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La necessità del leader


Fenomenologia del totalitarismo


Il ventesimo secolo si caratterizza per il suo assetto geopolitico estremamente instabile e mutabile, causato dalla presenza di forze nazionali che dall’inizio del ‘900 vanno affermandosi e imponendosi, non soltanto a livello Europeo ma anche a livello globale. Prendiamo in considerazione la spinta espansionistica che fomenta le ambizioni Europee tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Hannah Arendt afferma che partendo dalla presunzione di supremazia, gli occidentali hanno sfruttato i popoli ed è questo presupposto su cui si fonda la ricchezza degli europei, esclusività che caratterizza ogni forma di totalitarismo. Quest'ultimo va identificandosi in particolar modo con lo stalinismo e il nazionalsocialismo, a differenza del fascismo che è da considerarsi un totalitarismo imperfetto, in quanto la sua piena attuazione è stata ostacolata da altri due grandi poteri: la Monarchia e la Chiesa .Tuttavia l'affermazione di tali regimi è da ricercarsi nella situazione politica e sociale al subentrare del ventesimo secolo che vedeva l'umiliazione tedesca e la crisi russa ( costretta a ritirarsi dal conflitto), la crisi economica che genera malcontento sociale e la diffusione delle idee antisemite. Non è difficile intendere in questo caso come il populismo si affermi facilmente in periodi di ansia globale. Centrale è il ruolo del rapporto tra la figura del capo (Hitler e Stalin) e le masse. In effetti il presupposto dell’omologazione trova le sue radici nel totalitarismo attraverso un'educazione strumentalizzata per la quale le idee diventano politica. Come sostiene lo storico François Furet , bolscevismo e fascismo trasferiscono in politica gli insegnamenti della guerra, nonché violenza, sottomissione dell'individuo al collettivo e risentimento per l'inutilità dei sacrifici. Tutto questo si traduce nel concetto di ideologia che diventa il principio fondamentale del totalitarismo e che arriva a controllare, insieme al terrore, ogni azione dell'individuo, sopprimendone a mano a mano ogni forma di principio morale e annullando ogni capacità di pensare e di dissentire . Hitler e Stalin appaiono infatti come due esseri senza il minimo scrupolo, capaci di compiere gesti deplorevoli; il più celebre è senza dubbio lo sterminio degli ebrei che solo anni dopo venne considerato e preso in analisi, acquisendo risonanza a livello mondiale. Charlie Chaplin in una delle sue citazioni più celebri, definisce quest'atto come il frutto di una “follia omicida”. Hannah Arendt, nella sua opera “La Banalità del Male” ci mostra invece come Eichmann, uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei, fosse tutto fuorché anormale: era questa la sua dote più spaventosa. Ma quel che dice Eichmann e il modo in cui lo dice non fa altro che tracciare il quadro di una persona che potrebbe essere chiunque: chiunque puó essere Eichmann, un uomo banale e facilmente influenzabile che non è altro che una parte del meccanismo nazista, meccanismo che coinvolge una massa nazionale e che comporta l’estraniazione di questa sempre secondo il connubio di ideologia-terrore. Partendo da questo punto, Jaspers afferma che non si può attribuire ad un solo uomo la responsabilità dell’accaduto, anche se questo non giustifica il fatto compiuto. La responsabilità sarebbe da imputare a tutta la Germania in virtù del fatto che la mentalità di Hitler e della gerarchia nazista non sarebbe riuscita ad imporsi con tale forza senza essere assecondata dal popolo. Dunque abbiamo il consenso iniziale da parte del popolo da cui segue poi l’estraniazione.
Il nazismo trova una piena giustificazione nel pensiero di Carl Schmitt. Viene inaugurato il decisionismo, che trova le sue ragioni storiche in ciò che avviene in Germania dal passaggio dalla Repubblica di Weimar all’affermazione del nazismo. Il potere dello Stato si rivela nel momento in cui bisogna prendere decisioni straordinarie per cui esso deve necessariamente identificarsi in un potere assoluto, un leader che deve assumere su di sé la responsabilità decisionale in casi eccezionali. Dunque verrebbe da giustificare il passaggio dalla Repubblica di Weimar al regime totalitario nazista in quanto esso si presenta come unica soluzione possibile dal momento che il potere non sta nella normatività ma nella capacità decisionale. Questo pensiero è da applicarsi anche all’analisi della formazione degli altri regimi totalitari che, seppur si differenziano per ideologia e modalità di affermazione, hanno una radice comune. quella dell’estrema instabilità e della mancanza di una politica forte e consolidata. In sintesi il totalitarismo ha partorito eventi e pratiche che si contrappongono alla morale e ad ogni forma di principio democratico, annullando qualsiasi forma di individualità e portando all’estremo il concetto di massa, ponendolo come fondamento del regime. Nonostante non trovi alcuna giustificazione a livello etico- morale, la trova da un punto di vista storico- politico, in quanto la sua formazione non è stata nient’altro che una disperata ed estrema reazione in un momento in cui le politiche democratiche (Italia e Germania) e l’ormai obsoleta monarchia ( Russia) hanno mostrato le loro debolezze, trascinando intere nazioni verso il declino.
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