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L’indipendenza dell’America Latina


All’inizio del XIX secolo, tutta l’America meridionale, praticamente era tutta sotto il dominio di due stati europei: la Spagna e il Portogallo. Faceva eccezione la Guyana, divisa fra Paesi Bassi, Regno Unito e Francia.
Il Portogallo possedeva il Brasile mentre tutto il resto era governato dalla Spagna.
Le colonie spagnole erano divise in tre vice-reami mentre un quarto vice-reame comprendeva il Messico attuale e l’America centrale. La popolazione indigena era divisa in tre classi: gli indios (= discendenti dalle popolazioni indigene), i meticci (nati dall’unione di donne indigene con coloni europei) e i creoli o criollos, cioè figli o discendenti da famiglie europee, nati però nell’America del sud. Questa terza classe era la più istruita e la più ricca. Al di sopra di queste tre classe si collocavano gli Spagnoli veri e propri; erano funzionari, militari e commercianti e rappresentavano lo stato spagnolo dominatore e come tale si comportavano. Nelle colonie spagnole vigeva il regime del monopolio, cioè qualsiasi attività commerciale doveva essere esercitata esclusivamente con la madre patria per cui, venendo così a mancare la concorrenza i prodotti avevano un costo molto basso ed i lavoratori erano assimilabili a veri e propri schiavi. Il regime di monopolio colpiva soprattutto i creoli che vedevano il loro lavoro mal retribuito e sfruttato ed è per questo motivo che è fra i creoli che cominciarono a costituirsi le prime società segreto il cui scopo era di abbattere il dominio spagnolo.
La prima rivolta ebbe luogo quando nel 1808, le truppe napoleoniche invasero la Spagna e il re, Ferdinando VII di Borbone, fu detronizzato e sostituito sul trono da Giuseppe Bonaparte. Se da parte loro gli Spagnoli delle colonie si rifiutarono di riconoscere il nuovo re, i creoli, invece, esultarono e crearono di creare un nuovo stato nelle colonie. I viceré reagirono costituendo un esercito arruolando anche i creoli. Questi ultimi, venendo a capire il ruolo che essi stavano occupando all’interno dell’esercito chiesero ed ottennero alcune libertà costituzionali e nel 1810 insorsero riuscendo in poco tempo a sbarazzarsi dei conquistatori spagnoli. Tuttavia, la libertà conquistata fu molto fragile in quanto i rivoluzionari invece di riunire le loro forze come era avvenuto nell’ America del Nord, iniziarono tutta una serie di lotte fratricide che durarono fino al 1815. Di questo approfittò Ferdinando VII che una volta ritornato sul trono inviò un esercito in America Latina per reprimere le rivolte nel sangue. Tuttavia, i rivoluzionari non si dettero per vinti ed organizzarono la resistenza. Animatori della resistenza furono San Martin e Simon Bolivar La lotta riprese nel 1816 e questa volta gli Spagnoli dovettero abbandonare l’Argentina e successivamente furono liberati anche il Cile e il Perù. Per quanto appoggiato dalla Santa Alleanza e dalla Francia, Ferdinando VIII dovette cedere ed anche la Bolivia fu sottratta al dominio spagnolo. Nel 1825, tutte le colonie spagnole erano ormai libere ed indipendenti, anche se all’interno non mancarono lotte fratricide e “pronunciamientos”, cioè insurrezioni capeggiate da militari.
Le vicende che portarono il Brasile all’indipendenza presero un’altra piega. Il passaggio da colonia portoghese a stato indipendente avvenne in modo del tutto pacifico e senza spargimento di sangue. Quando Napoleone invase il Portogallo, dopo aver favorito un’alleanza difensiva con l’Inghilterra, il re Giovanni VI fuggì e si rifugiò in Brasile, dove favorì gli interessi dei creoli e dichiarò egli stesso il Brasile regno autonomo. Dopo la morte di Napoleone, nel 1821, Giovanni IV rientrò in Portogallo ed affidò la reggenza del Brasile al figlio don Pietro (Pietro I del Brasile) che a sua volta dichiarò il Brasile impero. Costretto anch’esso a rientrare in Portogallo a seguito della morte di Giovanni IV, lasciò erede il figlioletto Pietro II che dichiarò il Brasile indipendente e più tardi fu eletto imperatore costituzionale. Nel 1889, il Brasile ebbe accesso all’indipendenza, a seguito di una rivoluzione incruenta.
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