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L’Europa occidentale tra la dottrina Truman e il piano Marshall

Il presidente americano Harry Truman, temendo che il comunismo potesse diffondersi in tutta l’Europa, decise di intervenire e perciò, nel marzo del 1947 annunciò la volontà del governo americano di impegnarsi in una politica di soccorso economico e militare verso i Paesi alleati minacciati dal comunismo. Questa politica venne conosciuta come “Dottrina Truman di contenimento “ . L’opportunità per sperimentare l’efficacia di questa nuova dottrina venne offerta agli Stati Uniti dalla sanguinosa guerra civile che scoppiò in Grecia tra i sostenitori del re e i comunisti, decisi oppositori del governo monarchico. Gli Stati Uniti appoggiarono i filo-governativi mentre l’Urss, nel timore che venissero messe in discussione le zone di influenza stabilite a Yalta, ritirò ogni aiuto ai comunisti, decretandone così la sconfitta.

La dottrina Truman prevedeva un programma di aiuti economici che fu detto Piano Marshall . (dal nome del segretario di Stato che lo aveva ideato) Esso operò fino al 1952 con lo scopo favorire la ripresa produttiva e quindi gli scambi commerciali negli Stati usciti dalla guerra . Gli Usa elargirono all’Europa Occidentale aiuti per un totale di 14 miliardi di dollari tra prestiti a basso interesse e forniture gratuite di attrezzature e generi alimentari. L’Unione Sovietica rifiutò gli aiuti previsti dal piano Marshall, così come i Paesi dell‘ Europa Orientale sottoposti alla sua influenza e accusò gli Stati Uniti di voler asservire l’Europa ai propri interessi economici. A questa accusa gli Americani risposero denunciando il disegno egemonico sovietico sui Paesi europei fedeli alle direttive di Mosca.


La questione della Germania

Nel 1949 le potenze che occupavano la Germania Occidentale (Usa, GB e F) unificarono i territori sotto la loro amministrazione con l’obiettivo di far nascere uno stato tedesco filo -occidentale I Sovietici, sentendosi minacciati, reagirono impedendo l’accesso a Berlino , che si trovava nella zona da loro amministrata ( fino ad allora collegata alla Germania occidentale da un corridoio stradale e ferroviario). La tensione raggiunse un livello molto alto e fu temuta una nuova guerra. Gli Americani evitarono di intervenire militarmente organizzando un grandissimo ponte aereo che permise di rifornire la città assediata. I Sovietici , che non attaccarono mai gli aerei americani, dopo un anno tolsero il blocco.

Nei territori occidentali si costituì una Repubblica Federale,(che ebbe come cancelliere Adenauer, un esponente di spicco della Democrazia Cristiana tedesca ) con capitale Bonn e nell'ottobre del 1949 Stalin rispose dando vita, nell'area di occupazione sovietica, alla Repubblica Democratica Tedesca, a regime comunista.

La guerra di Corea e la “coesistenza pacifica”

La Corea, dopo la guerra era stata occupata dall’URSS nella parte settentrionale e dagli USA nella parte meridionale.. il confine tra le due zone era rappresentato dal 38° parallelo. Nel 1947 si formarono la Corea del Nord, con un governo filo-russo e la Corea del Sud, vicina agli Stati Uniti. Il 25 giugno del 1950, prendendo a pretesto alcuni incidenti di frontiera, l’esercito nord-coreano invase il Sud cogliendolo completamente di sorpresa. Nel luglio il Consiglio di Sicurezza autorizzò l’intervento di Stati membri dell’ONU a fianco della Corea del Sud e si creò così una forza militare sotto il comando degli USA. Dopo alterne vicende in cui fu coinvolta anche al Cina, il 27 luglio 1953 venne concluso un armistizio che riportava i due schieramenti al punto di partenza. La guerra di Corea ebbe come conseguenza fondamentale un aumento dell’interesse americano per l’Asia a supporto degli Stati non comunisti.
Sempre nel 1953 Stalin morì e dopo lunghe e drammatiche consultazioni all’interno del Partito, il potere venne preso da Nikita Krusciov; anche negli Stati uniti, l’anno precedente c’era stato un cambio al governo con l’elezione del generale Eisenhower. I due capi di Stato capirono che senza dialogo non ci sarebbe stato futuro e così entrambi si mostrarono propensi a iniziare un processo di distensione internazionale.

