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L'origine della grande crisi va ricercata nelle dinamiche dello sviluppo interno dei Paesi industrializzati, in particolare degli Stati Uniti, e nelle relazioni economiche che si erano instaurate dopo la Grande Guerra tra le due sponde dell'Atlantico Lo scoppio della bolla speculativa venutasi a creare nelle borse mondiali, ma soprattutto in quella di Wall Street, nell'ottobre 1929, manifestò che la crisi aveva le sue radici nella sopravvalutazione dei titolari azionari a fronte dell'incapacità del mercato di assorbire l'offerta della produzione industriale, dovuta anche al crollo dei prezzi agricoli che aveva fortemente ridotto la capacità d'acquisto degli agricoltori americani. I governi in tutto il mondo, e in particolare negli Stati Uniti, adottarono politiche protezionistiche, una scelta che, invece di rallentare la crisi, l'aggravò facendo crollare il commercio internazionale. Gli errori commessi nella gestione della crisi sono da attribuire in larga misura alla convinzione che si trattasse di un passaggio congiunturale Al contrario la crisi era strutturale Ben presto la disoccupazione esplose in tutta la sua gravità e i fallimenti bancari si moltiplicarono. Chi mantenne il posto di lavoro dovette subire il taglio del salario. Enormi masse di persone vagavano espulse dalla loro terra per il territorio americano in cerca di salvezza spesso senza trovarla. La grande depressione colpi in modo particolarmente duro i bambini .

Negli Stati Uniti una svolta decisiva venne con l'elezione di Franklin D. Roosevelt alle elezioni presidenziali del novembre 1932. Il New Deal che ispirò l'azione del presidente e che implicò una politica di interventi nell'economia americana, di grandi opere, di riassorbimento della disoccupazione e di protezione del lavoro minorile e del sindacato, segnò l'apertura di una nuova era nella storia del governo dell'economia. Furono abbandonati i canoni ottocenteschi di astensione del governo dall'intervento nell'economia del Paese. Nonostante le sentenze di incostituzionalità della Corte suprema statunitense contro i provvedimenti di Roosevelt di sostegno alle industrie, all'agricoltura e - nell'ambito del secondo New Deal del 1935 - alla riforma fiscale il presidente riusci a stabilire un nuovo corso per l'economia statunitense. L'impatto della grande crisi economica fu traumatico anche in Europa. In Inghilterra gli effetti furono rapidi per la vistosa crescita della disoccupazione e la crisi industriale. Fu duramente colpito il governo laburista MacDonald che per fronteggiare la crisi, dovette tagliare i sussidi alla disoccupazione e ridurre gli stipendi. Queste scelte, funzionali a contenere il deficit pubblico, gli costarono l'espulsione dal partito e lo obbligarono a gestire il potere insieme con i conservatori fino al 1935, quando questi assunsero autonomamente la guida del Paese, avviando anche una politica di appeasement con la Germania In Francia la crisi arrivò più tardi per la minore portata del disinvestimento di capitali americani e provocò una radicalizzazione politica. La Destra eversiva arrivò a minacciare le istituzioni senza tuttavia mettere in atto un colpo di Stato. Nel 1936 vinse le elezioni l'alleanza di Fronte popolare, un'alleanza tra socialisti e comunisti i cui provvedimenti non fecero altro che aggravare la crisi. A esso subentrarono governi moderati che seguirono una politica di appeasement con la Germania. Immediato e drammatico fu l'impatto della crisi sulla Repubblica di Weimar.. L'ascesa al potere di Hitler nel 1933 sarebbe stata il preludio al rapido annientamento della democrazia e dello Stato di diritto.
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