col timore di un intervento militare piemontese.

A Milano si costituì un governo provvisorio che invocò l’intervento del Re di Sardegna Carlo Alberto per portare a termine la guerra contro gli austriaci.
Il re salì a Milano e dichiarò guerra all’Austria, dando inizio alla prima guerra di indipendenza.
A sostegno delle truppe piemontesi accorsero sia truppe mandate da sovrani, che truppe di volontari.
Carlo Alberto vinse due battaglie ma non seppe approfittare del vantaggio in quanto si preoccupò più dell’annessione Lombardo-Veneta al Regno di Sardegna e in questo lasso di tempo le truppe austriache riuscirono a riorganizzarsi.

In questa situazione il papa decise di ritirare le sue truppe e fecero la stesa cosa Leopoldo di Toscana e Ferdinando II.
Carlo Alberto, senza più rinforzi, venne sconfitto a Custoza e lasciò la città nelle mani degli austriaci e del comandante Radetzky.

Il fallimento della guerra piemontese indebolì il movimento liberale moderato e rafforzò quello repubblicano democratico e infatti i democrati diedero vita a una serie di insurrezioni popolari.
Venne eletta un’Assemblea Costituente che dichiarò decaduto il potere temporale dei papi e venne proclamata la Repubblica Romana ed elaborata una costituzione democratica.
Fu Bonaparte a riconquistare Roma e a restituirla al papa.

4. Il ruolo guida del Piemonte

Il Conte di Cavour era un sostenitore di un liberalismo moderato, ma aperto e dinamico.
Il suo obbiettivo politico era quello di governare, ma mettendo fuori gioco i clericali e i repubblicani.

Egli adottò una politica economica liberista e quindi fece ridurre le tariffe doganali e utilizzò il denaro pubblico per finanziare la costruzione di strade, ferrovie, canali di irrigazione, per sostenere le industrie e per riorganizzare e potenziare l’esercito.
Inoltre, per finanziare le opere pubbliche, Cavour ricorse ai prestiti delle banche europee e italiane d abolì i privilegi dei nobili e del clero.
Tutte queste riforme fecero del Regno di Sardegna uno stato moderno e Torino divenne il punto di riferimento del movimento liberale moderato.

Tutte le insurrezione tra il 1853 e il 1856 portate avanti dai repubblicani, fallirono.
Nel 1857, Pisacane, con l’aiuto di Mazzini, tentò una spedizione a Napoli che doveva proporsi come insurrezioni popolare, ma quando egli sbarcò Sapri, non si trovò davanti a repubblicani napoletani, ma davanti a contadini che lo massacrarono.

Per Cavour era necessario costruire un’alleanza tra gli Stati europei che fossero interessati nel ridimensionare il potere degli Asburgo e che quindi fossero disposti a muovere guerra contro l’Austria.
L’occasione si mostrò per Cavour nella Guerra in Crimea.
L’operazione ebbe successo in quanto la Gran Bretagna vedeva con favore uno stato unitario in Italia, ma soprattutto perché Cavour riuscì a coinvolgere Napoleone III nell’alleanza antiaustriaca.

5. La seconda guerra di indipendenza

Nel 1858 Cavour strinse segretamente con Napoleone III gli accordi di Plombieres che impegnavano la Francia ad entrare in guerra al fianco del Regno di Sardegna quando questa fosse stata attaccata dalle truppe austriache.
L’alleanza era di tipo difensivo quindi, in guerra o vittoria, ci sarebbe stata una risistemazione geopolitica dell’Italia che sarebbe stata divisa in 3 parti: il Regno dell’Alta Italia, il Regno del Centro Italia e il Regno delle Due Sicilie.
La Francia avrebbe ricevuto in cambio dal Regno di Sardegna, Nizza e la Savoia.

Bastò poco che nel 1859, Cavour provocò l’Austria per farsi dichiarare guerra (seconda guerra d’Indipendenza).
Le truppe franco-piemontesi sconfissero quelle austriache e Magenta, Solferino e San Marino.
Successivamente Napoleone III firmò con gli austriaci l’armistizio di Villafranca che cedeva la Lombardia alla Francia che a sua volta la donava al Regno di Sardegna.
Cavour considerò questo come un gesto di tradimento e si dimise.
Le ragioni che portarono Napoleone III a porre fine alla guerra era perché:

• La vittoria di Solferino costò migliaia di morti
• Era scoppiata un’epidemia tra le truppe francesi
• La Prussia minacciava di allearsi con l’Austria per paura dell’espansione francese
• L’opinione pubblica volle che si terminasse perché la guerra costò molto.

6. Dai Mille alla proclamazione del Regno d’Italia

Nel 1860 i repubblicani tentarono un’altra spedizione per conquistare il Regno di Sicilia e venne chiamata Spedizione dei Mille in quanto venne portata avanti da poco più di mille volontari e venne guidata da Garibaldi.
Garibaldi riuscì a conquistare la Sicilia e il suo successo rimise in movimento la politica di Cavour che mandò un corpo di spedizione che invase lo Stato Pontificio e occupò Marche ed Umbria.
Intanto Cavour convocò dei Plebisciti nelle province del Centro e del Sud Italia per l’annessione al Regno di Sardegna e tra ottobre e novembre, Marche, Umbria e gran parte del Mezzogiorno aveva votato per l’annessione.

Quindi nel 17 marzo 1861, il Parlamento nazionale acclamò Vittorio Emanuele II Re d’Italia con capitale Torino e lo Statuto Albertino come costituzione.

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