Polonia e Ungheria

Nel febbraio 1956, durante il XX Congresso del PCS ( Partito Comunista Sovietico),fruscio inizio il processo di destalinizzazione denunciando i crimini dell’ex dittatore e condannando il culto della personalità come antimarxista.
Nel giugno 1956 in Polonia esplose una serie di scioperi e la popolazione espresse la sua insofferenza per il regime comunista imposto dall’URSS. Inizialmente queste proteste sembrarono ottenere qualche risultato perché Krusciov permise di intraprendere alcune riforme ma in Ungheria la situazione si rivelò drammatica . Nel novembre 1956 i carri armati russi entrarono a Budapest e spararono sulla folla. Il premier Nagy fu fucilato e nel Paese fu imposto un regime rigidamente fedele a Mosca guidato da Kadar.

Il muro di Berlino

La “coesistenza pacifica “ allentò ma non eliminò le tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica e la riprova di ciò si ebbe ancora una volta a Berlino. L’ex capitale tedesca era divisa in due zone, una sotto la sovranità della Germania dell’Ovest e l’altra sotto quella della Germania dell’Est. Berlino Ovest, ricca e piena di negozi affascinava i non comunisti e faceva vacillare le convinzioni di quanti nel comunismo invece credevano. In effetti si calcola che nei primi quindici anni di divisione siano stati quasi 3 milioni i tedeschi passati dall’Est all’Ovest.
Nel 1961 Krusciov, esasperato dalla continua fuga di persone verso l’Occidente, fece costruire un vero e proprio muro che divideva materialmente in due la città ( fino al 1989, anno della riunificazione e della fine della Guerra fredda).

La Guerra fredda

Per Guerra fredda si intende lo stato di tensione permanente tra Stati Uniti e Unione Sovietica che caratterizzò gli anni Cinquanta e Sessanta.
Cuba era governata fin dal 1959 dal leader comunista Fidel Castro che l’aveva liberata dal dittatore Batista , sostenuto dagli Usa. Castro espropriò e nazionalizzò le piantagioni provocando l’immediata rottura di ogni rapporto diplomatico con gli Usa e il conseguente avvicinamento di Cuba all’URSS. Nel 1961 il presidente americano John Fitzgerald Kennedy appoggiò lo sbarco di esuli anti-castristi a Cuba per rovesciare il regime. Lo sbarco si rivelò un completo fallimento e mise in seria crisi la politica di coesistenza pacifica tra gli USA e l’URSS. L’anno successivo gli Stati Uniti vennero a sapere che Mosca stava trasferendo per nave testate nucleari a Cuba e ciò costituiva una grave minaccia per il territorio americano. Kennedy si trovò nella posizione di dover scegliere se attaccare il convoglio sovietico, scatenando così la guerra , oppure costringere con altri mezzi i sovietici a far tornare indietro le loro navi. La crisi durò per quindici giorni ma alla fine Krusciov ritirò le navi.

La primavera di Praga

Nel 1964 Krusciov fu destituito e al suo posto venne designato Leonid Breznev che presto avrebbe mostrato la durezza della propria linea politica. L’occasione fu offerta dal movimento cecoslovacco, conosciuto come “primavera di Praga” che, appunto nella primavera del 1968 tentò, attraverso il proprio leader Alexander DubceK di rinnovare il partito comunista cecoslovacco con una linea che venne definita “socialismo dal volto umano “. Dubcek parlava di libertà di parola e di stampa, di pluralismo politico e dell’introduzione di alcune forme di iniziativa privata in campo economico, senza mai mettere in dubbio l’appartenenza della Cecoslovacchia al patto di Varsavia. Ugualmente Breznev considerò inaccettabili le azioni del movimento e il 21 agosto del 1968 le truppe corazzate sovietiche entrarono a Praga e la occuparono. La popolazione non reagì ma tentò, senza successo, di portare dalla sua parte i soldati dell’Armata Rossa.

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