La prima guerra mondiale Le origini del conflitto


Tensioni e alleanze tra potenze europee 4 imperi si presentano sulla scena,nel 1870: l’impero germanico (il cui territorio è unito in un’unica nazione che si estende sino al confine con l’impero russo); l’impero russo; l’impero austro ungarico (gran parte del territorio è costituito dall’Ungheria) e l’impero ottomano (impero turco che comprende gran parte della penisola balcanica “polveriera dell’Europa”,formata da varie etnie sottomesse a questo…molte sono difatti le sommosse interne). Nel 1875, i contadini cristiani delle due province ottomane della Bosnia Erzegovina si ribellarono contro i proprietari terrieri mussulmani. Serbia e Montenegro,i 2 principati slavi autonomi nati nel 1856,intervennero a favore dei ribelli,ma furono sconfitti dall’esercito turco. La Russia intervenne per allargare la sua influenza nella regione balcanica a spese dell’impero ottomano.
Nel 1877 inizia una sommossa contro l’impero ottomano da parte della Serbia. L’impero russo,per ragioni di confine aveva avuto particolare attenzione nei riguardi della Serbia,considerata la paladina slava contro i turchi. L’esercito russo sbaragliò i turchi dato che il sultano di Istanbul dovette accettare la pace di S Stefano; stipulato nel Marzo 1878,prevedeva la nascita della Bulgaria,comprendente gran parte dei territori europei sotto dominazione ottomana e politicamente subalterno alla Russia. Un simile cambiamento nell’equilibrio internazionale provocò la reazione di Inghilterra e Austria Ungheria (sotto Francesco Giuseppe; nel 1867 fu concesso all’Ungheria un ampio margine di autogoverno nel campo degli affari interni e l’impero fu articolato in due segmenti facenti riferimento a Vienna e Budapest e legati dalla figura dell’imperatore),che minacciarono la Russia di muovere guerra. La crisi trovò pacificazione nell’estate del 1878 col Congresso di Berlino,che vide riuniti nella capitale del Reich i ministri delle principali potenze. Alla Russia fu imposto di rinunciare alla Bulgaria; in cambio dell’appoggio diplomatico fornito all’Impero ottomano,sia Austria Ungheria che Inghilterra ottennero concessioni: la prima di occupare la Bosnia,la seconda di ottenere l’isola di Cipro. Si ha il Congresso di Berlino (vittoria della Russia sui turchi) in cui vengono riconosciute come indipendenti: Bulgaria,Montenegro,Romania, Serbia e Bosnia Erzegovina (ceduta poi come protettorato all’Austria,che l’avrebbe amministrata provvisoriamente). Il fatto che l’Austria amministrasse la Bosnia tuttavia sarà motivo di conflitto con la Russia,poiché avendo in mano tale territorio gli austriaci potevano a quel punto controllare la realtà balcanica. La Russia usci sconfitta; cominciarono poi a delinearsi le alleanze che sarebbero scattate nel 1914 provocando lo scoppio della guerra. Il cancelliere tedesco Bismark,timoroso di un eccessivo rafforzamento russo,sostenne gli interessi di inglesi e austro ungarici. Temendo un deterioramento dei rapporti tra Germania e Russia,nel 1879 stipulò un’alleanza con l’impero asburgico di tipo difensivo. Bismark,cancelliere tedesco,portò avanti la politica di mediatore e riusci a controllare la situazione con l’Alleanza dei 3 imperatori. Abile tessitore,Bismark voleva scongiurare la possibile alleanza tra Russia e Francia: questo avrebbe causato difatti l’accerchiamento contro la Germania,che si sarebbe ritrovata in trappola. Non potendo tenere legate nella stessa alleanza Russia e Austria,stipulò accordi separati con l’Austria e nell’87 con la Russia: trattato di contro assicurazione che impegnava la Germania a non unirsi all’Austria contro la Russia,cosi la Russia non si sarebbe unita con la Francia contro la Germania. Dal 90 anno delle dimissioni di Bismark,la Germania di Guglielmo II attuò una politica piu dinamica e aggressiva che portò alla fine del sistema delle alleanze. Guglielmo II preferi privilegiare i rapporti con l’Austria a svantaggio della Russia che libera da vincoli stabili nel 91 un accordo franco russo,alleanza militare nel 94,che servi alla Francia a uscire dal suo isolamento. La Russia,libera da vincoli con la Germania nel 91 stabili un accordo franco russo. Motivi di attrito: la Francia e l’Italia erano in disaccordo a causa delle questioni africane; la Francia e la Germania erano contro poiché la Francia era risentita per la perdita di Alsazia e Lorena; la Russia e l’impero austro ungarico poi si contendevano la zona balcanica e la gestione della Bosnia. Al patto dei tre imperatori si crea una duplice alleanza in cui la Germania è doppiamente protagonista: una tra Germania e Russia,l’altra tra Germania e impero austro ungarico. La Germania,costituitasi da poco (1870) era rimasta indietro nell’accaparrarsi i territori. Si ritenne opportuno quindi lanciarsi alla costituzione della flotta e all’appropriamento degli ultimi territori africani.

Italia si avvicina agli imperi centrali

Nel 1881 la Francia occupò la Tunisia e giustificò la sua conquista coloniale come legittimo compenso,capace di pareggiare i vantaggi territoriali ottenuti a Berlino da Inghilterra e Austria Ungheria. L’Italia cercò di ostacolare il gesto francese,ma le sue proteste non trovarono alcun ascolto presso le altre nazioni. Risultò evidente la posizione di isolamento italiano e la necessità di collegarsi con qualche grande potenza; scelse quindi di appoggiarsi all’impero tedesco e legarsi a esso con un’alleanza miliare. Nel 1882 nasce la Triplice alleanza che vedeva unite Austria Ungheria,Italia e Germania: accordo difensivo che prevedeva sostegno reciproco dei tre stati se uno di questi fosse stato aggredito da una potenza nemica.A questa si contrapponeva la Triplice intesa formata da Inghilterra,Russia e Francia.
Sistema di alleanze e piano Schlieffen La Triplice alleanza ipotizzava come principale avversario la Francia: con essa la Germania era in tensione a seguito della conquista di Alsazia e Lorena nel 1871,mentre l’Italia ne temeva l’ulteriore espansione nel Mediterraneo. Stipulando la Triplice alleanza,l’Italia rimandava l’annessione di Trento e Trieste e il completamento della sua unità nazionale: la questione della redenzione delle due regioni appariva secondaria rispetto alla necessità di contenere l’imperialismo francese nell’area Mediterraneo.

La Francia trovò sostegno nella Russia contro la Germania e fu stipulata un’alleanza difensiva nel 1892: legame anomalo dato che la Francia era una repubblica parlamentar,fiera del suo passato illuminista e rivoluzionario,mentre l’impero zarista era una monarchia assoluta e dispotica. Il terreno era stato spianato dai banchieri francesi che avevano fornito alla Russia notevoli capitali indispensabili per l’ammodernamento. A partire dalla metà degli anni 90 la Germania si trovò dinanzi alla prospettiva di una guerra su due fronti; nel caso in cui il conflitto con la Francia fosse ripreso,l’impero tedesco sarebbe stato attaccato anche a Oriente dall’esercito russo. Per lo stato maggiore tedesco il principale problema strategico da risolvere divenne quello di combattere due avversari,senza procedere a una divisione delle proprie forze,che avrebbe ridotto le probabilità di vittoria.
La soluzione fu data dal generale Schlieffen nel 1905: mentre le ferrovie tedesche erano moderne e efficienti,il sistema di trasporti russo era ancora carente. L’impero zarista possedeva enormi risorse umane ma prima che tutte le forze russe fossero impiegate contro la Germania,sarebbe passato un intervallo di tempo che l’impero tedesco avrebbe potuto sfruttare per concertare le sue energie a ovest contro la Francia. Per sconfiggere in tempi brevi l’avversario occidentale era necessario compiere una mossa inattesa,che cogliesse di sorpresa i francesi che avrebbero cercato di liberare l’Alsazia Lorena. Il generale propose che l’esercito tedesco disponesse le truppe sul fronte russo e in Alsazia Lorena dei contingenti di piccola entità; la massa d’urto dell’esercito germanico avrebbe dovuto essere concentrata a Nord per puntare su Parigi dopo aver attraversato il Belgio paese neutrale. I francesi sarebbero stati colti alla sprovvista e dopo 6 settimane la guerra di sarebbe conclusa e a quel punto l’esercito si sarebbe trasferito a est,verso i russi.
La flotta da guerra tedesca Il piano era brillante e il previsto attraversamento del Belgio però presentava un notevole punto di debolezza: costituiva una grave violazione degli accordi internazionali e avrebbe provocato la reazione della Gran Bretagna,nel momento in cui le coste fossero cadute in mano tedesca. La decisione di adottare tal piano esigeva che l’intera politica estera fosse resa a mantenere buone relazioni con gli inglesi: proseguendo la linea di Bismarck,occorreva che questa non percepisse la Germania come pericolo per i suo i interessi; solo in questo caso si sarebbe limitata a una protesta. Viceversa,per volontà dell’imperatore Guglielmo II,le Germania condusse una politica ostile che nei confronti della gran Bretagna,che arrivo a considerare il Reich come il rivale piu pericoloso. Principale motivo di attrito fu la grande flotta di navi da guerra di cui la Germania iniziò a dotarsi dal 1898. I tedeschi pensavano di poter superare gli inglesi varando navi piu moderne,veloci e meglio equipaggiate.
Alla sfida tedesca,l’Inghilterra rispose nel 1906 iniziando la costruzione di una serie di corazzate chiamate dreadnoughts,navi enormi capaci di elevata velocità e ramate di cannoni di grosso calibro. La Germania iniziò a produrre anch’essa corazzate di nuova concezione. Il risultato fu il progressivo avvicinamento dell’Inghilterra ai nemici della Germania. Nel 1904,i due governi di Francia e Gran Bretagna appianarono i loro principali problemi relativi alle relative zone di influenza in Africa e strinsero l’Intesa cordiale. Nel 1907 gli inglesi si accordarono poi coi Russi per chiudere ogni contrasto circa Persia,Afghanistan e territori contesi tra i due imperi nella fascia tra Asia centrale russa e confini settentrionali dell’india britannica. L’Inghilterra non stipulò accordi militari ne con Francia o Russia ma era arrivata con esse a intesa a relazioni cordiali e pacifiche poiché tutte erano d’accordo sul fatto che il loro unico nemico fosse la Germania.

