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Dalla Colonizzazione Europea alla Decolonizzazione


All'inizio dell'Ottocento solo l'Inghilterra e la Russia possedevano un vasto impero coloniale. L'Impero Russo comprendeva un esteso territorio nell'Asia centrale e settentrionale, mentre l'Inghilterra aveva colonie in tutti i continenti.
Le colonie inglesi erano di due tipi: colonie di popolamento e colonie di sfruttamento.
Nelle colonie di popolamento (Canada, Australia e Nuova Zelanda) la popolazione di origine europea divenne numerosa, per l'immigrazione dalle Isole Britanniche, mentre gli indigeni furono in gran parte sterminati.
Nelle colonie di sfruttamento la quasi totalità della popolazione era formata da indigeni e i coloni inglesi erano solo una minoranza. Queste colonie, tra cui la principale era l'India, fornivano all'Inghilterra materie prime e un mercato per i prodotti industriali, ma anche uomini da arruolare nell'esercito, che gli inglesi utilizzarono per la loro espansione coloniale.

Dopo la Conferenza di Berlino del 1884, anche Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Italia avviarono una massiccia espansione coloniale, che in trent'anni assicurò il dominio europeo su tutta l'Africa, sull'Oceania e su gran parte dell'Asia. A questa espansione parteciparono anche il Giappone e gli USA. Questa tendenza a conquistare territori e formare un vasto impero è detta imperialismo. Infatti, intendevano affermare la propria potenza, trasformando le colonie in veri e propri mercati dove poter esportare i capitali.
In Asia, il Regno Unito espande il suo dominio in India; la Francia conquista l’Indocina e i Paesi Bassi l’arcipelago indonesiano.
La Società delle Nazioni affida le colonie tedesche e turche ai vincitori di un mandato, ovvero uno Stato che le amministra in loro nome. Quindi il Giappone in Manciuria e l’Italia in Etiopia.
Tuttavia il colonialismofu contestato dai liberali (economici), dai marxisti, dagli intellettuali e dai cattolici, che cominciarono a manifestare il loro dissenso.

Gli europei ricorsero all’amministrazione indiretta, mantenendo i poteri locali nelle proprie colonie, come quelle olandesi, tedesche e nei protettorati (territorio che conserva il proprio governo, ma che dipende da un altro Stato) francesi. In caso di amministrazione diretta, la madrepatria nomina un alto funzionario per dirigere la colonia.
La colonizzazione fu soprattutto finanziaria ed economica, dal momento che le metropoli importano dalle loro colonie diverse materie prime (caffè, cotone, zucchero, minerali); ma anche religiosa. Le chiese cristiane inviarono dei missionari (cristiani che hanno il compito di far convertire al cristianesimo, i non cristiani) verso i popoli colonizzati. L’Europa, convinta della necessità di evangelizzare ed educare i propri coloni, impose loro lingue, religioni e modi di vita europei. Introdussero il progresso e la modernizzazione, costruendo ospedali, scuole, strade e battendosi contro la schiavitù e il trattato dei neri.

Dal 1840 al 1914, 40 milioni di europei emigrarono verso le colonie di popolamento e verso l’America, poiché le colonie inglesi (Canada, Australia, Nuova Zelanda) ricevono uno status di dominio (antica colonia britannica alla quale la metropoli concede un governo autonomo e indipendenza), che gli assicura un governo autonomo.

La Seconda Guerra mondiale ha profondamento modificato i rapporti tra colonie e madrepatria. La Carta dell’Atlantico del 1941, e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, del 1948, suggerirono una nuova idea di libertà e indipendenza per le colonie, ma anche i principi di libertà e uguaglianza della rivoluzione francese, il marxismo e il nazionalismo.
Inoltre, esse sono sostenute dai due Grandi: l’URSS poiché ritiene che la colonizzazione è una forma particolare di imperialismo e capitalismo; gli USA difendono l’idea di libertà poiché essi stessi nacquero da una lotta per l’indipendenza contro il regno Unito.

Inizialmente le madrepatrie di opposero all’indipendenza delle loro colonie, poiché esse costituivano una fonte di ricchezza e simbolo di splendore e potere. Tuttavia cambiarono idea nel 1950, quando si resero conto che mantenere una colonia gli costava caro, così iniziò il periodo di decolonizzazione.

Nel Medio Oriente la Francia ha abbandonato i suoi mandati in Siria e in libano; il regno Unito ha concesso l’indipendenza ala Transgiordania, all’Egitto e all’Iraq.
Nel 1945, l’India ottiene l’indipendenza, ma non riuscendo a trovare un accordo tra indù e musulmani si ricorre ad una ripartizione del paese: Unione indiana (indù) e Pakistan(musulmani). Nel 1949 nasce l’indipendenza della Repubblica indonesiana.

Nel 1945, in Indocina, colonia francese, il comunista vietnamita Ho Chi Minh proclamò l’indipendenza del Vietnam. La Francia risponde inviando truppe armate per riconquistare la Cocincina. Scoppia così la guerra dell’Indocina. Dopo alterne vicende, la Francia, nonostante un grande impegno militare e il sostegno degli Stati Uniti, venne duramente sconfitta nella battaglia finale di Dien Bien Phu dall'esercito vietnamita guidato da Vo Nguyen Giap, e dovette rinunciare a mantenere il controllo dell'Indocina che venne suddivisa, sulla base degli accordi conclusi a Ginevra tra le grandi potenze nel 1954, in quattro nuovi stati indipendenti: Vietnam del Nord, Vietnam del Sud, Cambogia e Laos.
Nel 1955 la conferenza Bandog segna la fine della decolonizzazione in Asia.
Dopo il 1945, nei protettorati francesi in Tunisia e in Marocco, il partito Neo-Destour e Istiqlaq rivendicano l’indipendenza, ma la Francia desiste. Nel 1956, dopo l’intervento dell’Onu, allora la Francia riconosce l’indipendenza ai due Paesi.

Anche l’Algeria rivendica la propria indipendenza, dando inizio ad una guerra contro la Francia nel 1954, che vinse nel 1962.

Tra il 1951 e il 1965 il Ghana, la Nigeria e la Rodania del Sud divennero autonomi dal Regno Unito.
Nel 1960 anche il Congo, la Ruanda e il Burundi divennero indipendenti dal Belgio.
Conseguentemente a delle guerriglie tra Cina e URSS, il Portogallo perse le sue colonie africane, tra cui Mozambico e Angola.

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