Concetti Chiave
- La riforma elettorale del 1912, promossa da Giolitti, amplia il diritto di voto ai maschi di oltre 21 anni e agli analfabeti di oltre 30 anni che hanno svolto il servizio militare.
- Giolitti intendeva con la riforma migliorare l'integrazione delle masse nel contesto dello Stato liberale, in linea con le tendenze liberali europee.
- La riforma elettorale solleva timori in Giolitti, poiché potrebbe portare a un incremento dei voti socialisti, complicando gli equilibri interni al partito.
- Il Congresso del Partito socialista del 1912 porta all'espulsione di esponenti come Bissolati e Bonomi, favorendo la nascita del Partito socialista riformista italiano.
- Nonostante le espulsioni, la maggioranza dei militanti rimane nel Psi, ora dominato da intransigenti guidati da Benito Mussolini, che assume anche la direzione del giornale del partito.
Qual è la riforma elettorale del 1912?
Nel 1911 Giolitti fa partire l'operazione che porta all'importante "riforma elettorale" approvata dal Parlamento nel 1912: secondo la nuova legge diventano elettori i maschi di oltre 21 anni capace di leggere e scrivere, i maschi analfabeti che abbiano compiuto 30 anni e abbiano fatto il servizio militare. Del tutto coerentemente con la cultura liberale europea, Giolitti ritiene questa mossa una necessità politica che ha l'obiettivo di assicurare una migliore integrazione delle masse e in particolare del "Quarto Stato", entro la cornice dello Stato liberale. Nel 1913 ci sono le prime elezioni a suffragio universale maschile.
Conseguenze politiche della riforma
Giolitti promotore della riforma sa benissimo che essa, da sola, può anche dare i frutti avvelenati poiché potrebbe produrre una marea di voti socialisti. E la cosa è tanto più preoccupante perché negli anni precedenti si è verificato un netto mutamento degli equilibri interni al partito socialista.
Divisioni interne al partito socialista
Nel Congresso nazionale del Partito socialista che si erano tenuti a Reggio Emilia dal 7 al 10 giugno 1912, sono stati espulsi autorevoli esponenti tra cui Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi che negli anni precedenti avevano sostenuto la necessità di una trasformazione del partito in senso laburista (riformismo, lotta parlamentare, disponibilità alla collaborazione con i gruppi politici borghesi). Gli espulsi fondano un partito autonomo: il Partito socialista riformista italiano - ma la stragrande maggioranza dei delegati e poi dei militanti resta all'interno del Psi, che adesso è dominato da una maggioranza favorevole agli intransigenti cioè alla sinistra radicale e rivoluzionaria, guidata in questo momento da un giovane maestro romagnolo chiamato Benito Mussolini (1883-1945), il quale dal novembre del 1912 assume anche la direzione dell', il giornale del partito. Filippo Turati, che pure non condivideva le posizioni degli intransigenti resta comunque dentro il partito.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali novità introdotte dalla riforma elettorale del 1912?
- Quali timori aveva Giolitti riguardo alle conseguenze della riforma elettorale?
- Quali furono le conseguenze interne al Partito socialista dopo il Congresso del 1912?
La riforma elettorale del 1912, promossa da Giolitti, estende il diritto di voto ai maschi di oltre 21 anni capaci di leggere e scrivere, e agli analfabeti di oltre 30 anni che hanno fatto il servizio militare, segnando un passo verso una maggiore integrazione delle masse nel contesto dello Stato liberale.
Giolitti era consapevole che la riforma potesse portare a un aumento dei voti socialisti, preoccupazione accentuata dal cambiamento degli equilibri interni al partito socialista, che stava vivendo divisioni significative.
Dopo il Congresso del 1912, il Partito socialista subì una scissione con l'espulsione di esponenti come Bissolati e Bonomi, che fondarono il Partito socialista riformista italiano, mentre la maggioranza rimasta nel Psi si orientò verso posizioni più radicali, guidate da Benito Mussolini.