Politica di potenza tedesca

La decisione di procedere alla costituzione della flotta della guerra appare folle e suicida. Alcuni grandi gruppi industriali legati alla produzione dell’acciaio ricavarono profitti eccezionali dalla costruzione della flotta. Non tutto il capitalismo tedesco era favorevole al riarmo navale,che incontrò l’opposizione di alcune compagnie marittime impegnate nel commercio internazionale di Rathenau,dirigente del’AEG,uno dei piu imponenti e moderni complessi industriali del tempo,impegnato nel settore delle produzione di energia elettrica. Non pare lecito spiegare la costruzione della flotta come concessione del governo alle pressioni della grande borghesi tedesca: non fu unamine nel giudicare positivamente la scelta di intraprendere una politica estera capace di provocare l’ostilità della Gran Bretagna. Anche nella corsa all’Impero tipica dei decenni a cavallo tra il XIX e XX secolo,le motivazioni di tipo economico non furono quelle prevalenti e decisive: le colonie,prima ancora di essere terre utilizzabili per la vendita di manufatti o per l’investimento di capitali in eccesso,contavano in se e per se,in quanto segni di potenza e prestigi. Per due decenni,tra il 1880 e il 1900,la Francia aveva sfidato la Gran Bretagna sul terreno della corsa all’Impero piu vasto ma al’inizio del 900,la possibilità di conquistare colonie si era praticamente esaurita,e ciò obbligava per forza alla ricerca di altre manifestazioni di potenza e di prestigio. La flotta da guerra,insomma,potrebbe essere letta come mezzo capace di mostrare al mondo la forza e la grandezza della nazione tedesca. Tirpitz,Ministro per la Marina tedesco,fu il vero artefice del programma di riarmo navale. In caso di scontro tra Francia e Germania,si doveva dissuadere l’Inghilterra dalla tentazione di intervenire contro i tedeschi: la flotta doveva servire come arma di pressione.

La polveriera balcanica

Dopo che tutte le grandi potenze europee si erano collegate tra loro in una formidabile rete di alleanze e trattati in cui i vari stati si garantivano appoggio e sostegno in caso di guerra,qualunque conflitto regionale fosse scoppiato in Europa rischiava di degenerare in uno scontro generalizzato di vaste dimensioni. Uno dei settori piu pericolosi era la regione balcanica; tra i principali elementi di perturbazione vi era il regno di Serbia,indipendente dal Congresso di Berlino che desiderava allargare i suoi confini. Il sogno serbo era di compiere un’operazione di unificazione analoga a quella compiuta dal Piemonte in Italia: la Serbia sperava di poter giungere alla costruzione di un vasto stato nazionale che comprendesse tutti i popoli jugoslavi (slavi del su) non esclusi sloveni,croati e bosniaci,che si trovavano sotto la dominazione dell’Austria Ungheria. Nel 1902,Italia e Francia trovarono un accordo ragionevole e vantaggioso per entrambe: in caso di occupazione francese del Marocco,la potenza transalpina non avrebbe posto alcun ostacolo a una dominazione italiana in Libia. A partire d quel momento,per l’Italia non vi era motivo di restare legata a un patto difensivo antifrancese. Nel 1911 la Francia ritenne giunto il momento di imporre la sua dominazione sul Marocco e l’Italia intervenne dopo poco in Libia; dato che questo territorio era dei Turchi,si verificò negli anni 1911 e 12 un conflitto italo turco. Nell’ottobre del 1912 la Serbia,alleatasi con Grecia,Montenegro e Bulgaria,intervenne contro l’impero ottomano nella prima delle due guerre balcaniche obbligandolo alla cessione della Macedonia. La prima scoppiò nell’ottobre del 1912 e vide la lega balcanica attaccare i territori turchi,in forte difficoltà politica e militare. Sconfitti i turchi dovettero abbandonare dopo gli accordi di Londra l’Europa. La Bulgaria,insoddisfatta della spartizione territoriale tra i vincitori,nel giugno 19143 diede il via alla seconda guerra balcanica attaccando la Serbia; a fianco di questa si schierarono Montenegro,Grecia,Romania e Turchia. I bulgari furono sconfitti e col trattato di Bucarest persero Salonicco e la costa della Macedonia a vantaggio della Grecia. Austria Ungheria e Italia negarono alla Serbia l’accesso al mare e istituirono l’Albania,piccolo stato che si frappose tra questa e l’Adriatico. Nel 1913 i rapporti tra Serbia e Austria Ungheria furono sempre piu tesi: mentre Belgrado aspirava a cancellare lo stato albanese e liberare i territori slavi sotto dominio austriaco,a Vienna si diffondeva l’idea che all’ambizioso regno di Serbia doveva essere inflitta una lezione severa. Risultato: del vecchio impero rimane solo una traccia orientale,la Tracia. La seconda guerra avviene nel 1913,a causa della Bulgaria che volendo espandersi,da inizio ai conflitti all’interno dei paesi Balcani. L’impero germanico è uguale cosi come quello russo; l’impero austriaco riesce ad estendersi lungo l’adriatico; l’impero ottomano è quasi sparito.

La dinamica militare del conflitto

Attentato di Sarajevo Il 28 giugno 1914 a Sarajevo,capoluogo della Bosnia,un terrorista serbo bosniaco di 19 anni,Princip uccise a colpi di pistola l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo,designato erede al trono principale austro ungarico; dietro il gesto omicida compiuto stava una cospirazione,preparata da un gruppo nazionalista denominato Giovane Bosnia. Nella mente serba il 28 giugno era sinonimo di lutto,dato che ricordava la disfatta in Kosovo nel 1839. Quella aveva comportato secoli di dominazione ottomana per la Serbia,ma l’uccisione dell’arciduca austriaco avrebbe dovuto significare l’inizio del riscatto degli slavi del sud. LA Giovane Bosnia aveva stretto legami con l’associazione Unione o morte di tipo nazionalista fondata dal colonnello Dimitrivic; essendo capo di servizi segreti dell’esercito serbo,aveva costituito una rete di simpatizzanti che agivano a vari livelli Il governo austro ungarico si convinse che la responsabilità dell’accaduto dovesse ricadere sullo stato serbo. Il governo di Vienna si orientò nella direzione i una risposta pesante che poteva anche assumere i caratteri dell’intervento militare. I governanti austro ungarici sapevano bene che la Serbia sarebbe stata aiutata dalla Russia e che la guerra si sarebbe estesa come conflitto a tutte le potenze. Prima di compiere la mossa che avrebbe provocato l’inizio di tutte le ostilità,il governo imperiale si consultò il 5 luglio 1914 con quello tedesco,che assicurò all’Austria Ungheria il suo competo sostegno,in caso di intervento russo. Sia il kaiser Guglielmo II sia i principali esponenti politici e militari tedeschi erano consapevoli che una guerra contro la Russia avrebbe comportato anche lo scontro con la Francia. Forte della promessa tedesca,il governo di Vienna consegnò a quello di Belgrado,il 23 luglio,un pesante ultimatum,a cui i serbi avrebbero dovuto rispondere entro 48 ore; le richieste austro ungariche erano umilianti: la Serbia avrebbe dovuto vietare ogni forma di propaganda antiaustriaca nelle scuole e esercito,licenziare funzionari o ufficiali che avessero manifestato sentimenti antiaustriaci o assunto posizioni di tipo nazionalistico. Richiedeva di istituire una commissione di inchiesta per fare luce sull’attentato di Sarajevo,e imponeva che i delegati austriaci fossero ammessi a partecipare. Fu questo il solo punto dell’ultimatum che il governo serbo non accolse nella sua risposta del 25 luglio: apparve una richiesta esagerata,un’intromissione nella politica serba che ne avrebbe rimesso in discussione l’indipendenza. Il 28 luglio fu consegnata al governo serbo una formale dichiarazione di guerra.

