Concetti Chiave
- L'età giolittiana segna un periodo di crescita industriale in Italia, con la nascita di importanti aziende come FIAT e Olivetti e una significativa espansione del PIL legato all'industria.
- Giovanni Giolitti attuò riforme importanti, tra cui la statalizzazione delle ferrovie, l'istituzione dell'INA e l'introduzione del suffragio universale maschile nel 1912, triplicando il numero degli elettori.
- Il partito socialista si divise tra massimalisti e riformisti, con quest'ultimi che cercavano di collaborare con Giolitti per migliorare le condizioni della classe operaia.
- Giolitti tentò di coinvolgere i cattolici nella politica, stipulando un patto che prevedeva il loro sostegno in cambio di una linea governativa favorevole alle loro istanze religiose.
- La guerra in Libia del 1911, motivata dal desiderio di espansione coloniale, si rivelò un fiasco con costi elevati e senza le promesse ricchezze, portando a un compromesso con la pace di Losanna nel 1912.
In questo appunto si descrivono questi aspetti: l'età giolittiana, le riforme di Giovanni Giolitti, la guerra in Libia e i cambiamenti all'interno del partito socialista. Si descrive anche l'epoca della Belle Époque e anche il coinvolgimento nella politica da parte di Giolitti del partito socialista e dei cattolici. Si descrivono gli eventi principali che fecero da contorno all'età giolittiana, prendendo quindi in considerazione soprattutto le riforme che Giovanni Giolitti portò avanti, gli eventi internazionali che videro l'Italia coinvolta nella guerra in Libia a partire dal 1911.
Età giolittiana e Belle Époque
È il periodo che va dal governo di Zanardelli fino alla Prima Guerra Mondiale.La popolazione italiana stava crescendo a dismisura e anche l’industria migliorava: il 25% del PIL (beni prodotti annualmente calcolato al lordo del costo delle macchine ed infrastrutture necessarie; se calcolato al netto, si chiama PIN) è ora legato alle attività industriali e l’Italia diventa un paese industriale.
Esempi di industrie: a Napoli nasce l’ILVA, industria siderurgica; a Milano e Torino nasce la produzione automobilistica con FIAT e Alfa Romeo; nasce la Olivetti; nascono due grandi gruppi bancari: la Banca Commerciale (1894) e il Credito Italiano (Unicredit). Queste banche sono miste, perché gli imprenditori possono anche accedere al loro credito, non solo ottenere prestiti (banca di risparmio). Il triangolo industriale giolittiano ha ai vertici Milano, Torino e Genova.
Inoltre, la Lira diventa la moneta più importante al posto della sterlina.
Giolitti faceva parte della sinistra storica. È stato ministro degli interni ai tempi di Zanardelli, poi ricoprì la carica di primo ministro e inaugurò un nuovo stile politico, che in parte si era già visto durante i tumulti di Milano.
Nonostante il conflitto fra capitalisti e lavoratori e le cattive condizioni di lavoro, Giolitti si mantenne neutrale rispetto ai conflitti del mondo del lavoro, non prese le part di nessuno e lasciò che capitalisti e lavoratori risolvessero i loro conflitti da soli. Inoltre, il governo di Giolitti non intervenne negli scioperi, ma si limitò a mantenere l’ordine pubblico.
Nascono delle confederazioni per difendere sia gli interessi dei datori di lavoro sia quelli dei lavoratori. Nel 1910 nasce la Confindustria, l’Associazione degli Industriali Italiani: essa raccoglie gli industriali e attraverso varie iniziative gli industriali difendono i loro interessi. Nel 1906 nasce la CGL, la Confederazione Generale del Lavoro (oggi CIGL), un sindacato nato per difendere le posizioni dei lavoratori.
Allo stesso tempo, Giolitti cercherà di coinvolgere nella sua azione governativa le due principali espressioni dell’opposizione:
- il partito socialista;
- i cattolici.
- da un lato i massimalisti, ovvero i marxisti ortodossi che volevano la presa del potere da parte del proletariato e non volevano collaborare con Giolitti;
- dall’altro i riformisti, che, seguendo le idee di Bernstein, propugnavano non delle rivoluzioni, ma delle riforme volte al miglioramento delle condizioni della classe operaia; tra questi troviamo Filippo Turati. I riformisti volevano collaborare con Giolitti.
- 1904 a Bologna, dove i massimalisti ottennero la maggioranza;
- 1908 a Firenze, dove l’ala riformista ebbe il sopravvento;
- 1912 a Reggio Emilia, dove l’ala massimalista, capeggiata da Mussolini, si affermerà definitivamente.
Quali sono le riforme giolittiane?

