Fascismo si fa Stato tra 1925-29


Subito dopo l'ascesa Mussolini al potere lo strappo politico-istituzionale trova una dura traduzione bello svolgimento di tutte le associazioni politiche avverse al fascismo: infatti alcuni dirigenti dei partiti di opposizione riescono a mettersi in salvo, fuggendo all'estero, altro vengono aggrediti e malmenati a morte, some infatti capita al liberale Giovanni Amendola (1882-1926) oppure a Piero Gobetti (1901-1926), giovane intellettuale antifascista, altri invece vengono arrestati e condannati al carcere come accade al leader comunista Antonio Gramsci. I giornali dei partiti di opposizione vengono silenziati e chiusi mentre tutti i quotidiani fra i quali anche testate giornalistiche importanti come "La Stampa" o "il corriere della sera" vengono sottoposti al controllo del governo fascista. A queste misure più brutali si affianca l'approvazione di un'importante sequenza di leggi (le leggi fascistissime) che istituzionalizzano definitivamente il mutamento di sistema politico. Le leggi che entrano in vigore tra la fine del 1925 e il 1926, intervengono su punti delicati ed essenziali dell'architettura costituzionale. Con una legge del 24 dicembre del 1925 si ristabilisce la regola, effettivamente prevista dallo Statuto di Albertino, secondo cui il governo è responsabile solo nei confronti del re e non ha bisogno di alcun voto parlamentare di fiducia per esistere, inoltre le competenze del capo del governo sono notevolmente accresciute. Un'altra legge del 31 gennaio del 1926 amplia la possibilità riconosciuta al governo ovvero di emanare autonomamente norme di legge. Due leggi del 1926 aboliscono le istituzioni elettive che erano state proposte all'autogoverno locale (sindaci e giunte) che vengono sostituite da nuovi organismi di nomina governativa (podestà e consulte). Inoltre prendendo spunto da ben quattro fallito attentato compiuti contro Mussolini, la legge del 25 novembre del 1926 reintroduce la pena di morte per chi attenti alla vita dei regnanti o del capo del governo, la stessa legge inasprisce le pene per i reati politici (essenzialmente ogni atto volto a mettere in discussione il regime vigente), i processi relativi a imputazioni di carattere politico vengono affidati a un Tribunale speciale dove i giudici vengono scelti tra gli ufficiali generali dell'esercito e tra i membri della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. La legislazione fascistissima interviene incisivamente anche sui rapporti di lavoro, infatti il 2 ottobre del 1925 viene siglato il patto di Palazzo Vidoni in cuiregolati Confindustria (Confederazione generale dell'industria, che è l'associazione nazionale degli imprenditori) riconosce l'esistenza solo della Confederazione delle Corporazioni fasciste (che è l'organizzazione sindacale fascista) e viceversa. Il patto è il primo passo per l'approvazione della legge del 3 aprile del 1926, con la quale si ammettono solo le associazioni sindacali riconosciuti dal governo, inoltre la legge vieta sia le serrate sia gli scioperi. Un'altra legge del 9 novembre 1926 dichiara decaduti tutti i deputati dell'opposizione. Il fascismo tende sempre ad identificarsi più strettamente con lo Stato è come regime politico monopartitico. Il definitivo perfezionamento del fascismo come regime a partito unico si ha con la legge del 1928, con la quale si riforma ancora una volta il sistema elettorale. La nuova normativa prevede che esista una unica lista nazionale, compilata dal Gran Consiglio del fascismo e gli elettori possono solo approvare la lista o respingerla, ipotesi che comunque i legislatori non prendono nemmeno in considerazione.

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