La guerra di Cuba

Nel 1895 a Cuba, una colonia spagnola, scoppiò una rivolta indipendentista; il governo spagnolo cerca di soffocare la ribellione, ma senza successo. Ne segue un periodo di grande conflittualità, dalla quale fra l'altro vengono danneggiate pure le società statunitensi che hanno investito nelle piantagioni cubane di canna da zucchero. Da tempo negli Stati Uniti si è aperto un dibattito sull'opportunità di un'espansione coloniale autonoma: i tempi, per diverse ragioni, sembrano ormai maturi; l'espansione territoriale interna verso ovest si è conclusa; l'attivismo delle altre potenze occidentali fa temere che presto si chiudono tutti gli spazi per una possibile espansione statunitense, inoltre poiché gli Stati Uniti hanno le risorse economiche e militari necessarie, autorevoli dirigenti politici, tra cui Williams Mckinley, presidente repubblicano eletto nel 1896, e Theodore Roosevelt, suo vicepresidente, si sentono autorizzati a formulare piani di espansione, il primo dei quali è l'intervento militare diretto nella guerra di Cuba a sostegno delle forze indipendentiste, che ha luogo nel 1898.

La guerra contro la Spagna dura da febbraio a dicembre 1898; la flotta spagnola è distrutta; il trattato di pace riconosce l'indipendenza di Cuba e inoltre attribuisce agli Stati Uniti le Filippine, Porto Rico e l'isola di Guam, nel Pacifico. L'indipendenza di Cuba è in effetti solo nominale: lo Stato che si costituisce resta sotto il protettorato informale degli Stati Uniti mentre le grandi imprese statunitensi controllano gran parte dell'economia cubana. L'occasione della sua azione nel Pacifico spinge il governo statunitense a impadronirsi anche delle Hawaii. Intanto si pone il problema delle Filippine dove è già scoppiata una ribellione indipendentista antispagnola che prosegue contro gli americani. Mckinley manda l'esercito anche lì: vi viene combattuta una guerra che dura tre anni e che costa 250.000 morti filippini contro i 5000 soldati statunitensi caduti. La guerra (1898-1902) è particolarmente dura e l'esercito statunitense non esita ad attaccare sistematicamente la popolazione civile. Nel 1903 è il governo di Theodore Roosevelt, successo a Mckinley alla presidenza degli Stati Uniti a sostenere anche la secessione di Panama, che si distacca dalla Colombia di cui precedentemente faceva parte. L'obiettivo in questo caso è molto evidente e immediato: assicurare agli Stati Uniti e a imprese statunitensi il diritto di "costruire e gestire il canale navigabile" che, tagliando l'istmo di Panama, mette in diretto collegamento l'oceano Pacifico e quello Atlantico, opera che viene completata nel 1914.

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