A causa dell’estensione del suffragio, si temeva, durante le elezioni del 1913, che il partito socialista potesse ricevere un ampio consenso e rovesciare Giolitti. Per scongiurare questo pericolo, Giolitti e il conte Ottorino Gentiloni, il presidente dell’Unione Elettorale Cattolica, stipularono un patto segreto: esso stipulava che i cattolici, che di solito non partecipavano alla vita politica su ordine del Papa, avrebbero votato e sostenuto i candidati giolittiani; come ricompensa, Giolitti promosse una linea politica secondo l’impostazione della Chiesa cattolica: non avrebbero introdotto alcuna legge sul divorzio o contro le scuole cattoliche e non avrebbero abolito le organizzazioni sindacali cattoliche.
Alla fine, Giolitti ottenne di nuovo la maggioranza, ma il patto segreto venne scoperto e causò un grande scandalo, che costrinse Giolitti a dimettersi nel 1914; gli succedette Antonio Salandra.
per ulteriori approfondimenti sulle riforme di Giovanni Giolitti vedi anche qua
La guerra in Libia (1911)
Fino al 1911, la Libia faceva parte dell’impero Turco-Ottomano, che esercitava solo una sovranità nominale, perché in realtà il territorio era controllato da tribù beduine.Nel 1910 nasce a Firenze l’ANI, Associazione Nazionalista Italiana, il cui fondatore fu Enrico Corradini). Anche intellettuali, tra cui d’annunzio, vi aderiranno. Il nazionalismo nasce ispirato dalle suggestioni letterarie del tempo (Marinetti, d’Annunzio) e intende riproporre all’opinione pubblica di fare dell’Italia una potenza imperiale, con delle colonie, in modo da guadagnarci anche noi un posto nelle grandi potenze europee. L’ANI ha fatto pressione politica affinché il nostro governo acconsentisse ad occupare la Libia.
Oltre all’ANI, anche il Banco di Roma ha condotto l’Italia in guerra contro la Libia: quelli del Banco di Roma credevano che la Libia fosse piena di risorse naturali e quindi l’Italia, conquistandola, si sarebbe arricchita.
La guerra in Libia non è stata una vera e propria guerra, ma una guerriglia, perché le popolazioni locali reagirono con particolare impeto. Dunque si decise di rafforzare il nostro contingente arrivando a 100.000 uomini.
La guerra era abbastanza estesa, occupava il territorio fino a Rodi e al Dodecaneso, ma non comportò né vincitori né vinti; si giunse a un compromesso nel 1912, detto pace di Losanna, con cui i turchi rinunciarono alla sovranità sulla Libia ma chiesero che venisse mantenuta la sovranità religiosa da parte del sultano.
La guerra fu un fiasco, perché ebbe dei costi molto alti ma le ricchezze che il Banco di Roma sosteneva di trovare non vennero mai scoperte (il petrolio era sotto terra e non ce ne eravamo accorti).
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali riforme attuate da Giovanni Giolitti durante la sua carriera politica?
- Come si sviluppò il partito socialista durante l'età giolittiana?
- Quali furono le conseguenze della guerra in Libia per l'Italia?
- In che modo Giolitti cercò di coinvolgere i cattolici nella sua azione governativa?
- Qual è il contesto economico e sociale dell'Italia durante l'età giolittiana?
Giovanni Giolitti attuò diverse riforme significative, tra cui la statalizzazione delle ferrovie nel 1905, l'istituzione dell'INA per la gestione delle pensioni, leggi speciali per il mezzogiorno e la riforma elettorale che introdusse il suffragio universale maschile nel 1912.
Durante l'età giolittiana, il partito socialista si divise tra massimalisti, che rifiutavano la collaborazione con Giolitti, e riformisti, che invece cercavano di migliorare le condizioni della classe operaia attraverso riforme. Questa divisione si manifestò in tre congressi tra il 1904 e il 1912.
La guerra in Libia, avvenuta nel 1911, si rivelò un fiasco, con costi elevati e senza le ricchezze promesse. Sebbene l'Italia ottenne il controllo della Libia, la guerra si trasformò in una guerriglia e non portò ai risultati economici sperati.
Giolitti stipulò un patto segreto con il conte Gentiloni, promettendo di non introdurre leggi contro le scuole cattoliche e di non abolire le organizzazioni sindacali cattoliche in cambio del sostegno politico dei cattolici, che normalmente non partecipavano alla vita politica.
Durante l'età giolittiana, l'Italia vide una crescita demografica e industriale significativa, con il 25% del PIL legato alle attività industriali. Milano, Torino e Genova divennero i centri del triangolo industriale giolittiano, mentre le condizioni di lavoro rimasero un tema di conflitto tra capitalisti e lavoratori.