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1929 - Grande crisi economica


Tra il 23 e il 24 ottobre 1929 ci fu una rovinosa crisi economica innescata dal crollo della Borsa di New York dove le quotazioni precipitarono improvvisamente. La crisi toccò l’apice nel 1932 (produzione diminuita del 38%). La crisi fu borsistica e finanziaria, il capitalismo fu costretto a modificare i meccanismi di funzionamento.

Dalla parte borsistica ci fu un vertiginoso aumento delle azioni in meno di due anni, esse smarrirono ogni rapporto con lo stato di salute reale dell’azienda. Era evidente il carattere patologico della speculazione borsistica. Al primo ribasso tutto l’edificio crollò, i possessori di azioni dovettero vendere i portafogli azionari.

Sul piano economico la causa principale fu lo squilibrio tra domanda e offerta. La crescita economica aveva allargato la differenza tra i salari e i profitti delle aziende. I redditi delle persone non erano sufficienti ad allargare la sfera dei consumi. Con il crollo di Wall Street le imprese furono costrette a ridurre le spese. Le merci restavano invendute nei magazzini, dipendenti vennero licenziati alimentando la disoccupazione. La crisi investì anche le campagne.

La crisi si propagò presto in tutto il resto del mondo. Gli USA dopo la Grande Guerra crebbero di importanza e fino ad allora i prestiti americani furono fondamentali. Ora gli Stati Uniti ridussero drasticamente i crediti agli altri paesi e si aprì una corsa mondiale alle misure protezionistiche come la difesa della moneta (autarchia, bastare a se stessi). Solo l’intervento dello Stato avrebbe risollevato l’economia, era la fine del modello di Stato liberale. La vera emergenza sociale fu la disoccupazione di massa. Secondo l’economista Keynes lo Stato doveva intervenire direttamente nei circuiti economici tenendo alto il volume degli investimenti e utilizzando la spesa pubblica.

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