Invasione del Belgio

Nessuna delle potenze aveva intenzione i combattere,tutti i governi temettero che la mancata mobilitazione dell’esercito (in stato di allarme) fosse interpretato dai nemici come segno di debolezza,e dagli alleati come segno di indecisione,di scarsa disponibilità mantenere gli impegni di assistenza reciproca. Pesò poi la convinzione che qualora fosse davvero scoppiata,la guerra sarebbe stata breve: la vittoria sarebbe stata raggiunta,senza eccessive perdite,nel giro di pochi mesi. Tutti i governi erano convinti che la colpa dello scatenamento delle ostilità dovesse essere addossata agli altri e che fossero gli avversari a dover fermare la mobilitazione dell’esercito: tutti affermavano di agire per legittima difesa,senza rendersi conto che il meccanismo complessivo era privo di freni. Per la Germania i tempi di decisione divennero ristretti: per vincere la guerra su due fronti,i vertici politici e militari tedeschi dovevano agire rapidamente e rendere operativo il piano Schlieffen. A Berlino la decisione fu presa dopo che la Russia ebbe schierato le sue truppe al confine con l’Austria Ungheria e con la Germania: il 31 luglio, il governo tedesco inviò un ultimatum all’impero zarista,intimando di sospendere entro 12 ore tutte le misure di guerra prese; dinanzi al silenzio dei russi il 1 agosto 1914 l’impero tedesco entrò ufficialmente in guerra con la Russia e con la Francia. Il 2 agosto il governo di Berlino intimò al Belgio di lasciar passare le truppe tedesche sul suo territorio; tale evento provocò l’immediata reazione della Gran Bretagna,garante dell’indipendenza belga. Il 4 agosto l’Inghilterra dichiarò guerra all’impero germanico,dopo che questo ebbe violato la frontiera del Belgio. L’invasione tedesca si mostrò subito brutale e spietata; l’esercito del piccolo stato non poteva competere con l’immensa armata degli invasori ma poteva contare su alcune solide fortezze (Anversa,Liegi,Namur) colpire i nemici con piccole incursioni a sorpresa e godere dell’appoggio della popolazione locale. Il fiume Marna segnò il punto limite,oltre il quale non riuscirono a passare. I tedeschi si fermarono tra due fiumi,il Somme e l’Aisne dato che i francesi guidati dal generale Joffre riuscirono con un improvviso contrattacco a dar arretrare i nemici. Si apri a quel punto il fronte orientale e i russi tentarono di invadere la Prussia (la Polonia è ora territorio russo,ma a fine guerra otterrà l’indipendenza).
I russi furono fermati dalle truppe tedesche guidate dal generale Hindenburg nelle battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri ma riuscirono vittoriosi contro gli austriaci a Lepoli. I forti furono espugnati con giganteschi cannoni di assedio e la resistenza della popolazione fu domata grazie al ricorso della fucilazione di ostaggi. La strage piu terribile fu a Dinant dove le autorità tedesche,accusando la popolazione civile belga di aver sparato sui soldati che riparavano un ponte. La grande città di Lovanio fu devastata e saccheggiata per 5 giorni.
La fine della guerra di logoramento Il piano tedesco prevedeva che il grosso delle armate invadesse Parigi da nord,dopo aver attraversato il Belgio; dopo un mese di scontri le truppe erano tuttavia stremate. Una parte dell’esercito dislocato in Belgio dovette essere trasferito su altri fronti: in Alsazia,dove i francesi avevano concentrato il loro attacco piu forte e in Prussia orientale per frenare l’avanzata dei russi. Qui i tedeschi comandati dai generali Hindenburg e Lunderdoff ,il 30 agosto ottennero una grande vittoria a Tannenburg che provocò ai russi perdite elevatissime. L’attacco decisivo contro Parigi invece non si concretizzò. Il settembre nella regione del fiume Marna,gli eserciti francese e inglese passarono all’attacco e dopo 4 giorni di violenta lotta cancellarono per sempre la speranza di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. Ricacciati indietro da Parigi i tedeschi tentarono di conquistare almeno i principali porti sulla Manica,ma anche questa operazione non riusci. Nell’ottobre 1914 la situazione si bloccò e il conflitto si trasformò in una guerra di posizione: i due eserciti,stremati e privi di munizioni, si arrestarono lungo una linea che percorreva longitudinalmente tutta la Francia e ricevette il nome di fronte occidentale. Materialmente si trattava di due interminabili file di trincee che correvano in parallelo ed erano separate da uno spazio chiamato terra di nessuno.
La guerra di Trincea Dall’autunno del 1914 la linea del fronte in Francia non subi per 4 anni alcun cambiamento,dato che ogni tentativo di conquistare le trincee avversarie falli. Una simile situazione di stallo si era provocata grazie alle nuove armi moderne,disponibili a entrambi gli eserciti; oltre ai cannoni di grosso calibro,prodotti dalle migliori acciaierie d’Europa,e ai fucili di nuova concezione,occorre ricordare la mitragliatrice. I soldati che avessero preso d’assalto la trincea nemica venivano falciati dal rapido e micidiale fuoco dell’arma a ripetizione. Davanti alle trincee vennero stese diverse linee di sbarramento usando il filo spinato per ostacolare la corsa degli attaccanti e bloccarne l’impeto al momento dell’assalto. La condizione dei soldati durante la guerra si fece sempre piu drammatica: immersi nel fango e divorati dai pidocchi,quando dovevano lanciarsi all’attacco affrontavano un’artiglieria moderna di potenza inaudita,capace di provocare forti shock e danni psichici fortissimi anche in chi non veniva colpito,mentre le mitragliatrici decimavano i reparti a cui era stato ordinato di avanzare. La capacità difensiva di ogni esercito nella prima guerra mondiale era superiore alla sua capacità di attacco e penetrazione. La situazione di stallo nacque da questa sproporzione: si era capaci di respingere l’offensiva altrui ma non a sfondare. Neppure l’introduzione di nuove armi micidiali modificò la situazione; nel 1915 venne sperimentato dai tedeschi il gas nei pressi della città di Ypres. Ben presto tuttavia ci si accorse che era poco affidabile e poteva essere pericoloso anche per chi lo lanciava.
Battaglie di Verdun e della Somme Le due battaglie piu lunghe e sanguinose del conflitto furono l’offensiva tedesca contro le fortificazioni circostanti le città di Verdun e l’attacco condotto dagli inglesi nella valle della Somme. Il 21 febbraio 1916 i tedeschi presero d’assalto Verdun,preparata da un bombardamento di nove ore; malgrado questo,le difese francesi resisterono al colpo e respinsero l’attacco. Le due grandi battaglie videro a Verdun la comparsa del lanciafiamme da parte dei tedeschi,e a Somme dei carro armati,inventati dagli inglesi. Furono uccisi quasi un milione di soldati senza che la situazione strategica avesse subito cambiamenti.

Guerra di logoramento

All’inizio dello scontro nessuno dei contendenti aveva previsto che la guerra sarebbe stata cosi costosa; nessuno possedeva un’economia attrezzata a sostenere una lotta di lunga durata e già nel primo autunno di guerra emerse con chiarezza che la vittoria sarebbe stata ottenuta da chi sarebbe stato capace di reggere a tempo indeterminato i costi materiali e le sofferenze provocate dal conflitto. Fu una guerra di logoramento che vedeva contrapposti non solo due eserciti,ma due apparati produttivi,impegnati a garantire agli eserciti le risorse umane e materiali indispensabili per continuare a combattere. La Gran bretagna per quanto concerne gli uomini,era l’unico paese europeo a non possedere la coscrizione obbligatoria Col protrarsi del conflitto fu necessario anche per l’Inghilterra aumentare i propri effettivi ma solo il 5 gennaio 1916 fu presentata alla Camera dei comuni una proposta di legge per istituire il servizio di leva,al fine di arruolare altri 2 milioni di soldati. In Germania si arrivò a toccare la quota di 11 milioni di uomini mobilitati; la prima guerra mondiale fu dunque davvero un conflitto di massa. Sia Inghilterra che Francia poi fecero ricorso a truppe provenienti dai loro territori coloniali: africani,marocchini,indiani,canadesi furono inviati sul fronte occidentale. Sul piano economico la guerra provocò una rivoluzione nella gestione delle risorse. Dall’estate del 1914 la marina britannica istitui un rigido blocco navale finalizzato a paralizzare il commerci di importazione tedesco: si voleva impedire l’arrivo nei porti del nemico di tutte le materie prime necessarie alla produzione bellica come rame e nitrato di potassio necessari per la costruzione di esplosivi e granate. Il primo a rendersi conto della necessità di procedere a una riorganizzazione dell’economia tedesca per renderla capace di sostenere lo sforzo bellico,fu Rathenau che introdusse una pianificazione in tutti gli ambiti dell’economia nazionale rigorosa,decretando la fine del modello liberista e ponendo dunque lo stato ad arbitro supremo della dinamica economica,non piu regolata dal mercato e dalle sue leggi di domanda e offerta.

