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Età dei totalitarismi

2. La crisi della Repubblica di Weimar e l’avvento del nazismo.
Nel 1923, dopo il colpo di stato a Monaco, Hitler era poco conosciuto, era il capo del Partito nazionalista dei lavoratori tedeschi (nazista) che era un gruppo paramilitare. Fino al ’29 questo partito rimase marginale e si poneva fuori dalla legalità repubblicana usando le SA (reparti d’assalto). Hitler cercò consensi nella popolazione diminuendo le rivendicazioni anticapitalistiche ma mantenendo:
- la denuncia del trattato di Versailles
- la formazione di una grande Germania
- la lotta antisemita
- la fine del parlamentarismo corruttore.
In carcere scrisse Mein Kampf (la mia battaglia) in cui espose le sue teorie e divenne il testo sacro del nazismo. Si rifaceva alla teoria darwiniana secondo cui la razza più forte dominava sulle altre. La razza ariana, originale, si trovava nei popoli nordici (soprattutto tedeschi) ed era contaminata dagli ebrei che dovevano essere eliminati. Hitler mirava all’unità dello Stato per poter poi realizzare i suoi punti. Mein Kampf ebbe pochi consensi e nelle elezioni del ’24 i nazisti ottennero il 3%. Ma con la crisi del ’29 i tedeschi cominciarono a impoverirsi e la Repubblica cominciò a perdere consensi che andarono a Hitler in quanto offriva:

- la riconquista del primato della nazione
- capri espiatori a cui addossare le colpe
- la punizione per i traditori
- protezione e sicurezza per coloro che aderivano
Nel ’30 Bruning indisse le elezioni in cui i nazisti ottennero il 18% e le forze antisistema aumentarono notevolmente alle spese dei partiti repubblicani. Ma Bruning riuscì a governare altri 2 anni. Nel ’32 la produzione dimezzò e i disoccupati aumentarono. I nazisti cominciarono a riempire le piazze e si svilupparono scontri sanguinosi tra comunisti e nazisti. Nel ’32 ci furono le elezioni presidenziali e venne eletto Hindenburg (per non far eleggere Hitler) che congedò Bruning (per volere dell’esercito) e diede la guida del governo a von Papen e von Schleicher che per avere il consenso convocarono altre 2 elezioni che videro la vittoria di Hitler. Così il 20 gennaio 1933 Hindenburg affidò la guida del governo a Hitler con 3/11 nazisti e con le più importanti componenti della destra pensando di usare il nazismo per un’operazione conservatrice.

3. Il consolidamento del potere di Hitler.
Il 27 febbraio 1933 venne incendiato il Reichstag che si sarebbe dovuto riunire una settimana dopo. Venne arrestato e colpevolizzato un comunista olandese che diede ai nazisti il pretesto per perseguitare i comunisti e dichiararli fuori legge. Vennero introdotte misure eccezionali che limitavano le libertà di stampa e di riunione. Nelle elezioni del 5 marzo i nazisti ebbero molti consensi ma non riuscirono ad ottenere la maggioranza assoluta. Il Reichstag approvò una legge suicida che dava al governo pieni poteri di legiferare e modificare la costituzione a cui si opposero solo i socialdemocratici e i comunisti erano assenti. A giugno la Spd fu sciolta dopo essere stata soppresse e il partito tedesco nazionale e il Centro cattolico si autosciolsero sotto la pressione dei nazisti. A luglio Hitler dichiarò fuori legge tutti i partiti eccetto quello nazista. Hitler si trovò 2 ostacoli:

- l’ala estremista del nazismo (SA) che voleva una seconda ondata rivoluzionaria
- la vecchia destra di Hindenburg che voleva frenare gli estremisti
Hitler decise di fare una strage e nella notte dei lunghi coltelli arrestò (poi assassinato dalle SS) Rohm (capo SA) e ne approfittò per eliminare altri elementi sgraditi come von Scleicher. In cambio della testa di Rohm l’esercito decretò Hitler successore di Hindenburg. Nel ’34, dopo la sua morte, Hitler aveva la carica di cancelliere e capo dello Stato.

