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Il fallimento dell’azione italiana


Mentre nelle province tornate sotto l’Austria infieriva la reazione, e nuovi martiri salivano il patibolo, Carlo Alberto decideva di dar prova dei suoi sentimenti di italianità riprendendo contro l’Austria una guerra senza speranza, che si svolse in soli 4 giorni, e terminò con la sconfitta piemontese di Novara e l’abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Carlo Alberto nor esule ad Oporto, in Portogallo, pochi mesi dopo la sconfitta di Novara. Gli Austriaci, vinto il Piemonte ed espugnata l’eroica Brescia insorta, aiutarono i principi italiani ad aver ragione dei sudditi ribelli e a tornare sui loro troni. La Sicilia capitolava in maggio; in luglio le truppe austriache scortarono Leopoldo II che tornava a Firenze. La repubblica romana fu eroicamente difesa dai volontari accorsi da ogni parte d’Italia, ma non poté resistere alle forze francesi, intervenute in favore del papa, e capitolò nel luglio. Nella difesa di Roma morì l’autore dell’inno “Fratelli d’Italia”: il poeta Goffredo Mameli. Garibaldi allora lasciò Roma con un piccolo esercito per accorrere a difendere Venezia che ancora resisteva, ma, stretto tra Francesi ed Austriaci, dovette riparare a San Marino e sciogliere l’esercito. Egli cercò di raggiungere Venezia, ma la vigilanza austriaca glielo imped; nella pineta di Ravenna gli morì la moglie Anita, che era stata la sua fedele compagna in tutti i pericoli. Ormai solo Venezia rimaneva in armi; sotto il continuo cannoneggiamento austriaco, tormentata dalla fame e dal colera, anche l’eroica città capitolò il 23 agosto. La bandiera della libertà di Venezia fu l’ultima ad ammainarsi in Italia e in Europa.
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