La guerra totale

Fu difficile per la Germania reperire i generi alimentari,che scarseggiarono in modo sempre piu maggiore. Nel giugno 1916 la grande flotta da guerra tedesca si scontrò con quella inglese al largo della costa dello Jutland. I tedeschi non riuscirono a forzare il blocco inglese e furono costretti a far rientrare le proprie navi ai porti. Preso atto dell’impossibilità di contrastare la marina inglese la Germania intraprese la guerra sottomarina. I sommergibili germanici procedettero al sistematico siluramento di tutte le navi che solcassero l’Atlantico e il Mare del Nord; l’obiettivo era arrestare l’afflusso di materie prime e derrate alimentari dirette in Inghilterra. La primavera del 1917 fu per l’Inghilterra il momento piu critico,quello in cui la macchina bellica inglese corse il rischio di incepparsi per mancanza di alimenti e materie prime essenziali all’industria. Dal 24 Maggio pero la situazione iniziò a mutare poiché venne adottato il sistema dei convogli: le navi mercantili non attraversarono piu l’Atlantico da sole,ma in gruppo,protette dalla marina da guerra. Il fallimento dell’offensiva sottomarina è una delle cause principali della sconfitta tedesca: mentre gli inglesi riuscirono a rendere sempre piu dura la vita dei tedeschi,essi non riuscirono a danneggiare in modo altrettanto efficace gli inglesi. L’inghilterra cerca di colpire la Germania impedendone il normale svolgimento delle sue attività commerciali. La Germania reagi colpendo le flotte inglesi. Fu una guerra sporca,combattuta coi sottomarini in cui i tedeschi colpivano ogni nave,indiscriminatamente. Venne colpito anche il Lusitania,un piroscafo americano di passaggio e questo mette in stato di allerta gli stati uniti che tuttavia decidono di non intervenire sebbene minaccino di farlo qualora tale guerra non dovesse terminare. La Germania decide di bloccarla. Si parla di guerra totale che non fa piu la differenza tra civili e militar A fine del 1914 entra in guerra anche il Giappone,colpendo gli interessi dei tedeschi nelle colonie orientali: tutto assume un aspetto piu mondiale.
Bulgaria e Turchia si posizionano a fianco dell’alleanza; la Romania a fianco dell’intesa.
i,in quanto la distruzione dell’apparato produttivo del nemico è importante quanto una vittoria sul campo.
Crollo della Russia e intervento Stati uniti Nell’Europa dell’Est la guerra aveva assunto una fisionomia diversa rispetto all’occidente: l’esercito russo era stato per un certo tempo in grado di tener testa a quello austriaco,ma aveva manifestato tutta la sua debolezza nel confronto coi tedeschi. L’avanzata germanica sul fronte orientale,era risultata inarrestabile,al punto che gia nell’agosto del 1915 Varsavia era stata occupata. All’inizio del 1917 l’esercito zarista si era sgretolato e i disertori erano un milione e mezzo: la Germania,aveva di fatto vinto la guerra nell’europa dell’Est. Nelle città russe il costo della vita era cresciuto parecchio rispetto al periodo prebellico. Mancavano i generi di prima necessità (pane,legna e carbone) e la fame e il freddo si facevano prepotentemente sentire nei centri urbani. Questa drammatica situazione provocò dapprima la caduta dello zar (15 marzo 1917) e poi la rivoluzione dei comunisti il 7 novembre,guidati da Lenin. Il 3 marzo 1918 il nuovo governo firmò coi tedeschi la pace di Brest Litovsk; il trattato era oneroso per la Russia dato che comportava pesanti amputazioni al suo territorio: l’Ucraina,sarebbe divenuto uno stato autonomo,satellite della Germania. Lenin,preoccupato di rafforzare il suo potere,accettò tutte le umilianti condizioni poste dai tedeschi,consapevole del fatto che il popolo russo era stanco di combattere e avrebbe appoggiato solo un regime che lo avrebbe condotto fuori dal conflitto. Per la Germania,la sconfitta della Russia significò la fine della guerra su due fronti,la possibilità di rovesciare il suo esercito a occidente. Questo successo fu vanificato dall’entrata in guerra degli Stati uniti contro l’impero tedesco il 6 aprile 1917. L’ostilità verso la guerra era stata espressa nei Manifesti di Zimmerwald nel settembre del 1915 e di Kienthal aprile del 1916 da parte del movimento internazionale socialista coi quali si chiedeva la fine della guerra e una pace senza annessioni e indennità. L’ultimo anno di guerra fu una corsa contro il tempo: la Germania avrebbe vinto la guerra solo se avesse sconfitto Francia e Inghilterra prima dell’arrivo in massa delle truppe americane. Sui mari la guerra era già stata perduta dai tedeschi,in quanto i sommergibili non erano piu in grado di impedire il trasferimento di tutte le altre risorse che dagli USA prendevano la via della Gran Bretagna. L’incapacità dei sottomarini germanici a bloccare quell’imponente afflusso di uomini e merci derivava dal sistema di convogli e dalla produttività dei cantieri americani,che varavano nuove navi in quantità superiore rispetto alla capacità distruttiva dei sommergibili.

Significato storico dell’intervento americano

L’8 gennaio 1918 il presidente americano Wilson in un messaggio al Congresso enunciò in 14 punti gli obiettivi politici che l’America si proponeva di ottenere dalla vittoria. Presentava gli Stati uniti come garanti della libera navigazione sui mari,che la guerra sottomarina tedesca aveva reso impossibile,colpendo tutte le imbarcazioni indiscriminatamente. Wilson poneva poi il principio di nazionalità come criterio di soluzione di tutti i principali problemi politici europei: avrebbe significato la restituzione dell’Alsazia Lorena alla Francia,la nascita di uno stato polacco indipendente e la dissoluzione dell’impero austro ungarico. Riguardo la Russia era consapevole del fatto che i lavoratori di tutto il mondo guardavano al nuovo regime con simpatia,e si mostrò nel discorso,conciliante. Il presidente non propose una crociata anticomunista ma riteneva che alla Russia dovesse essere lasciata l’occasione di fissare il suo sviluppo. Proponeva poi l’istituzione di una Società generale delle nazioni,organismo internazionale finalizzato a garantire l’indipendenza politica e territoriale degli stati. Sul piano storico segnano una svolta nel comportamento americano; fino ad allora non erano mai intervenuti direttamente nelle vicende politiche e militari europee,assumendo un atteggiamento denominato isolazionismo. L’intervento statunitense nel primo conflitto mondiale ha interrotto questa tendenza; va notato che dopo la sconfitta della Germania,persero interesse per le vicende e nel 1919 non entrarono a far parte della società delle nazioni. La prima guerra mondiale fu vinta da francesi e inglesi solo con l’aiuto americano. Si manifestarono poi diserzioni di massa soprattutto sul fronte francese,tanto che al comando dell’esercito fu chiamato il generale Petain,sostenitore di un uso piu umano delle truppe in battaglia. I fattori di crisi erano diffusi anche tra la popolazione civile,causati dalla scarsità dei generi alimentari,riduzione dei salari,dalla diffusione della borsa nera.
La fine del conflitto Il 21 marzo 1918 l’esercito tedesco iniziò l’offensiva che nelle intenzioni dei generali Hindenburg e Ludendorff (comandanti in capo delle armate germaniche dall’agosto 1916) avrebbe dovuto sfondare il fronte occidentale. L’attacco ebbe una tale potenza che i tedeschi riuscirono a travolgere in parte le forze nemiche,e giunsero di nuovo a minacciare Parigi. L’attacco decisivo fu sferrato nel marzo nella regione di San Quintino dove le linee dell’intesa furono sfondate sino alla Marna. Le truppe anglo francesi tuttavia seppero riorganizzarsi sotto un comando affidato al generale Foch e si avvalerono dell’apporto degli Stati uniti.L’offensiva prosegui per 4 mesi ma si concluse con un insuccesso: grazie all’aiuto massiccio di aeroplani e carro armati,inglesi francesi e americani li respinsero. Nel settembre il comando tedesco era consapevole che la Germania non era piu in grado di opporre resistenza al contrattacco nemico. Le autorità di Berlino tuttavia non si decisero ad intavolare trattative di pace,poiché gli avversari avrebbero accettato una resa senza condizioni (uno dei contendenti ha raggiunto una certa superiorità e lo sconfitto non può avanzare nessuna richiesta,ma accettare,come alternativa alla distruzione completa,quel che il vincitore gli impone). In novembre la situazione precipitò,seguendo un copione analogo a quello russo. I primi sintomi del crollo si ebbero sulla base navale di Kiel sul Mar baltico il 3 novembre,quando i marinai della flotta navale si ammutinarono. Lo stesso giorno l’impero austro ungarico,stremato, si era arreso. Le rivolte di Monaco 7 novembre e di Berlino il 9 provocarono l’abdicazione del kaiser Guglielmo II,la sua fuga in Olanda e la proclamazione della Repubblica. L’11 novembre la delegazione tedesca firmò l’armistizio con le potenze alleate: fine della prima guerra mondiale. Negli anni 1918 e 19 l’intero pianeta fu investito da una micidiale epidemia di influenza,spagnola,che provocò oltre 20 milioni di morti.

La guerra vissuta

Euforia collettiva del 1914 Nell’estate del 1914 in tutti gli stati europei lo scoppio delle ostilità venne accolto con euforia: alla base di tale sentimento vi era la convinzione che la guerra sarebbe finita in tempi brevi,con la vittoria della propria nazione. I partiti socialisti dei vari paesi appoggiarono la scelta dei rispettivi governi,quando questi decisero di entrare nel conflitto. Negli anni precedenti la Seconda internazionale aveva proclamato che i lavoratori avrebbero osteggiato la guerra con ogni mezzo; e i governi avevano preso sul serio tali minacce,tanto che la Francia aveva predisposto l’arresto di un elenco di esponenti polititi e di sindacalisti di sinistra,in caso di guerra,prima che potessero organizzare forme di boicottaggio della mobilitazione nazionale. Nell’agosto 1914 in nessun paese fu necessario ricorrere a simili forze poliziesche,dato che i socialisti si affrettarono ad appoggiare l’ingresso in guerra. Solo piccoli gruppi minoritari in Russia e Germania si opposero; il resto dei socialisti dimenticò il principio marxista secondo il quale la solidarietà dei proletari non conosceva confini,e accettò di identificarsi con la difesa della patria. Tra le due grandi idee forza che avevano caratterizzato l’800,nazione e classe,la prima prese il sopravvento.
La comunità nazionale nel giorno della dichiarazione di guerra,il kaiser Guglielmo II coniò uno slogan efficace: “non vedo piu partiti,ma solo tedeschi”. La società moderna era profondamente diversificata. Per un momento apparvero irrilevanti tutte le distinzioni politiche e sociali valide fino conflitto. Lo scoppio della guerra generò una sorta di miracolo emotivo,suscitando un rinnovato senso della comunità nazionale: dimenticati temporaneamente i contrasti,i tedeschi si percepirono come una realtà omogenea,chiamata a combattere una comune battaglia e ad affrontare un comune destino. Le differenze reali e concrete non erano affatto abolite,ma solo trascese e superate dal sentimento,intuizione mistica comune a tutti i tedeschi. Il Partito nazista si sforzerà di ricreare in continuazione quell’atmosfera satura di entusiasmo patriottico e di spiritualità nazionale,capace di elevarsi dai grezzi problemi materiali alle sublimi vette della lotta per il trionfo del popolo germanico sugli altri. Dietro il principio della fine dei partiti fa capolino il principio del Fuhrer,l’idea dell’obbedienza incondizionata al capo supremo della nazione. Il singolo individuo viene privato della sua facoltà di critica e della sua libertà di espressione: chi critica il leader è considerato un pericolo per il popolo,accusato di tradimento e trattato come nemico.