4. Il Terzo Reich.
Nacque, così, il Terzo Reich che realizzava il principio del capo (Fuhrerprinzip) e aveva come capo il Fuhrer a cui spettavano le decisioni più importanti e guidava il popolo. La mediazione tra capo e popolo era gestita dal partito e i suoi organismi che dovevano formare una comunità di popolo che escludeva stranieri ed ebrei. Gli ebrei erano in minoranza ma occupavano i posti chiave della società e la propaganda nazista riuscì a svegliare sentimenti di ostilità nella popolazione. La discriminazione cominciò nel 1935 con le leggi di Norinberga che tolsero agli ebrei la parità dei diritti e proibirono i matrimoni tra ebrei e non ebrei. Molti ebrei furono costretti ad abbandonare la Germania. La persecuzione proseguì e, dopo l’uccisione di un diplomatico tedesco da parte di un ebreo, nel 1938, ci fu la “notte dei cristalli” in cui furono distrutte moltissime vetrine e uccisi molti ebrei. Per gli ebrei la vita divenne impossibile e, durante la seconda guerra, Hitler progettò la soluzione finale che consisteva nella deportazione e poi lo sterminio del popolo ebraico. Oltre alla persecuzione degli ebrei vennero introdotti altri programmi per difendere la razza come la sterilizzazione dei portatori di malattie ereditarie e la soppressione dei malati.

5. Repressione e consenso nel regime nazista.
Fino a quando non fu sconfitta nella seconda guerra mondiale, la Germania, non incontrò ostacoli. I cattolici si adattarono al regime incoraggiati dal papa che stipulò un concordato che dava libertà di culto e non faceva interferire lo Stato nelle questioni della chiesa. Con il diffondersi della violenza, Pio IX, scrisse un’enciclica in tedesco in cui condannava le pratiche pagane ma non scomunicò mai il nazismo. Le chiese luterane, invece, si piegarono al volere di Hitler e gli prestarono fedeltà. L’opposizione più pericolosa avvenne dai partiti che avevano permesso l’ascesa del nazismo come conservatori (che provarono ad attentare alla vita di Hitler e vennero uccisi con le famiglie) e militari. Importante per il suo successo fu la repressione grazie alle polizie come la Gestapo e le SS che controllavano la vita pubblica e privata dei cittadini. I successi in politica estera stimolarono l’orgoglio patriottico. La ripresa economica aumentò la produzione industriali e diminuì la disoccupazione fino ad arrestarsi. Hitler adottò una politica simile a quella di Roosevelt che favoriva l’iniziativa privata e la legava al potere politico. Il Fuhrerprinzip fu introdotto anche a lavoro: l’imprenditore più elevato era il capo e i lavoratori erano sottoposti a un regime paramilitare, non avevano capacità contrattuale e ebbero salari più bassi dell’aumento del costo della vita. L’utopia ruralista , diffusa con film di propaganda pubblicazioni sui giornali, diffondeva l’idea di uomini belli e sani legati alla loro terra liberi dall’industria. Ciò contrastava con la logica bellicista che favoriva la grande industria e diffondeva il mito della terra e del sangue. Venne istituito un ministero per la propaganda in un periodo di pace e la stampa fu sottoposta a un regime controllato. Gli intellettuali si dovettero piegare al fascismo per non essere perseguitati. Tutti i momenti significativi erano accompagnati da cerimonie-spettacolo preparate con estrema cura.

