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Nell'estate del 1944 il movimento partigiano raggiunse la sua massima espansione, impegnando le truppe tedesche e fasciste con atti di guerriglia che contribuirono alla liberazione del Paese. Accanto alla guerra di liberazione si svolse pero' anche una dolorosa guerra civile, che vide contrapporsi gli italiani schierati con la Repubblica di Salò, accanto ai tedeschi, agli italiani antifascisti.
A questo si aggiunsero i numerosi atti di rappresaglia contro la popolazione civile, cui spesso ricorsero i nazifascisti; ne sono un esempio le stragi di Marzabotto e di Sant'anna di Stazzema e la fucilazioni di più di 300 civili innocenti alle Fosse Ardeatine a Roma.
Il 25 aprile 1945 il Comitato di liberazione proclamò l'insurrezione generale e venne liberata la maggior parte delle città del Nord. Mussolini, catturato dai partigiani, venne giustiziato il 28 aprile.
Il giorno seguente i tedeschi firmarono la resa.
Alla fine della seconda guerra mondiale il Paese era profondamente cambiato rispetto all'inizio degli anni Trenta. La guerra, il crollo del regime fascista e il comportamento ambiguo della monarchia avevano lasciato un profondo vuoto istituzionale colmato dall'azione delle forze politiche antifasciste nell'ambito di Governi di unità nazionale, che gestirono la fase di transizione fino al referendum del 2 giugno 1946.

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