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Hitler e il nazismo


La crisi economica mondiale colpì duramente la Germania. Il contraccolpo della depressione fu aggravato dal blocco delle esportazioni di prodotti tedeschi negli Stati Uniti e dal deflusso di capitali americani. Le conseguenze furono i crolli finanziari, un'alta disoccupazione e la chiusura delle fabbriche. Si creano inoltre difficoltà per i due partiti di massa della Repubblica di Weimar, ovvero la Socialdemocrazia e il Centro cattolico. Sull'ala sinistra dello schieramento politico riprese slancio il Partito comunista, mentre sull'ala destra si verificò l'ascesa del Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler. Esso, dopo il fallimento del colpo di stato di Monaco, si riorganizzò. Le elezioni del 1930 si svolsero in un clima di violenza, terrore e propaganda fomentata da Hitler. Esse segnarono una clamorosa avanzata dei nazionalsocialisti passati da meno di un milione a più di 6,5 milioni di voti.
Nel complesso i partiti di Weimer uscirono indeboliti dalle elezioni del 1930. Brüning, rimasto cancelliere, non fu più in grado di opporsi alla radicalizzazione della lotta politica e sociale. Di fronte all'ascesa di Hitler e al clima di violenza presente in Germania, i partiti di Weimar non poterono far altro che sostenere, per le elezioni presidenziali del 1932, il maresciallo van Hindenburg, il quale riuscì a prevalere sullo stesso Hitler. Quest'ultimo, benché sconfitto, raccolse più di 13 milioni di voti. Hindenburg licenziò Brüning e lo sostituì con Franz von Papen, appartenente all'ala destra del partito del Centro.
Nel giro di pochi mesi si tennero in Germania altre due elezioni generali, con l'obiettivo di stabilizzare la situazione politica. Il Partito nazionalsocialista raddoppiò nuovamente i suoi voti nelle elezioni di luglio. A questo punto von Papen convinse Hindenburg ad affidare ad Hitler il compito di presiedere il governo tedesco, per controllarlo meglio, ma si trattò di un grave errore. Il 30 gennaio 1933 Hitler assunse la carica di Cancelliere.
Utilizzando il pretesto dell'incendio del palazzo del Reichstag, il nuovo cancelliere accusò i comunisti, mettendo fuorilegge il Partito comunista. Con la concessioni dei pieni poteri al cancelliere per la durata di 4 anni, il Reichstag consegnò nelle mani di Hitler un'autorità illimitata. Egli se ne avvalse per smantellare gli ordinamenti democratici della Repubblica di Weimar e per imprimere allo stato tedesco la forma di un regime totalitario.
Il terzo Reich → In meno di un anno Hitler diede vita al nuovo stato totalitario tedesco, chiamato Terzo Reich.
- fu abbattuta la struttura federale della Repubblica di Weimar;
- tutti i partiti, ad eccezione del Partito nazionalsocialista, vennero posti fuori legge o indotti all'autoscioglimento; - tutti i sindacati furono aboliti, con eccezione del Fronte tedesco del lavoro, mentre le cellule del Partito nazista esercitavano un rigido controllo sugli oppositori.
Una legge sulla salvaguardia dell'unità tedesca stabilì il dominio del regime nel campo della cultura, della stampa e dei mezzi di comunicazione. L'Istituto della cultura del Reich e il Ministero della propaganda, affidato a Goebbels, divennero gli strumenti per la diffusione dell'ideologia nazista, utilizzando tutti i moderni strumenti in grado di influenzare l'opinione pubblica. Alle organizzazioni di massa del partito furono assegnati compiti educativi e ricreativi. Tra le due formazioni militari del partito, le SA e le SS, divise da forti rivalità, furono le seconde a prevalere, fino al massacro dei quadri dirigenti delle SS nella “notte dei lunghi coltelli”. Le SS, gruppo di uomini interamente dediti alla causa del nazismo, furono poste sotto la direzione di Himmler.
Poteri illimitati furono attribuiti alla polizia segreta di stato, la Gestapo, nell'opera di persecuzione dei gruppi di dissenso. Si creano poi campi di concentramento, i Lager, dove furono raccolti gli oppositori politici e i dissenzienti.