Fuga dalla modernità

La moderna società industriale non è solo stratificata in varie classi sociali,in contrasto tra loro; poiché necessita di grandi agglomerati urbani,è anche produttrice di rapporti umani di nuovo genere e per certi aspetti paradossali. Le persone da un lato vivono a migliaia in spazi ristretti quali le strade,le fabbriche,le stazioni o condomini,d’altro canto,gli individui che vivono in una città moderna non s conoscono e non sperimentano piu quel complesso di relazioni sociali tipico di un villaggio di campagna. Il singolo,inserito nella massa,è solo,e vive questo isolamento con angoscia e dolore. In Germania il movimento giovanile,fenomeno che investi la gioventu borghese alla fine dell’800,può essere considerato una vera e propria forma di protesta nei confronti dell’impersonale società urbana costruita dagli adulti e dalla moderna civiltà industriale. Il movimento nacque nel 1896 a Berlino e si caratterizzò per il fatto che gruppi di giovani,senza la supervisione di adulti,si dedicavano a escursioni e gite che li portavano a diretto contatto con la natura. All’interno del movimento giovanile non c’era una rigida gerarchia, e in questo i gruppi si distinguevano dall’ambiente scolastico o familiare. Il leader del gruppo era un pari ma si distingueva per il suo carisma,qualità morali o fisiche; una volta che era riuscitoa meritarsi l’unamine ammirazione e l’obbedienza del gruppo,questa veniva espressa mediante il saluto heil,accompagnato dal braccio destro teso verso l’alto. Polemici verso l’artificiale e cittadina vita borghese degli adulti i giovani tedeschi proclamavano la necessità di costruire nuovi legami comunitari. Il movimento divenne nazionalistico. L’entusiasmo dell’agosto del 1914 coinvolse un numero elevato di tedeschi: molte persone si percepirono come parte di una comunità,identificandosi con la nazione riuscirono a vincere l’angoscia dell’isolamento.
Disillusione dei soldati Al momento della dichiarazione di guerra i ragazzi aderenti al movimento giovanile si arruolarono in massa; molti caddero nelle Fiandre,nella battaglia di Langemarck nel novembre del 1914,falciati dalle mitragliatrici inglesi. Nel loro immaginario influenzato dai ricordi della classicità,morire per la patria era qualcosa di glorioso ma in realtà si trovarono dinanzi a una morte industriale,di massa,che sopraggiungeva da un nemico anonimo,senza volto. Morire sventrati da una granata,essere sepolti in una fossa comune non era eroico. Un’altra delusione colpi i giovani volontari tedeschi: le profonde divisioni sociali riemersero in poco tempo e caratterizzarono la vita delle trincee. I volontari di origine borghese non erano graditi alla maggioranza della truppa,operai o contadini. Per questi concetti come onore e sacrificio erano parole vuote. I borghesi si trovarono isolati e disprezzati dagli altri soldati,di cui non condividevano aspirazioni e valori.

Rivolte e ammutinamenti

Ma mano che la guerra di logoramento esigeva sempre piu costi elevati,il malcontento si fece acuto tra i soldati e tra la popolazione,stanca dell’aumento dei prezzi,del razionamento dei generi alimentari. Gruppi minoritari si riunirono nella neutrale Svizzera a Congresso,a Zimmerwald (settembre 1915) e Khiental (aprile 1916); ma i loro appelli alla pace non ebbero efficacia. La situazione subi un’impennata nel 1917,anno decisivo del conflitto. In Germania a Berlino,gli operai scesero in sciopero,chiedendo apertamente le trattative di pace. Il 27 maggio 1917 i soldati francesi abbandonarono le trincee e si trasferirono nelle retrovie. Il primo giugno un reggimento di fanteria si impadroni della città di Missy aux Bois e dichiarò di voler dar vita a un contro governo,che avrebbe posto fine alla guerra. Quando le autorità militari francesi si mossero per porre fine all’ammutinamento,si resero conto di dover migliorare le condizioni di vita dei soldati al fronte. Furono concessi alle truppe periodi di riposo piu lunghi con la consapevolezza che nuovi assalti alle trincee tedesche avrebbero provocato il collasso francese. Dopo 6 settimane l’esercito francese tornò a obbedire agli ordini dei generali. La situazione russa stava precipitando: i soldati disertavano a migliaia,i comunisti crescevano di popolarità per la determinazione di Lenin a portare la Russia fuori dal conflitto. Il governo provvisorio entrato dopo l’abdicazione dello zar,fece un grave errore politico a persistere nell’idea che la Russia non dovesse cercare una pace separata con la Germania: risultato fu il rilancio del socialismo,difensore della pace. Dalla vittoria di Lenin chiunque volesse protestare contro la guerra e accelerarne la fine avrebbe assunto la bandiera rossa della Rivoluzione d’ottobre. I movimenti nazionalisti radicali,italiani e tedeschi,avrebbero visto nel comunismo il nemico. Secondo Hitler era colpa del marxismo se la Germania avrebbe perso la guerra; il popolo era stato intossicato dai socialisti. La guerra secondo lui e altri nazionalisti,non era stata persa sul campo,ma per il cedimento del fronte interno che aveva pugnalato alle spalle l’esercito ancora imbattuto. La guerra al momento della chiusura lasciava tra i sconfitti un pesante strascico di odio e fanatismo,speranze di riscossa futura.

