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Giovanni Giolitti e l'età giolittiana

Nel 1901 viene nominato ministro degli interni del governo Zanardelli da Vittorio Emmanuele II. Sarà un figura di rilievo nella politica italiana fino al 1914, questo periodo viene definito età giolittiana.
Avviene una spaccatura all'interno del partito socialista:
-Riformisti: che sostengono che la società dovesse cambiare lentamente, non forzandola.
-Massimalisti: che sostengono che la società sarebbe cambiata solo grazie ad un avvenimento importante e sconvolgente come la rivoluzione.
Giolitti cerca e ottiene l'appoggio dei riformisti. Questa spaccatura è evidente anche nella guerra di Libia (1911). L'Italia riesce ad ottenere questo territorio con molta fatica. Il partito socialista italiano presenta due opinioni diverse riguardo a questa guerra :
-I riformisti ritengono che questa sia una buona occasione e una risorsa per la classe operaia.

-I massimalisti sono contrari perché vedevano questa guerra solo come una guerra del capitale.

La politica di Giolitti inoltre prevede un'industrializzazione e modernizzazione della Nazione che però è avvenuta soprattutto al Nord, dando anche alcuni diritti agli operai (ad esempio il diritto di sciopero). Questo fatto gli comporterà delle pesanti critiche dal Sud (ad esempio Salvemidi gli attribuirà il titolo di “ministro della malavita”.

Nel 1912 promulga una nuova legge universale che prevede il suffragio universale maschile.

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