10. La guerra di Spagna.
Nel 1936 ci fu la guerra civile spagnola in cui si opponevano democrazia e fascismo. Dopo la dittatura di Primo de Rivera e la caduta della monarchia la Spagna attraversò un periodo di instabilità economica e sociale poiché qualsiasi tentativo riformatore si scontrava con la parte opposta. Nelle elezioni vinse il fronte si sinistra e scoppiarono le tensioni. A luglio venne formata una giunta di 5 generali capeggiata da Francisco Franco che assunsero il controllo di gran parte della Spagna occidentale. A favore dei ribelli l’Italia inviò volontari e materiale bellico, la Germania inviò aerei e piloti e se ne servì per vedere l’efficienza della sua aviazione. La Gran Bretagna rimase neutrale e firmò con le altre potenze l’accordo di non intervento sperando di favorire la Repubblica ma venne rispettato solo da Francia e Gran Bretagna. A favore della Repubblica la Russia mandò materiale bellico e favorì la formazione di Brigate internazionali composte da comunisti e antifascisti. “Oggi in Spagna, domani in Italia” era lo slogan di Rosselli per incitare gli italiani a partecipare alla lotta, molti andarono in Spagna per intraprendere la lotta impossibile nei loro paesi ma non bastò a controbilanciare i franchisti. Franco assunse il ruolo di caudillo ed ebbe l’appoggio di clero, aristocrazia terriera e borghesia e unì la destra nella Falange nazionalista. Nel ’37 gli anarchici si scontrarono con i comunisti e l’esercito, a Barcellona, e le divisioni del fronte repubblicano favorirono l’ascesa dei franchisti. Nel ’38 i franchisti spezzarono in due il territorio controllato dai repubblicani separando Madrid dalla Catalogna e nel ’39 Madrid cadde. Ciò provocò molti morti e molti emigrarono; anticipò la seconda guerra mondiale che avrebbe visto schierati fascisti e antifascisti con metodi e tecniche nuove come bombardamenti, rappresaglie e rastrellamenti.

11. L’Europa verso la catastrofe.
Il programma hitleriano prevedeva:
- la distruzione dell’assetto uscito dal trattato di Versailles
- la riunione di tutti i tedeschi sotto il Terzo Reich
- l’espansione verso est ai danni della Russia
quindi il suo programma non prevedeva lo scontro con le altre potenze e sperò di evitarlo con la Gran Bretagna. Chamberlain, capo dei conservatori inglesi, sostenne la politica dell’appeasement che mirava ad accontentare le richieste più ragionevoli di Hitler risarcendo la Germania del duro trattamento nel trattato di Versailles. A Hitler si oppose Churchill che credeva che l’unico modo per fermare Hitler fosse opporsi a tutte le sue pretese anche a costo di una guerra. La Francia, impaurita da una nuova guerra, si rinchiuse nella linea Maginot e si adattò alla politica della Gran Bretagna.
Il primo successo di Hitler avvenne nel ’38 con l’annessione dell’Austria (già provata nel ’34 ma respinta dalle potenze e dall’Italia). Esortò i tedeschi locali a insorgere e il capo dei nazisti austriaci chiese l’intervento della Germania per salvare il paese dal caos e un successivo plebiscito ne dichiarò l’annessione. L’Inghilterra non intervenne in quanto non si sentiva chiamata in causa. Ci fu una seconda rivendicazione: i sudeti (tedeschi in Cecoslovacchia). Ancora una volta si mobilitarono i nazisti locali e la Repubblica non ebbe aiuti in quanto la Russia poteva intervenire solo se la Francia interveniva e la Francia lo faceva solo se interveniva l’Inghilterra. Ancora una volta l’Inghilterra decise di non intervenire. A Monaco si riunirono Francia, Italia, Inghilterra e Germania e venne approvato un progetto presentato dall’Italia che accoglieva alla lettera le richieste tedesche con l’annessione dei Sudeti. I cecoslovacchi dovettero accettare e i russi capirono che, in caso di attacco, le potenze non sarebbero intervenute e decise di abbandonare la politica di alleanze. I capi di Francia, Inghilterra e Italia vennero acclamati in patria come difensori della pace ma era una pace molto fragile. Il commento di Churchill è emblematico: potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra.

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