L’Italia. Il problema dell’intervento

La scelta della neutralità Nel 1914 l’Italia era ancora legata alla Germania e all’Austria Ungheria per mezzo della triplice alleanza,che era stata rinnovata due anni prima. Nel momento in cui fu evidente alla fine di Luglio che la crisi iniziata con l’attentato darebbe sfociata in un conflitto europeo,il capo di stato maggiore dell’esercito Luigi Cadorna,sollecitò il re e il governo affinché le truppe italiane potessero essere inviate il piu in fretta possibile a sostegno delle armate tedesche e austriache. Il governo,presieduto dal liberale conservatore Salandra il 1 agosto decise che l’Italia avrebbe assunto una posizione di neutralità,dato che la Triplice alleanza era un trattato difensivo. Nei giorni decisivi della crisi sia Germania che Austria Ungheria avevano presentato la loro decisione di aprire le ostilità come inevitabile risposta alla mobilitazione russa. Questo non parve convincente al governo italiano: non si era verificata una vera aggressione nei confronti dei due imperi alleati dell’Italia; gli impegni assunti non dovevano essere onorati in modo immediato. I nemici dei tedeschi,dopo aver accolto con sollievo la scelta dell’Italia,cominciarono a sollecitarla a schierarsi dalla loro parte,invito nato dalla constatazione dell’esaurimento delle ragioni che la avevano portata a stipulare il patto. Il legame politico con la Germania era nato dal desiderio italiano di frenare l’espansionismo francese nel mediterraneo,ma dopo la conquista francese del Marocco e quella italiana della Libia,tra le due non vi era motivo di contrasto. L’Austria ungheria invece non voleva rivedere i suoi confini con l’Italia.
Sostenitori della neutralità A differenza degli altri governi europei,costretti nell’estate del 1914 ad assumere decisioni drammatiche in tempi stretti,le autorità italiane poterono riflettere con calma sulle decisioni da prendere. L’opinione pubblica non visse l’atmosfera satura di emotività che caratterizzò le capitali degli altri paesi; invece di un gran movimento di solidarietà nazionale,la prospettiva della guerra generò in Italia un aspro dibattito e una frattura all’interno dell’opinione pubblica,divisa in interventisti (coloro che volevano la guerra) e neutralisti. La voce piu autorevole fu di Giolitti che non era contrario alla guerra in sé ne ostile alla conduzione di imprese belliche aventi il fine di rafforzare il prestigio della nazione. Aveva intuito che dopo l’arresto dell’avanzata tedesca sulla Marna,la guerra sarebbe stata lunga,capace di logorare paesi ben piu robusti dell’italia. Doveva a suo giudizio rimanerne fuori e trarre a livello internazionale tutti i possibili vantaggi. Anche la Chiesa riteneva che l’Italia dovesse rimanere al di sopra della parti dato che lo scontro si stava rivelando un massacro: nel 1917,coerente con tale impostazione,il papa Benedetto XV dichiarò la guerra un’inutile strage. Vi erano anche motivazioni politiche: l’Italia avrebbe contribuito alla sconfitta dell’impero austro ungarico,l’ultimo ad essere cattolico. A favore della neutralità si schierarono anche i socialisti,che legavano la guerra all’imperialismo; il conflitto non era che lo sforzo,una volta compiuta la ripartizione dell’intera terra tra le grandi potenze capitalistiche,di strappare con la forza ai rivali nuove regioni,da trasformare in campi di investimento per i capitali e mercati aggiunti per l’esportazione dei prodotti. Anche in caso di vittoria il proletariato non avrebbe ottenuto benefici: sui campi solo i contadini e gli operai sarebbero morti. I socialisti italiani minacciarono che avrebbero bloccato la mobilitazione dell’esercito. A differenza dei bolscevichi in Russia,che organizzarono l’opposizione alla guerra tra i soldati al fronte,i socialisti si limitarono a un’opposizione verbale espressa con la formula “ne aderire ne sabotare”.
I liberali giolittiani ritengono di poter ottenere vantaggi territoriali tramite la diplomazia; i cattolici non volevano la guerra per motivi morali,tanto piu se contro una potenza cattolica come l’Austria,i socialisti la giudicavano estranea agli interessi dei lavoratori,voluta dagli interessi delle borghesie capitalistiche.
Interventisti di sinistra Il partito di coloro che erano favorevoli comprendeva intellettuali democratici tra cui Salvemini (inizialmente socialista si allontanò a causa dell’alleanza con Giolitti che lui defini ministro della malavita poiché aveva raccolto le prove dei suoi brogli elettorali) e il geografo triestino Cesare Battisti,eredi della tradizione mazziniana e risorgimentale. La guerra era per loro l’occasione di completare il processo di unificazione nazionale,per liberarsi dal dominio austriaco a Trento e Trieste. Il nuovo risorgimento si sarebbe caratterizzato per una presenza popolare molto piu massiccia,che avrebbe generato un rinnovamento democratico dell’intero assetto politico. LA vittoria della Germania avrebbe comportato un trionfo di militarismo e autoritarismo,mentre una sconfitta la crisi dell’impero austro ungarico e la liberazione delle nazionalità oppresse dall’Europa centrale. Ancora piu a sinistra,i sindacalisti rivoluzionari: la partecipazione a un conflitto cosi vasto avrebbe logorato il paese,generando condizioni ideali per una sollevazione rivoluzionaria. Influenzati dalla dottrina di Sorel,non avevano compassione per la miseria che la guerra avrebbe provocato a milioni di persone; la carneficina era un prezzo da pagare per il trionfo del proletariato. Su posizioni simili si schierò anche Benito Mussolini(nato in Romagna nel 1883 aderi nel 1900 al partito socialista,si diplomo maestro ed emigrò in Svizzera per evitare il servizio militare. Nel 1905 grazie a un’amnistia iniziò l’attività giornalistica a Trento e Forli del PSI su posizioni anticlericali. Condannato per aver fatto manifestazioni contro la guerra in Libia; nel 1912 al congresso di Reggio emilia fu nominato direttore dell’avanti. Nel 1914 fu tra gli organizzatori della settimana rossa e neutralista allo scoppio della guerra,si schierò sulle posizioni interventiste e a fine novembre fu espulso dal PSI. Richiamato alle armi fu ferito durante un’esercitazione e lasciò la zona di guerra) convinto che quella della neutralità fosse la causa di moderati e conservatori il 15 novembre 1914 diede vita a un nuovo quotidiano,Il popolo d’Italia.
I liberali di destra,guidati da Salandra e dal ministro degli esteri Sonnino,sostenuti dal re,speravano che la guerra avrebbe accentuato il carattere autoritario statale e soffocato le tensioni sociali; i grandi gruppi industriali erano rappresentati nella compagine governativa e se ne fece portavoce il Corriere della sera,diretto da Albertini che sostenne le istanze interventistiche della borghesia industriale; i sindacalisti rivoluzionari come Labriola e i socialisti rivoluzionari guidati da Mussolini speravano che la guerra radicalizzasse lo scontro sociale e portasse all’abbattimento del sistema capitalistico; gli irredentisti come Battisti la vedevano come possibilità di ottenere le terre irredente; gli interventi democratici come Salvemini,il cattolico Murri,sostenevano gli irredentisti
I nazionalisti I piu accesi sostenitori dell’intervento erano i nazionalisti; movimento fondato da Corradini nel 1903 e aveva avuto nella rivista il regno il primo mezzo significativo della diffusione delle proprie idee. Nel 1911 aveva sostenuto la guerra in Libia,primo passo dell’Italia per divenire una grande potenza. Si doveva adottare un’impostazione di tipo marxista: i veri soggetti motori della storia non erano le classi sociali ma le nazioni,in lotta per la sopravvivenza e la supremazia,ma nel mondo moderno distingueva tra nazioni borghesi e proletarie. Le prime avevano costruito propri imperi e si erano arricchite,le seconde,erano ancora alla ricerca di affermazione territoriale e coloniale. Tra questi gruppi non vi potevano essere pace e collaborazione,dato che le ricche soffocavano l’espansione delle proletarie,giovani,destinate ad emergere e a prendere il posto delle borghesi,declinanti. La vittoria nella grande competizione esigeva delle modifiche: era indispensabile schiacciare l’ignobile socialismo che esortava proletari a combattere i borghesi e poteva portare a una rovinosa guerra civile; il socialismo era il cancro che minava la salute della nazione e le impediva di sostenere il peso della competizione con gli stati del mondo. Corradini era poi nemico del parlamentarismo e della democrazia. Era indispensabile che il potere venisse esercitato in modo autoritario da una elite,un ristretto gruppo dirigente,capace di individuare gli obiettivi della politica nazionale. Riprende le concezioni di Mazzini. In entrambi è presente la nazione come centro di riflessione; il pensatore risorgimentale però aspirava alla nascita di un’Europa in cui tutti i popoli fossero liberi,mentre Corradini prefigura l’egemonia della nazione italiana su altre nazioni. Mazzini fu avversario del socialismo e sostenitore della democrazia politica; Corradini le idee di democrazia e nazione si separano.
I nazionalisti come D’annunzio e COrradini coagulavano in modo contraddittorio sentimenti antidemocratici e antiparlamentari col culto vitalistico della violenza e della bella morte e la volontà imperialistica di potenza che avrebbe alimentato l’ideologia fascista oltre a istanze patriottico irredentiste che miravano all’annessione di Trento,Trieste,Istria e Dalmazia.

Gli intellettuali

Le posizioni antidemocratiche e nazionaliste di Corradini trovarono consenso tra gli intellettuali del primo 900; molti assumevano atteggiamenti trasgressivi,adottando una versione semplificata del concetto di superuomo di Nietzche. LA società moderna non lasciava piu spazio all’uomo forte e geniale,schiacciato dalla massa e da una morale che gli imponeva di condurre una vita piatta,simile a quella animale. D?Annunzio,a fine 800 aveva aperto la strada a questa rivolta,e nei suoi romanzi aveva offerto innumerevoli esempi di personaggi capaci di trasgredire le regole della vita comune e di vivere una vita intensa,piena di sensazioni e emozioni. I suoi testi erano però apparsi troppo solenni alle nuove generazioni,sfasati rispetto a una realtà data dalla velocità e proiezione verso il futuro. Molti intellettuali cercarono vie nuove,dando vita a un’avanguardia originale. Poiché la guerra nella concezione morale era condannata come il massimo dei mali e dei peccati,venne assunta dalla nuova generazione come evento eccezionale. Papini,nel 1913 sulla rivista LAcerba celebrò la guerra come strumento liberatore,capace di spazzare via le ottuse masse dominatici. Marinetti aveva definito la guerra la sola igiene del mondo; aveva dato il via nel 1909 al futurismo,preoccupato di adattare l’arte alla realtà moderna. Le sue produzioni furono caratterizzate dalla sua preoccupazione di dare ritmo alla comunicazione artistica anche a costo di distruggere la sintassi in poesia,il suono in musica,la figura in pittura. Questi autori esaltavano l’individuo; tutti però nello scegliere la guerra come mezzo di provocazione,assunsero posizioni nazionalistiche,esaltarono l’entità collettiva a discapito del singolo. Il desiderio di libertà li portò a sostenere la guerra,a difendere la sottomissione delle libertà individuali a favore di quelle della patria e di aderire al movimento fascista.

Italia in guerra

Il patto di Londra Gli interventisti nel 1915 intensificarono la loro azione di propaganda a favore della guerra,organizzando manifestazioni nelle principali città italiane; grazie a D’Annunzio,alcuni di quei raduni si possono considerare l’inizio di un nuovo modo di gestire la leadership politica. Il leader non era una figura separata dalle masse,ma colui che ne risvegliava i sentimenti piu profondi. Immerso nella folla la indirizzava lungo la strada capace di portare prosperità alla nazione; chi partecipava al raduno era colpito piu da musiche e colori che dalle parole dell’oratore: il risultato era una commozione profonda,carica passionale,al limite del fanatismo,capace di travolgere ogni obiezione di tipo razionale mossa alle opinioni del leader,che faceva uso di simboli tratti dalla tradizione religiosa. Il 26 aprile 1915,il governo italiano firmò il patto di Londra,impegnandosi entro un mese a entrare in guerra a fianco di Francia,Gran Bretagna e Russia contro Austria Ungheria e Germania. Dopo la vittoria,le sarebbero state assegnate le regioni di Trento e Trieste,l’Alto Adige,l’Istria,la Dalmazia e parte delle colonie tedesche in africa. Era indispensabile che il governo ratificasse col proprio voto il Patto di Londra. Alla camera la maggior parte dei deputati era schierata su posizioni simili a Giolitti; questo provocò l’ira degli interventisti e di Mussolini.
Il maggio radioso Nel Maggio radioso avviene l’ingresso dell’Italia in guerra,a fianco dell’intesa. Ai fronti orientale e occidentale si aggiunse quello del Carso. Le truppe italiane confluirono nel Carso. All’inizio si trattò solo di sconfitte e la guerra divenne una guerra di trincea,di cui fu testimone Ungaretti che vi aveva partecipato come volontario,ma si era reso conto che si era trasformata in un’inutile carneficina che non avrebbe comportato che cose negative. Il maggio del 1915 fu teatro di scontri violenti tra neutralisti e interventisti; questi si presentavano come soli rappresentanti della nazione,come nuova elite dirigente che interpretava il volere del popolo italiano e lo avrebbe condotto verso quelle mete ideali che Giolitti e i parlamentari non avrebbero raggiunto. I toni della polemica si fecero accesi a Roma,dove la stampa interventisti moltiplicò gli inviti all’assassinio di Giolitti e dei suoi deputati. Resosi conto di non godere della fiducia della camera,Salandra il 13 maggio diede le dimissioni; ma il re Vittorio Emanuele II gli conferi di nuovo l’incarico. Per i deputati votare contro il Patto di Londra avrebbe significato sconfessare l’operato del re. Il 20 Maggio il parlamento ratificò la decisione del governo,provocando l’ingresso dell’Italia in guerra il 24. L’Italia non aderi al clima di mistica unione nazionale,ma a un’atmosfera da guerra civile.

