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Età giolittiana e Belle Époque

È il periodo che va dal governo di Zanardelli fino alla Prima Guerra Mondiale.
La popolazione italiana stava crescendo a dismisura e anche l’industria migliora: il 25% del PIL (beni prodotti annualmente calcolato al lordo del costo delle macchine ed infrastrutture necessarie; se calcolato al netto, si chiama PIN) è ora legato alle attività industriali e l’Italia diventa un paese industriale.
Esempi di industrie: a Napoli nasce l’ILVA, industria siderurgica; a Milano e Torino nasce la produzione automobilistica con FIAT e Alfa Romeo; nasce la Olivetti; nascono due grandi gruppi bancari: la Banca Commerciale (1894) e il Credito Italiano (Unicredit). Queste banche sono miste, perché gli imprenditori possono anche accedere al loro credito, non solo ottenere prestiti (banca di risparmio). Il triangolo industriale giolittiano ha ai vertici Milano, Torino e Genova.

Inoltre, la Lira diventa la moneta più importante al posto della sterlina.
Giolitti faceva parte della sinistra storica. È stato ministro degli interni ai tempi di Zanardelli, poi ricoprì la carica di primo ministro e inaugurò un nuovo stile politico, che in parte si era già visto durante i tumulti di Milano.
Nonostante il conflitto fra capitalisti e lavoratori e le cattive condizioni di lavoro, Giolitti si mantenne neutrale rispetto ai conflitti del mondo del lavoro, non prese le part di nessuno e lasciò che capitalisti e lavoratori risolvessero i loro conflitti da soli. Inoltre, il governo di Giolitti non intervenne negli scioperi, ma si limitò a mantenere l’ordine pubblico.
Nascono delle confederazioni per difendere sia gli interessi dei datori di lavoro sia quelli dei lavoratori. Nel 1910 nasce la Confindustria, l’Associazione degli Industriali Italiani: essa raccoglie gli industriali e attraverso varie iniziative gli industriali difendono i loro interessi. Nel 1906 nasce la CGL, la Confederazione Generale del Lavoro (oggi CIGL), un sindacato nato per difendere le posizioni dei lavoratori.
Allo stesso tempo, Giolitti cercherà di coinvolgere nella sua azione governativa le due principali espressioni dell’opposizione: il partito socialista e i cattolici.
Con la diffusione delle idee di Bernstein, nacque un conflitto all’interno del partito socialista:
- da un lato i massimalisti, ovvero i marxisti ortodossi che volevano la presa del potere da parte del proletariato e non volevano collaborare con Giolitti;
- dall’altro i riformisti, che, seguendo le idee di Bernstein, propugnavano non delle rivoluzioni, ma delle riforme volte al miglioramento delle condizioni della classe operaia; tra questi troviamo Filippo Turati. I riformisti volevano collaborare con Giolitti.
Per decidere la linea politica su cui si sarebbe dovuto muovere il partito, vengono convocati tre congressi:
- 1904 a Bologna, dove i massimalisti ottennero la maggioranza;
- 1908 a Firenze, dove l’ala riformista ebbe il sopravvento;
- 1912 a Reggio Emilia, dove l’ala massimalista, capeggiata da Mussolini, si affermerà definitivamente.

Riforme

-Statalizzazione delle ferrovie (1905). Le ferrovie prima private ora diventano proprietà dello Stato.
-Istituzione dell’INA – Istituto Nazionale delle Assicurazioni, per la gestione delle pensioni.
-Leggi speciali per il mezzogiorno (dal 1904), pensate per incoraggiare lo sviluppo industriale del sud e anche modernizzare l’agricoltura; si trattava di finanziamenti e condizioni fiscali agevolate.
-Riforma elettorale: suffragio universale maschile (1912). Nelle elezioni del 1913, gli elettori erano triplicati.

A causa dell’estensione del suffragio, si temeva, durante le elezioni del 1913, che il partito socialista potesse ricevere un ampio consenso e rovesciare Giolitti. Per scongiurare questo pericolo, Giolitti e il conte Ottorino Gentiloni, il presidente dell’Unione Elettorale Cattolica, stipularono un patto segreto: esso stipulava che i cattolici, che di solito non partecipavano alla vita politica su ordine del Papa, avrebbero votato e sostenuto i candidati giolittiani; come ricompensa, Giolitti promosso una linea politica secondo l’impostazione della Chiesa cattolica: non avrebbero introdotto alcuna legge sul divorzio o contro le scuole cattoliche e non avrebbero abolito le organizzazioni sindacali cattoliche.
Alla fine, Giolitti ottenne di nuovo la maggioranza, ma il patto segreto venne scoperto e causò un grande scandalo, che costrinse Giolitti a dimettersi nel 1914; gli succedette Antonio Salandra.

La guerra in Libia (1911)

Fino al 1911, la Libia faceva parte dell’impero Turco-Ottomano, che esercitava solo una sovranità nominale, perché in realtà il territorio era controllato da tribù beduine.
Nel 1910 nasce a Firenze l’ANI, Associazione Nazionalista Italiana, il cui fondatore fu Enrico Corradini). Anche intellettuali, tra cui d’annunzio, vi aderiranno. Il nazionalismo nasce ispirato dalle suggestioni letterarie del tempo (Marinetti, d’Annunzio) e intende riproporre all’opinione pubblica di fare dell’Italia una potenza imperiale, con delle colonie, in modo da guadagnarci anche noi un posto nelle grandi potenze europee. L’ANI ha fatto pressione politica affinché il nostro governo acconsentisse ad occupare la Libia.
Oltre all’ANI, anche il Banco di Roma ha condotto l’Italia in guerra contro la Libia: quelli del Banco di Roma credevano che la Libia fosse piena di risorse naturali e quindi l’Italia, conquistandola, si sarebbe arricchita.
La guerra in Libia non è stata una vera e propria guerra, ma una guerriglia, perché le popolazioni locali reagirono con particolare impeto. Dunque si decise di rafforzare il nostro contingente arrivando a 100.000 uomini.
La guerra era abbastanza estesa, occupava il territorio fino a Rodi e al Dodecaneso, ma non comportò né vincitori né vinti; si giunse a un compromesso nel 1912, detto pace di Losanna, con cui i turchi rinunciarono alla sovranità sulla Libia ma chiesero che venisse mantenuta la sovranità religiosa da parte del sultano.
La guerra fu un fiasco, perché ebbe dei costi molto alti ma le ricchezze che il Banco di Roma sosteneva di trovare non vennero mai scoperte (il petrolio era sotto terra e non ce ne eravamo accorti).

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