Hitler prese d'esempio Mussolini e aveva dato spazio all'esaltazione nazionalistica della missione imperiale della Grande Germania, tesa a riguadagnare i territori perduti dopo la Prima Guerra Mondiale e a ricongiungere tutte le popolazioni di lingua tedesca inglobate in altri stati. Inoltre il nazismo aveva una concezione totalitaria dello stato nazione, concepito come una comunità fondata sul mito della pura razza ariana.
Facendo ricorso all'antisemitismo come componente essenziale del nazismo, Hitler conseguiva un duplice fine:
1) dirigere il rancore e la frustrazione provocate dalla depressione economica verso l'odio razziale, alimentato dall'immagine di un “grande complotto” dell'ebraismo contro lo spirito e i valori della Germania;
2) attribuire agli ebrei la responsabilità di aver generato movimenti e ideologie moderne anti-naziste.
La dottrina della superiorità e della purezza della razza ariana trovò assurde applicazioni nell'eugenetica razzista e nelle persecuzioni razziali. L'eugenetica fu tradotta in leggi che prevedevano, tra l'altro, l'impedimento della procreazione a persone considerate inferiori. Le persecuzioni razziali ebbero come oggetto i gruppi sociali estranei alla “comunità del popolo” e principalmente gli ebrei.
Dal 1933 Hitler decise il licenziamento dei dipendenti pubblici e decretò forme di boicottaggio economico: con le leggi di Norimberga del 1935 ne determinò la segregazione.
L'assassinio di un funzionario dell'ambasciata tedesca a Parigi da parte di un giovane ebreo polacco costituì il pretesto per un'operazione antiebraica in tutta la Germania: la notte tra il 9 e il 10 novembre, conosciuta come Notte dei cristalli, furono uccise 36 persone, incendiate diverse sinagoghe e distrutti moltissime vetrine dei negozi di ebrei. Infine il regime avviò la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento per separarli dalla comunità nazionale, ma comunque con la logica di un loro annientamento.
Una funzione decisiva nel consolidare il regime nazista fu esercitata dal rilancio del sistema economico e produttivo tedesco. Il popolo tedesco era infatti stato duramente colpito, in soli 12 anni, da tre catastrofi. Il potenziamento dell'economia tedesca fu determinata da vari fattori, tra loro collegati:
- l'instaurazione di un sistema autoritario nel mondo del lavoro, basato sulla disciplina e sul rigido controllo della manodopera nelle fabbriche, sul divieto di sciopero e sull'organizzazione del lavoro sotto forme militari;
- i grandi gruppi industriali che avevano manifestato tendenze diversificate di fronte all'ascesa nel nazionalsocialismo, si erano rapidamente adattate ad regime, fornendogli un solido appoggio;
- altri fattori di ripresa economica furono il clima di mobilitazione e l'adozione di provvidenze a carattere sociale, ad esempio assistenza, assicurazioni e pensioni a favore delle classi operaie e agricole.
Nei primi anni del regimi fu il ministro dell'economia Schacht a riattivare il circuito di investimenti, profitti e risparmi, traendo vantaggio dai prezzi delle materie prime che erano molto bassi. Successivamente, quando la guida dell'economia tedesca passò nelle mani di Göring, comandante dell'aviazione militare, il sistema produttivo tedesco ricevette potenti stimoli dalla politica di intervento dello stato nel campo delle opere pubbliche. Anche l'economia tedesca fu sottoposta ad una pianificazione, che aveva tra i suoi scopi la creazione di un sistema auto-sufficiente e l'accelerato riarmo della Germania.
I fini più immediati di Hitler erano l'abolizione dei vincoli imposti alla Germania dalla pace di Versailles e il recupero dei territori perduti. I programmi di Hitler vennero sottovalutati dai governi europei, anche perché Hitler godeva di simpatie in molti ambienti conservatori occidentali. Hitler usò con molta abilità la carta della modernizzazione sul piano internazionale, in attesa di consolidare la macchina bellica che stava progettando.
Prima di ritirare la Germania dalla Società delle Nazioni, Hitler stipulò con la Gran Bretagna, la Francia e l'Italia un Patto a quattro, che impegnava i firmatari al mantenimento della pace e a non mettere in discussione i confini.
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