Le operazioni militari

Il fronte italiano era lungo 700 km e le operazioni militari si svolsero in due settori molto diversi tra loro: Trentino e Carso. Nel primo caso si trattò di una guerra di montagna ad alta quota,in condizioni ambientali spesso difficili che provocarono da sole la morte dei due terzi dei caduti. La regione dell’altopiano del Carso,che separa il fiume Isonzo da Trieste fu invece teatro di un conflitto analogo a quello che si svolgeva in Francia. Nel Maggio 1916 gli austriaci lanciarono la Spedizione punitiva (Strafexpedition) dopo un intenso bombardamento,l’esercito attaccò in Trentino riuscendo ad avanzare per una ventina di km,ma poi fu fermato. L’italia era una traditrice,appartenente a un’alleanza,ma al fianco di un’altra. Gli austriaci la fecero pagare agli italiani: nel 1916 decisero di sorprenderli creando un nuovo fronte,attaccando dal Trentino (loro possedimento) e occuparono l’Altipiano di Asiago. Nell’agosto l’iniziativa fu assunta dall’esercito italiano,che attaccò e conquistò Gorizia. Dopo un successo iniziale non si riusci a proseguire l’offensiva. LE perdite furono pesantissime; in prevalenza la tattica dell’assalto frontale. L’anno si conclude con un riscatto,la conquista di Gorizia. La zona di Asiago viene contenuta,le truppe nemiche sono sotto controllo.
La disfatta di Caporetto 1917 anno chiave ma terribile per l’Italia. In Russia scoppia la Rivoluzione di ottobre,si viene a determinare una situazione complessa. I bolsceviti,che presero il comando,non ne vollero sapere di continuare la guerra,e ne uscirono,con la pace di Brest Vitosk. Fu da questa decisione che derivò la disfatta italiana di Caporetto: i nemici poterono rimuovere le loro forze armate dalla zona orientale e rafforzare di conseguenza il fronte occidentale e Carsico. I nemici arrivarono sino al Piave e l’esercito italiano si impegnò per rendere meno gravosa l’invasione. Cade il governo Boselli e inizia il governo Orlando,ministro che firmerà il trattato di pace; fu sostituito anche il capo delle forze armate Cadorna,troppo ferreo,con Armando Diez,che convinse i soldati a combattere con la promessa che a fine guerra avrebbero ottenuto in concessione delle terre (ne deriverà una delusione,poiché questo non sarò messo in pratica). Il collasso dell’esercito russo,nel 1917,permise la concentrazione di tutte le truppe austro ungariche sul fronte italiano; i tedeschi,dapprima aggregarono 7 loro divisioni scelte all’esercito asburgico e poi assunsero il diretto comando delle operazioni. Il piano tedesco prevedeva una massiccia offensiva sul fronte dell’Isonzo,all’altezza del villaggio di Caporetto (oggi Kobarid,in Slovenia) per costringere gli italiani ad arretrare sino al Tagliamento. Il generale Cadorna,fu informato da alcuni disertori austriaci dell’imminente attacco,ma non prestò fede a teli notizie. L’esercito italiano,il 24 ottobre 1917 fu colto completamente alla sprovvista allorchè le prime linee vennero investite da un violento bombardamento di artiglieria,che preparò l’avanzata tedesca. Il comando italiano non valutò subito l’entità dell’attacco nemico e rimase indeciso,emanando ordini contraddittori e confusi. I tedeschi ottennero un successo superiore ad ogni loro piu ottimistica aspettativa. L’esercito italiano fu costretto a ritirarsi,incalzato dai nemici lungo la linea del fiume Piave,dove fu possibile poi organizzare un sistema difensivo. L’episodio piu critico della ritirata si ebbe nel momento in cui migliaia di soldati si accalcarono sui pochi ponti che permettevano il passaggio del Tagliamento; l’ingorgo delle vie di comunicazione ebbe dimensioni inaudite. Le province di Udine,Belluno,Treviso,Vicenza e Venezia furono occupate dagli austro tedeschi. Circa un milione di persone si trovò sotto occupazione militare straniera,mentre molti profughi furono costretti ad abbandonare le loro case. Il regime di occupazione fu estremamente duro per il fatto che l’esercito austro tedesco doveva ricavare dalle regioni in cui si era installato tutte le risorse alimentari che gli servivano per sopravvivere; i territori italiani invasi vennero sottoposti dapprima a razzie disorganizzate e poi a un sistematico processo di spoliazione.

Ultimo anno di guerra

Nonostante cambiamenti intervenuti, l’inizio del 1918 vedeva ancora i due schieramenti in una situazione di sostanziale equilibrio sul piano militare. La partita decisiva si combatteva ancora sul suolo francese e l’attacco decisivo venne sferrato a San Quintino dove le linee dell’intesa furono sfondate sino alla Marna. Le truppe si riorganizzarono sotto un comando unificato affidato al generale Foch e poterono avvalersi dell’aiuto degli stati uniti. Tra l’8 e l’11 agosto fu combattuta la battaglia di Amiens a seguito della quale i tedeschi subirono la prima grave sconfitta sul front occidentale. Non appena vennero alla luce le reali dimensioni della disfatta di Caporetto,Cadorna venne esonerato e il comando supremo dell’esercito italiano venne assegnato al generale Armando Diaz. La direzione politica fu assunta da Orlando, si preoccupò di individuare le principali necessità economiche del paese,bisognoso di urgenti forniture di grano. Nell’agosto 1917,due mesi prima della disfatta,si erano verificati gravi tumulti a Torino a causa della carenza di pane e farina; per reprimere la rivolta fu necessario fare uso di autoblindo e mitragliatrici. L’Italia per continuare la guerra doveva rafforzare il suo fronte interno,evitare che il malcontento diffuso tra le masse,per l’aumento del costo della vita e la carenza di generi di prima necessità,toccasse il punto di non ritorno che era già stato superato in Russia nel febbraio 1917 e sarebbe stato raggiunto in Germania nel novembre 1918. Orlando ottenne dagli alleati regolari rifornimenti alimentari e ingenti crediti,capaci di rilanciare l’economia di guerra italiana. La produzione di acciaio e ghisa aumentò in modo vertiginosamente,permettendo all’esercito italiano di avere un numero di cannoni adeguato alle esigenze della guerra. Per vari mesi il generale Diaz assunse un atteggiamento tattico difensivo,preoccupandosi di respingere gli attacchi condotti dagli austriaci contro la linea del Piave. La capacità offensiva dell’esercito austro ungarico fu ridotta dopo il trasferimento sul fronte francese delle unità tedesche che avevano avuto il ruolo decisivo nella battaglia di Caporetto; le truppe italiane contennero tutte le offensive. Nell’autunno del 1918 la situazione della Germania e dell’Austria ungheria era ormai disperata; rendendosi conto della difficoltà dell’esercito avversario vicino al collasso,Diaz ordinò l’attacco il 26 ottobre: nella regione di Vittorio Veneto le truppe austriache non riuscirono a resistere e si disgregarono. Il 3 novembre l’Austria ungheria dette la resa,che prevedeva per il giorno dopo la cessazione delle ostilità. Il 4 novembre fu firmato l’armistizio dell’Austria con l’Italia a Villa giusti,presso Padova. Anche la Germania fu costretta alla firma dell’armistizio a Rethondes l’11 novembre. L’italia usciva vincitrice dalla guerra ma per i nazionalisti,quanto le venne consesso dopo la Conferenza di pace era sproporzionato rispetto al prezzo pagato per conseguirlo; i socialisti videro in quei risultati deludenti la conferma della loro idea secondo il quale sarebbe dovuta rimanere neutrale. Il clima di scontro,al limite della aperta lotta civile si ripropose nel dopoguerra,fornendo il terreno di coltura ideale per la nascita del movimento fascista.

Gli italiani in guerra

Contadini soldati Nel 1906 46 bambini su 100 non frequentavano la scuola elementare,unico luogo in cui apprendere la lingua italiana: un numero elevato di cittadini italiani nel 1915 non era stato ancora raggiunto dalla stampa o da altri mezzi di educazione o propaganda. Per questi la parola Patria non aveva significato,dato che vivevano ai margini della vita nazionale al momento in cui vennero chiamati alle armi. Nella maggior parte dei casi venne percepita come una sciagura,da affrontare con rassegnazione,nello stesso modo in cui i contadini subivano le catastrofi naturali o i soprusi. La guerra fu per molti analfabeti l’occasione per assumere dimestichezza con la parola scritta. Il conflitto spinse molte persone prive di cultura a vedere nella scrittura un modo per esprimere quel che si stava vivendo.
Apparato repressivo delle autorità La scrittura fu presto percepita come modo per mantenere i contatti col lontano mondo familiare. Il Comando dal 1915 cercò di impedire che i soldati esprimessero ogni sorta di critica nei confronti dei loro ufficiali; molti soldati finirono sotto processo. Le sentenze pongono a confronto due universi mentali che non hanno nulla in comune: per gli uni il sacrificio per la patria è valore supremo,per altri l’unica cosa importante è uscir vivi,al piu presto,dall’inferno della guerra. Tra il 1915 e 18 molti furono sospettati di aver commesso qualche reato; tra i denunciati il gruppo maggiore è quello comprendente i renitenti alla chiamata,di cui buona parte emigrati all’estero dato che per essi l’amore per la patria spesso assumeva l’aspetto della nostalgia per la propria casa,ma non si spingeva a considerare l’Italia.

Le conseguenze della prima guerra mondiale

Le delusioni della vittoria I trattati di pace furono determinanti per ristabilire i confini. Nel gennaio del 1919 si aprirono i lavori per la conferenza di pace a Versailles e i protagonisti furono i 4 grandi: il presidente americano Wilson, i primi ministri francesi Clemanceau,Lloyd George inglese e Orlando italiano. Ne uscirono 5 tattati di pace: di Versailles con la Germana,di Saint Germain con l’Austria,di Trianon con l’Ungheria,di Neuilly con la Bulgaria,di Sevres con la Turchia. Ultimo risultato fu la creazione per merito di Wilson della società delle Nazioni che avrebbe tutelato la pace facendo da arbitro nelle controversie internazionali,ma questo fu scarsamente rappresentativo dato che ne rimasero fuori Germania,Russia,Stati uniti dove prevalse una maggioranza repubblicana isolazionista. Il mantenimento della pace si sarebbe rivelato difficile dato che la radicale trasformazione della carta europea,quale usci dai trattati,avrebbe reso acute le contraddizioni tra vincitori e vinti,aprendo la strada a nuove crisi che sarebbero sfociate nel secondo conflitto mondiale. Nel trattato di Versailles 28 giugno 1919 la Francia ebbe un ruolo principale (l’odio nei confronti della Germania permaneva): sul confine occidentale,l’Alsazia e la Lorena le furono restituite; vi fu una congiunzione belga francese,una zona mineraria ,della Saar,sottoposta provvisoriamente ad amministrazione francese,per 15 anni,al cui termine si sarebbe deciso con un plebiscito se destinarla a Germania o Francia; sul confine orientale la Russia aveva perduto molti territori quali Finlandia,Polonia,Estonia,Lettonia e Lituania (repubbliche baltiche). La Renania fu occupata dagli alleati a garanzia delle riparazioni di guerra e la fascia a est del reno smilitarizzata. Furono cedute porzioni di territorio tedesco al Belgio,alla Danimarca e alla Cecoslovacchia. Alla Polonia furono cedute importanti aree dell’Alta Slesia,della Posnania e una striscia della Pomerania (corridoio polacco) esclusa la città di Danzica,libera. La Prussia orientale rimase tedesca ma separata dal resto della Germania dal corridoio di Danzica che assicurava alla Polonia uno sbocco al mare. Le colonie tedesche furono spartite tra Inghilterra,Feancia,Belgio e Giappone e fu obbligata a riconoscersi responsabile,le furono imposte le riparazioni di guerra che furono fissate in 132 miliardi oro da pagare in 30 anni (incluse le pensioni di guerra). Il trattato di Brest Litovsk del 3 marzo 1918 i russi dovettero accettare le condizioni dei tedeschi e rinunciare alla Polonia,all’Estonia,Lettonia e Lituania. Il trattato di Saint Germain con l’Austria del 10 settembre 1919 e di Trianon con l’Ungheria del 4 giugno 1920 portarono allo smembramento dell’impero austro ungarico e alla definizione di 4 nuovi stati: l’Austria divenne un piccolo stato,l’Ungheria indipendente ma dovette cedere la Transilvania alla Romania; nei balcani si formò la Jugoslavia,regno serbo croato sloveno,che riuniva le popolazioni slave del sud sotto l’egemonia serba; costituito da Slovenia,Croazia,Dalmazia,Bosnia,Montenegro,Serbia. La Cecoslovacchia unificò la nazionalità boema e slovacca,e incorporò la regione dei Sudeti,abitata da tedeschi . Cessione dei territori all’Italia da parte dell’Austria. Trattato di Neuilly con la Bulgaria del 27 novembre 1919 in cui la Bulgaria vide ridimensionata l’estensione dei suoi confini; dovette cedere porzioni di territorio a Romania,Grecia e Jugoslavia. Trattato di Sevres con l’impero ottomano del 10 agosto 1920 in cui la Turchia fu ridotta entro i confini dell’Anatolia; la Francia ottiene Siria e Libano e l’Inghilterra Iraq,Palestina,il regno di Hegiaz. La Germania fu il capro espiatorio,ritenuta responsabile della guerra. Finisce il secondo reich e in Germania si viene a creare un governo provvisorio,la repubblica di Vaimar,dove sarà redatta la nuova costituzione. L’Italia nel 1918 figurava tra i vincitori,eppure ben presto, i frutti ottenuti da quella vittoria costata tanti sacrifici apparvero scarsi e deludenti. La prima delusione fu l’esito di un errato calcolo del governo italiano nel 1915. Infatti nel momento in cui stipulò il Patto di Londra impegnandosi a entrare in guerra con Francia e Gran Bretagna contro Austria Ungheria e Germania,nessuno credeva che una sconfitta austriaca avrebbe provocato la totale disgregazione dell’impero austroungarico. La prospettiva non era la dissoluzione dell’entità multinazionale e della sua sostituzione con una pluralità di stati organizzati su base nazionale. L’italia sperava in un arretramento dell’Austria Ungheria verso Est in modo che regioni dominate sino ad allora dall’impero di Vienna passassero sotto il suo controllo. Per questo motivo nel patto non si limitò a rivendicare Trento e Trieste (regioni di cultura e tradizioni italiane) ma chiese per se,in caso di vittoria,anche la Dalmazia sebbene fosse abitata soprattutto da slavi. Viceversa,il Patto di Londra non menzionava il porto di Fiume,sul cui destino non si era deciso. Le prime difficoltà nel dopoguerra vennero perché nell’ottobre 1918 la città di Fiume dichiarò la sua volontà ad essere annessa al regno italiano. Questo pose un problema di strategia diplomatica alla delegazione italiana alla Conferenza di pace di Parigi,spingendola in un vicolo cieco. Dato che l’impero austro ungarico si era dissolto,e al suo posto erano sorti vari stati nazionali (Jugoslava,Cecoslovacchia,Austria,Ungheria) le rivendicazioni della Dalmazia,slava,perdevano di significato. La logica avrebbe voluto che l’Italia rinunciasse a essa (in nome del principio di nazionalità ) e si accontentasse di Trieste,Trento e Fiume. LA delegazione italiana invece tenne un atteggiamento rigido e ambiguo chiedendo sia Fiume (in nome del principio di nazionalità) che la Dalmazia (in nome del Patto). Dinanzi all’opposizione degli alleati,del presidente americano Wilson,il 24 aprile 1919 la delegazione italiana abbandonò Parigi per protesta. Si trattò di un gesto di orgoglio,e fu accolto da gran parte dell’opinione pubblica. Questo provocò però solo danni al prestigio italiano dato che i lavori della Conferenza proseguirono procedendo all’assegnazione delle colonie tedesche in Africa e alla spartizione delle zone di influenza in Medio Oriente senza tener di conto dell’Italia che da tale operazione di divisione delle prede di guerra non ottenne nulla.

D’Annunzio e la vittoria mutilata

Cominciò a circolare,a opera di D?annunzio,una formula destinata a colpire l’immaginazione degli italiani e degli ex combattenti. Quella ottenuta dall’italia era secondo il poeta,una vittoria mutilata,un trionfo che a causa dell’egoismo delle altre nazioni vincitrici non avrebbe portato alcun profitto reale. D’Annunzio nel settembre 1919 passò al’azione,ponendosi a capo di alcuni reparti dell’esercito che si impadronirono militarmente di Fiume,dopo aver disubbidito agli ordini del governo italiano. La città divenne riferimento di molti personaggi. Molti erano ex arditi,truppe d’assalto che si erano distinte per il loro amore per il pericolo,che avevano considerato la guerra come occasione per uscire dalla routine quotidiana. A questi il poeta offri un’avventura supplementare,in nome dell’onore italiano infangato a Parigi.

La situazione economica e sociale

Sotto il profilo finanziario,l’italia era sprofondata in un abisso. Il debito pubblico era salito enormemente. La prima conseguenza fu una pesante svalutazione della lira e ciò significò all’interno un rincaro di tutti i generi che questa esportava: carbone,petrolio e grano. Per frenare il malcontento popolare,il prezzo del pane era mantenuto basso dallo stato. Il paese era in preda all’inflazione che divorava i redditi fissi e i salari. I piu scontenti erano i ceti medi. In tempo di guerra gli industriali si erano arricchiti in virtu del materiale bellico venduto all’esercito. I ceti medi avevano visto allargarsi il fossato economico che li divideva da essa. Viceversa questi potevano constatare quanto fosse diminuito il divario che li separava dai semplici lavoratori. Le varie categorie sociali avevano reagito in modi molto diversi dalla crescente inflazione: gli stipendi degli impiegati statali erano stati erosi dalla perdita di acquisto della lira; gli operai,meglio organizzati dai propri sindacati e maggiormente disposti alla lotta nei confronti della controparte,riuscirono a far si che i salari venissero adeguati al costo della vita. A un numero sempre piu crescente di lavoratori,l’attività riformista del sindacato non bastava piu; tra gli operai serpeggiava la voglia di fare come in Russia,cambiare la situazione sociale mediante una rivoluzione socialista. Le fabbriche erano in fermento,cosi come le campagne,dove i contadini occuparono a piu riprese le terre in varie regioni. LO stesso governo aveva promesso una sostanziosa distribuzione di terre ai contadini nel momento della disfatta di Caporetto,per ottenere che i fanti rimanessero in trincea e non si arrendessero in massa,come in Russia. Dato che il governo indugiava sul mantenere le promesse,i braccianti erano passati all’azione diretta,convinti di ricevere la loro ricompensa. L’attività organizzativa dei contadini si era sviluppata solo in certe aree privilegiate,la Valle padana e le Puglie dove dopo aspre lotte le organizzazioni sindacali erano riuscite a controllare il mercato del lavoro,il salario e l’orario di lavoro.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email